HomeProfessioneLogisticaInPost, i locker tagliano del 19% i costi di consegna di Superdry

InPost, i locker tagliano del 19% i costi di consegna di Superdry

Il caso britannico mostra come la consegna del pacco nei locker possa modificare l’economia dell’ultimo miglio: con InPost circa il 20% degli ordini di Superdry passa tramite questi armadietti , i contatti al customer care si riducono di quattro volte e i reclami per pacchi persi o danneggiati calano del 76%

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Il dato che colpisce è quel 19%. Ma, letto bene, non racconta semplicemente che consegnare un pacco in un locker costa meno che portarlo a casa. Racconta qualcosa di più interessante: nell’e-commerce il costo dell’ultimo miglio non coincide con il prezzo pagato al corriere. A mostrarlo è il caso di Superdry, retailer britannico di moda, che ha introdotto a fine 2025 la possibilità di scegliere la consegna attraverso i locker InPost. Ad aprile 2026, i locker rappresentavano circa il 20% delle consegne britanniche di Superdry e l’azienda afferma di aver ottenuto una riduzione fino al 19% del costo complessivo della delivery.

Altri numeri spiegano il perché. I clienti che scelgono il locker hanno una probabilità circa quattro volte inferiore di contattare il customer care rispetto a quelli che utilizzano gli altri sistemi di consegna. I contatti relativi alla domanda «Where is my order?», il classico WISMO dell’e-commerce, sono diminuiti del 20% per ordine. E la percentuale di reclami per pacchi persi o danneggiati è scesa dallo 0,5% per le consegne InPost al 2,1% per quelle a domicilio, con una riduzione del 76%.

È qui che il caso diventa interessante per chi opera nella logistica. Il risparmio non deriva soltanto dal fatto che il corriere deve percorrere meno strada. Una consegna a domicilio può infatti generare una lunga coda di attività e costi: mancata consegna, nuovo tentativo, assistenza al cliente, ricerca della spedizione, contestazione, rimborso, sostituzione della merce. Il locker concentra invece più spedizioni in un unico punto e trasferisce al destinatario una parte della gestione dell’ultimo tratto. Il risultato è una consegna potenzialmente più prevedibile, con meno tentativi falliti e meno eccezioni da gestire.

Il cliente non vuole necessariamente il domicilio

C’è poi un secondo elemento, forse ancora più interessante. Superdry ha verificato quanto la semplice configurazione del checkout possa influenzare le scelte del consumatore. Quando InPost è stata proposta come unica opzione gratuita, la quota degli ordini indirizzati ai locker è arrivata fino al 49%.

Il dato non significa naturalmente che metà degli acquisti online possa essere automaticamente spostata dai domicili ai locker. Ma suggerisce che una parte della domanda non è così legata alla consegna a casa come si potrebbe pensare. Se l’alternativa è semplice, gratuita e sufficientemente vicina, molti consumatori sono disponibili a cambiare comportamento. E questo cambia la domanda che la logistica dovrebbe porsi. Non più soltanto: «Come facciamo a portare ogni pacco a casa del cliente?» Ma anche: «Come costruiamo una rete di punti di consegna abbastanza capillare da rendere il ritiro più efficiente della consegna individuale?»

Per il corriere cambia la geometria dell’ultimo miglio

È probabilmente questa la lezione più importante del caso InPost-Superdry. La consegna domiciliare moltiplica le destinazioni. Il locker, al contrario, trasforma molte destinazioni individuali in un’unica destinazione logistica. Questo può modificare radicalmente la produttività dell’ultimo miglio: più colli nella stessa fermata, meno tentativi a vuoto, maggiore prevedibilità dei volumi e minore esposizione alle complicazioni tipiche della consegna presso un’abitazione.

Il caso britannico si inserisce in una crescita più ampia del modello. InPost sostiene che nel Regno Unito il 41% dei consumatori utilizza ormai i locker per ricevere pacchi. Evri, da parte sua, ha registrato un aumento del 343% nell’utilizzo dei propri locker dall’inizio del 2025.

Sono dati da leggere naturalmente tenendo conto della provenienza delle rilevazioni, in buona parte dagli stessi operatori del settore. Ma indicano comunque una trasformazione del comportamento dei consumatori che ha conseguenze dirette sull’organizzazione della distribuzione.

E il fenomeno non riguarda soltanto il trasporto. Il locker può diventare contemporaneamente un’infrastruttura logistica per il corriere, uno strumento di riduzione dei costi per l’e-commerce e un generatore di traffico per il punto vendita o la struttura che lo ospita. La vera partita, quindi, è capire quale modello di ultimo miglio riesca a ridurre il costo complessivo della consegna senza peggiorare l’esperienza del cliente. E il caso InPost-Superdry suggerisce che, almeno in determinate condizioni, spostare il pacco dall’indirizzo del cliente a un punto di ritiro può produrre un vantaggio economico molto più ampio del semplice risparmio sul viaggio del corriere.

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