Il carburante costa troppo? Per qualcuno è un problema. Per qualcun altro, invece, può diventare un’opportunità.
Non è una provocazione, ma la fotografia che arriva dalle ultime operazioni della Guardia di finanza sul mercato dei prodotti energetici. E messa accanto alle notizie che negli ultimi mesi hanno raccontato sequestri di gasolio, distributori abusivi, carburante agricolo venduto a chi non ne ha diritto e prodotti petroliferi fatti entrare in Italia sotto false denominazioni, quella che sembrava soltanto una sensazione comincia ad assumere i contorni di un fenomeno economico preciso: più il carburante diventa caro, più aumenta il valore dell’aggiramento fiscale.
Il punto non è naturalmente sostenere che il caro petrolio “produca” automaticamente illegalità. Le frodi sui carburanti esistono da anni e hanno una loro industria criminale, fatta di società, depositi, intermediari, trasporti internazionali e sistemi per aggirare accise e Iva. Ma quando il prezzo del gasolio sale, il vantaggio economico di chi quelle imposte non le paga diventa ancora più interessante.
E questo vantaggio finisce inevitabilmente per trasformarsi in concorrenza sleale nei confronti di chi il carburante lo compra e lo paga regolarmente.
Un mercato sotto pressione
Tra il 1° marzo e il 31 luglio 2026 la Guardia di finanza ha condotto 1.371 interventi in materia di accise sui prodotti energetici, accertando consumi in frode per oltre 6,5 milioni di chilogrammi di prodotto. Nello stesso periodo sono stati sequestrati più di 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici e denunciate 265 persone.
Sono numeri che vanno letti insieme a quelli dei controlli sulla trasparenza dei prezzi. Gli impianti stradali verificati sono stati 3.428 e le violazioni contestate 2.279, riferite a 937 operatori. Non significa che il 66,5% dei distributori controllati fosse coinvolto in una frode: le contestazioni riguardano anche gli obblighi di esposizione e comunicazione dei prezzi. Ma il dato restituisce comunque l’immagine di un mercato nel quale la vigilanza è diventata particolarmente intensa.
Non è un fenomeno nato ieri. Nel 2025 i reparti del Corpo avevano effettuato 3.009 interventi sulle accise, denunciando 420 persone e accertando 22.186 tonnellate di prodotti energetici consumati in frode.
Il 2026, insomma, non parte da un mercato tranquillo. Parte da un mercato già sotto pressione e nel quale il prezzo del carburante è diventato una variabile sempre più pesante.
Il gasolio che ufficialmente non è gasolio
Una delle frodi più sofisticate è quella dei cosiddetti designer fuels. Il nome sembra quasi innocuo, il meccanismo molto meno.
Il prodotto viene presentato documentalmente come olio lubrificante, preparazione lubrificante o addirittura come altro prodotto chimico. In realtà, una volta analizzato, può risultare assimilabile a benzina o gasolio per autotrazione. La classificazione permette di sottrarlo al regime fiscale previsto per il carburante e di farlo circolare evitando, in tutto o in parte, accise e Iva. È un fenomeno che il Ministero dell’Economia descrive da anni come una delle principali forme di frode nel settore dei carburanti, spesso con una dimensione transnazionale e con il coinvolgimento della criminalità organizzata.
Uno dei casi più significativi emersi quest’anno è quello seguito dai finanzieri di Udine, Tolmezzo e Tarvisio. Carichi provenienti da Paesi Ue ed extra-Ue risultavano formalmente costituiti da olio lubrificante. Gli accertamenti, anche attraverso analisi spettrofotometriche, hanno invece individuato prodotti riconducibili a benzina e gasolio per autotrazione.
Sono stati sequestrati 427.953 litri di idrocarburi, mentre il consumo in frode accertato è arrivato a 1.216.500 litri. L’evasione stimata è di 1,13 milioni di euro di accise e quasi 510 mila euro di Iva.
Pochi giorni prima, sempre tra Udine e Verona, erano stati sequestrati altri 64 mila litri di prodotto trasportato in tank container ferroviari e dichiarato come olio lubrificante. Le indagini stanno cercando di ricostruire l’intera filiera e soprattutto di arrivare ai destinatari finali.
E qui c’è un elemento che dovrebbe interessare molto anche il mondo dell’autotrasporto: la frode non si ferma alla frontiera e non finisce nel deposito. Ha bisogno di una logistica. Di camion, autocisterne, depositi, documenti, movimentazioni e clienti.
Il carburante agricolo finisce nei camion
L’altro grande bacino di illegalità è rappresentato dal gasolio agricolo agevolato.
Il meccanismo è semplice da capire: se un prodotto nasce con una tassazione più bassa e viene poi venduto a chi non ha diritto a utilizzarlo, la differenza di imposta diventa margine per chi lo commercializza illegalmente.
