HomeProfessioneLeggi e politicaL’accisa mobile divide il Paese: aiuta gli automobilisti, ma può colpire i camion

L’accisa mobile divide il Paese: aiuta gli automobilisti, ma può colpire i camion

FAI attacca l’ipotesi di accisa mobile: «Così si cancellano gli accordi con il Governo e si scarica il problema sull’autotrasporto». Il settore chiede un tavolo immediato: il prezzo del carburante è ormai una variabile che mette a rischio la logistica italiana

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Il gasolio è tornato a fare paura. Ma il problema non è soltanto il prezzo alla pompa: è il rischio che, ancora una volta, a pagare il conto più salato siano proprio le imprese che di carburante non possono fare a meno.

È questo il messaggio lanciato da FAI-Conftrasporto dopo le ipotesi di intervento del Governo sul caro carburanti e, in particolare, sulla possibile applicazione della cosiddetta accisa mobile, lo strumento che consente di ridurre le accise quando il prezzo del petrolio supera determinate soglie.

Una soluzione che potrebbe sembrare popolare agli occhi degli automobilisti, ma che secondo la Federazione degli autotrasportatori rischia di produrre un effetto paradossale: ridurre il beneficio per il settore professionale proprio mentre il costo del gasolio torna a mettere sotto pressione i bilanci delle aziende.

Il problema è che il camion non può scegliere

«I listini di benzina e diesel tornano a livelli record – sottolinea il presidente nazionale FAI Paolo Uggè – ma l’esecutivo frena su nuove risorse per mancanza di fondi, lasciando aperta la strada all’accisa mobile. Una misura che penalizzerebbe in maniera decisiva il nostro settore e annullerebbe quanto stanziato dopo la recente vertenza con il Governo».

Il ragionamento della categoria è semplice: per un automobilista il carburante rappresenta una spesa importante ma comprimibile. Per un’impresa di autotrasporto è un costo industriale strutturale. Un trattore stradale percorre centinaia di chilometri ogni giorno e consuma migliaia di litri di gasolio ogni mese. Ogni variazione di pochi centesimi al litro si trasforma rapidamente in migliaia di euro di maggiori costi annuali per flotta.

Per questo FAI chiede che eventuali interventi non siano pensati soltanto in funzione del prezzo alla pompa, ma tengano conto della specificità di chi utilizza il carburante come fattore produttivo indispensabile.

Il rischio: cancellare una mediazione appena raggiunta

Il tema è anche politico. Solo pochi mesi fa il confronto tra Governo e associazioni dell’autotrasporto aveva portato a una serie di misure di sostegno al comparto. Ora, secondo FAI, un nuovo intervento sull’accisa rischierebbe di vanificare quella mediazione. «La riattivazione della Consulta Generale per l’autotrasporto deve servire anche a questo – afferma Uggè – a individuare soluzioni efficaci che non penalizzino il settore». La richiesta è quindi quella di un confronto immediato con le associazioni prima di qualsiasi decisione.

Il carburante torna a essere il nodo della competitività

La questione va però oltre la singola misura fiscale. Il caro gasolio riapre una domanda che l’autotrasporto si pone da anni: quanto può ancora essere considerato normale che la logistica italiana dipenda da un costo energetico così volatile?

Perché il problema non riguarda soltanto i bilanci delle aziende di trasporto. Quando cresce il costo del viaggio cresce anche il costo della distribuzione, della produzione e, alla fine, dei beni acquistati dai cittadini. Il rischio è quello di intervenire sull’effetto più visibile – il prezzo alla pompa – dimenticando chi ogni giorno utilizza il carburante per far funzionare l’economia. E il camion, ancora una volta, rischia di diventare il bancomat della politica energetica.

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