Il controllo è partito da una bisarca immatricolata in Polonia e condotta da un cittadino polacco. Ma il vero elemento decisivo dell’accertamento è arrivato quando gli agenti hanno scaricato e analizzato i dati del tachigrafo. La ricostruzione ha evidenziato una situazione particolarmente grave: tra due giornate lavorative risultavano trascorse 29 ore e 55 minuti con appena 44 minuti di riposo. Un intervallo incompatibile con le regole sui tempi di guida e riposo degli autisti professionali. Il limite ordinario di guida giornaliera è infatti di 9 ore, elevabile a 10 per non più di due volte nella settimana. Ma il controllo non si è fermato alla singola sequenza che ha fatto scattare l’allarme.
Il controllo va indietro di 56 giorni
È proprio questo l’aspetto più interessante dell’operazione. Gli agenti hanno analizzato i dati relativi ai 56 giorni precedenti, il periodo di attività che il tachigrafo consente oggi di mettere a disposizione dei controllori. E la fotografia che ne è uscita non riguarda quindi un’unica giornata particolarmente pesante. Sono state rilevate altre violazioni dei tempi di guida, compresi superamenti dei limiti massimi previsti nell’arco di due settimane e del mese, oltre a irregolarità nelle pause obbligatorie e nei riposi giornalieri.
In altre parole, gli agenti non hanno contestato soltanto un comportamento anomalo. L’analisi ha evidenziato una serie di episodi distribuiti nel tempo. Ed è proprio questa la funzione che il tachigrafo digitale ha assunto sempre più chiaramente nei controlli sull’autotrasporto: non è più soltanto lo strumento che serve a verificare ciò che il camionista ha fatto nelle ore immediatamente precedenti il controllo, ma una sorta di memoria storica dell’attività professionale.
Quattro volte oltre i 90 km/h
La verifica ha fatto emergere anche un altro elemento. Nei dati analizzati compaiono quattro episodi nei quali il veicolo ha superato i 90 km/h, soglia associata al limitatore di velocità dei mezzi pesanti. A questo si è aggiunto un problema completamente diverso: la bisarca è risultata più lunga della misura massima consentita.
Alla fine il quadro comprendeva dunque violazioni relative ai tempi di guida e riposo, alla velocità e alle caratteristiche dimensionali del veicolo. Sono state contestate complessivamente dieci infrazioni, per un totale di 6.135 euro di sanzioni, mentre sulla patente del conducente sono stati decurtati 15 punti. Essendo il veicolo immatricolato all’estero, l’importo dovuto è stato pagato immediatamente sul posto.
Non soltanto una multa
Il caso di Monfalcone permette però di leggere il dato in una prospettiva più ampia. Quando si parla di controlli sui tempi di guida, spesso l’attenzione si concentra sulla sanzione. In realtà, l’obiettivo della normativa europea è soprattutto quello di impedire che la stanchezza diventi una variabile della sicurezza stradale.
Inoltre, la vicenda mostra anche come sia cambiato il lavoro degli organi di controllo. Il camion viene fermato sulla strada, ma l’accertamento vero e proprio può continuare davanti al computer, attraverso l’analisi dei dati registrati dal dispositivo. Nel caso di Monfalcone, gli agenti hanno potuto ricostruire settimane di attività, individuando una sequenza di comportamenti irregolari che non sarebbe stata necessariamente visibile limitandosi a controllare documenti e condizioni del mezzo.
La Polizia locale di Monfalcone svolge controlli specialistici sull’autotrasporto da nove anni, verificando non soltanto i tempi di guida e riposo, ma anche documentazione, autorizzazioni, condizioni tecniche, carichi e masse dei veicoli. È un’attività che richiede competenze specifiche, perché oggi controllare un camion significa sempre più spesso saper leggere i dati oltre che guardare il mezzo.
C’è infine un aspetto che riguarda il mercato dell’autotrasporto. Il rispetto dei tempi di guida e riposo non è soltanto una questione di sicurezza. Ha un costo: un’azienda che organizza correttamente il lavoro dei propri conducenti deve tenere conto delle pause, dei riposi e dei limiti di guida nella pianificazione dei viaggi; quando questi vincoli vengono sistematicamente aggirati, si può creare un vantaggio competitivo scorretto nei confronti di chi invece li rispetta. È anche per questo che casi come quello di Monfalcone sono significativi: il controllo non fotografa soltanto un comportamento pericoloso, ma fa emergere un modello di lavoro incompatibile con le regole che valgono per tutti gli operatori.