A Orta Nova, nel Foggiano, la Guardia di finanza ha scoperto un distributore abusivo che vendeva gasolio agricolo a 1,50 euro al litro a soggetti non autorizzati. Sono stati sequestrati circa 1.400 litri e l’attrezzatura utilizzata per la distribuzione.
Ma quello è soltanto il caso più piccolo.
In Calabria un’indagine ha ricostruito, secondo l’ipotesi accusatoria, un sistema nel quale aziende dichiaravano un fabbisogno agricolo non reale per ottenere carburante agevolato e successivamente cederlo ad autotrasportatori e imprese di movimento terra. Le persone denunciate sono 29 e il sequestro preventivo ha superato gli 8 milioni di euro.
In altri casi il carburante agricolo viene semplicemente fatto confluire in distributori clandestini. Il risultato economico è sempre lo stesso: chi opera fuori dalle regole può proporre un prezzo che chi rispetta tutte le imposte non può sostenere.
Quando il camion diventa parte della frode
C’è poi un aspetto ancora più delicato per il settore del trasporto.
A Vado Ligure, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni autotrasportatori avrebbero sottratto carburante durante le normali operazioni di carico attraverso manichette manomesse e sistemi di bypass. Il prodotto veniva quindi portato fuori dal deposito e rivenduto.
È uno degli esempi più evidenti di quanto il camion possa diventare, nella filiera illegale, non soltanto il mezzo che trasporta la merce, ma uno degli strumenti attraverso i quali la frode viene realizzata.
Ed è proprio qui che bisogna evitare una generalizzazione pericolosa: l’autotrasporto non è il problema, ma può essere uno dei punti della filiera nei quali il prodotto illegale cerca di entrare.
Per questo, per un’impresa di trasporto, acquistare carburante a un prezzo apparentemente imbattibile non è soltanto una questione di convenienza. Può diventare anche un problema fiscale, amministrativo e penale se dietro quel prezzo c’è un prodotto di provenienza illecita.
Il prezzo più basso non è sempre un affare
La Guardia di finanza ha trovato anche carburante alterato chimicamente. A Licata, per esempio, sono stati individuati oltre 9.000 litri di gasolio con caratteristiche irregolari, risultato di miscelazioni con solventi, benzine o oli vegetali esausti. Oltre all’evasione fiscale, il prodotto presentava rischi per la sicurezza e poteva provocare danni ai motori.
A Taranto sono stati invece sequestrati oltre 30 mila litri di benzina, gasolio, carburante avio e gasolio agricolo destinati, secondo gli investigatori, a un circuito clandestino. Alcune cisterne erano state trasformate in veri e propri distributori abusivi.
Ecco quindi il secondo paradosso del carburante illegale: può costare meno perché qualcuno ha risparmiato sulle imposte, ma può costare molto di più a chi lo compra.
Per un’automobile può significare un guasto. Per un camion significa potenzialmente fermo del veicolo, perdita di una giornata di lavoro, problemi al sistema di alimentazione e, soprattutto, una situazione difficile da giustificare quando il prodotto viene sottoposto a controllo.
Il vero carburante della frode è il differenziale
Alla fine, quindi, il fenomeno si può leggere attraverso una parola: differenziale.
Più è ampia la distanza tra il prezzo del prodotto regolare e quello che si può ottenere evitando accise, Iva o altri costi fiscali, maggiore è il margine disponibile per la filiera illegale.
È lo stesso principio che rende interessante il gasolio agricolo per chi non ne avrebbe diritto. Ed è lo stesso che alimenta i designer fuels: se un prodotto può essere fatto passare per un olio lubrificante anziché per un carburante soggetto ad accisa, quella differenza fiscale diventa denaro.
Il caro carburante, dunque, non inventa i furbi. Li remunera meglio.
E in una fase nella quale il costo del gasolio pesa ogni giorno sui bilanci delle imprese di autotrasporto, la tentazione di cercare scorciatoie può aumentare.
Ma c’è un conto che qualcuno deve comunque pagare. Se un’impresa compra regolarmente il carburante, sostiene le imposte e rispetta tutti gli obblighi, mentre un concorrente riesce a rifornirsi attraverso un canale illegale, la differenza non resta confinata alla pompa. Finisce direttamente nel prezzo del trasporto. E quindi nella concorrenza.
Per questo la lotta alle frodi sui carburanti non è soltanto una questione di recupero delle accise. È una questione di mercato. Perché il gasolio illegale non ruba soltanto allo Stato. Ruba margini a chi lavora regolarmente, altera i prezzi del trasporto e, alla fine, può presentare il conto anche a chi quel trasporto lo compra.


