Sara Curtis, che sta conquistando il mondo del nuoto, è figlia di un camionista: suo padre Vincenzo Curtis è un autotrasportatore piemontese, con un passato da ciclista e una famiglia originaria di Cervaro, in provincia di Frosinone. È stato lui, insieme alla moglie Helen, ad accompagnare la ragazza lungo un percorso iniziato da bambina e culminato, agli Europei di Parigi, con un titolo continentale e due record mondiali stabiliti nell’arco di appena ventiquattr’ore. La sua storia si incontra con quelle di altri figli famosi di camionisti raccontate nel podcast “Mio padre, un camionista”: alle puntate su Vasco Rossi, Vladimir Luxuria e Danilo Petrucci, già online e ascoltabili qui, in autunno si aggiungeranno altri grandi artisti, politici famosi e sportivi che hanno fatto grande l’Italia nel mondo.
Torniamo a Sara, il 13 agosto ha vinto la medaglia d’oro nei 50 metri dorso con il tempo di 26”56. In finale ha migliorato di sette centesimi il 26”63 realizzato il giorno precedente in semifinale, quando aveva cancellato il precedente primato mondiale di 26”86 dell’australiana Kaylee McKeown, cinque volte campionessa olimpica. Quello conquistato nei 50 dorso è il terzo podio di Curtis agli Europei. La sua avventura a Parigi era cominciata con il bronzo nei 100 stile libero ed era proseguita il 12 agosto con l’argento nella staffetta femminile 4×100 stile libero. Insieme a Emma Virginia Menicucci, Chiara Tarantino e Alessandra Mao, Sara ha anche stabilito il nuovo record italiano della specialità in 3’33”19. Davanti alle azzurre soltanto l’Olanda, vincitrice con il primato europeo.
Il lavoro e i sacrifici di papà Vincenzo
Dietro i successi della campionessa c’è una famiglia abituata al lavoro e lontana dal mondo dello spettacolo. Il padre Vincenzo è camionista e autotrasportatore, da giovane è stato anche ciclista. Nelle interviste dedicate alla carriera della figlia ha raccontato gli anni trascorsi ad accompagnarla agli allenamenti e alle gare, descrivendo il sostegno familiare non come una rinuncia, ma come una conseguenza naturale dell’essere genitori. «Abbiamo fatto dei sacrifici, li fanno tutti i parenti consapevoli. L’amore e il sostegno sono spontanei», ha spiegato. Parole che aiutano a comprendere il contesto nel quale Sara è cresciuta e la disciplina che le ha consentito di arrivare ai vertici internazionali.
Vincenzo ricorda anche una bambina che aveva già sviluppato una singolare attrazione per il nuoto. Una volta Sara si mise uno scolapasta in testa, fingendo che fosse una cuffia. In realtà, i suoi primi rapporti con l’acqua non furono sempre semplici: aveva cominciato a frequentare la piscina a due anni, ma soffriva molto il freddo e spesso usciva dalla vasca tremando. I genitori le comprarono persino una tutina per aiutarla a resistere alle basse temperature percepite durante le lezioni. A sei anni era già impegnata nell’attività agonistica. Da quel momento gli allenamenti e le gare sono diventati una presenza costante nella vita di tutta la famiglia. Quando, nella primavera del 2025, Sara batté i record italiani dei 50 e dei 100 stile libero, Vincenzo raccontò di essere rimasto sopraffatto dal tifo e dai complimenti. L’episodio che lo aveva emozionato maggiormente, tuttavia, non riguardava il cronometro: «Vederla firmare gli autografi ai bambini mi ha commosso. È una figlia splendida».
Il camionista piemontese tiene però a ricordare che la notorietà non rappresenta l’unico metro con cui valutare il successo di una persona. Andrea, fratello maggiore di Sara, aveva praticato nuoto prima di abbandonare l’attività agonistica e oggi lavora come elettricista. «Siamo orgogliosi di lui, che è felice del suo lavoro, quanto di Sara», ha spiegato Vincenzo.
Mamma Helen e le radici nigeriane
La madre Helen è originaria della Nigeria, ha praticato atletica leggera e lavora in una fabbrica di panettoni e biscotti. Conobbe Vincenzo tra le bancarelle della frutta di Porta Palazzo, a Torino. Il loro incontro unì due storie di migrazione: quella della famiglia di lui, arrivata dal Lazio, e quella di lei, giunta dalla Nigeria. La coppia si trasferì prima a Fossano, poi a Genola e infine a Savigliano, dove Sara è nata il 19 agosto 2006. Le origini nigeriane sono rimaste una componente importante dell’identità della nuotatrice, che porta al collo anche un ciondolo di foggia africana e ha espresso il desiderio di conoscere la terra e la lingua della famiglia materna. Sara ha definito i genitori la sua prima fonte d’ispirazione. «La mia famiglia mi ha insegnato la cultura del lavoro e del sacrificio», ha raccontato. Valori che si riflettono nella scelta di uno sport particolarmente esigente, costruito su allenamenti quotidiani, disciplina e capacità di sopportare la fatica.
Una carriera costruita a colpi di record
Il talento di Curtis era emerso già nelle categorie giovanili, dove ha raccolto quindici medaglie europee, dieci delle quali d’oro, e cinque medaglie mondiali. Il passaggio tra le grandi è stato altrettanto rapido. Nel 2024, ai Mondiali in vasca corta di Budapest, ha conquistato il suo primo titolo internazionale senior vincendo l’oro con la staffetta mista 4×50 stile libero. L’anno successivo, agli Europei in vasca corta di Lublino, si è laureata campionessa continentale dei 50 dorso con il record europeo di 25”49. Nella stessa manifestazione ha ottenuto anche il bronzo nei 100 stile libero, l’argento nei 50 stile libero e altre medaglie nelle staffette. Nel frattempo, ha riscritto più volte i primati italiani delle gare veloci, superando anche record appartenuti a Federica Pellegrini. Nel giugno 2026, al Trofeo Settecolli di Roma, aveva portato il limite europeo dei 50 dorso in vasca lunga a 27”07, avvicinandosi ulteriormente al vertice mondiale. Il trasferimento negli Stati Uniti, dove studia Psicologia e si allena all’Università della Virginia, le ha permesso di compiere un nuovo salto di qualità. Sara ha ammesso di avere pensato al record mondiale fin dal momento della partenza per l’America. A Parigi quel pensiero si è trasformato prima in un 26”63 e poi in un 26”56. Due primati mondiali, tre medaglie e il titolo europeo. Il trionfo di una campionessa cresciuta in una famiglia nella quale il lavoro di un camionista e di un’operaia ha insegnato che nessun traguardo si raggiunge senza impegno, costanza e sacrificio.


