Dalla rinascita del marchio nel 2016 alla crescita produttiva di Almisano di Lonigo: Alkom arriva per la prima volta allo IAA Transportation di Hannover con una strategia precisa sui mercati esteri. Anche grazie alla presenza in organico di Francesco Molari, ex titolare della romagnola Sacim (ne abbiamo parlato qui) e ora nuovo Direttore mercati internazionali e difesa.
«L’esperienza e soprattutto i contatti li ho ben maturati con la mia vecchia azienda – dice Molari – e adesso li mettiamo a frutto in questa nuova fase. La logistica militare è un punto cardine di ogni esercito». Sin dai tempi di Giulio Cesare e degli «impedimenta», salmerie, vettovaglie, rifornimenti in genere che seguivano gli eserciti in marcia. «Non è poi cambiato molto da quelle epoche», prosegue Molari. «Carburante per aerei e mezzi terrestri e acqua per le truppe devono essere inviati nelle zone di guerra o di retrovia. Mercati come il Sud Africa, gli Emirati Arabi o la Malesia sono alla nostra portata. E siamo in trattative per ampliare i paesi in cui arrivar con le nostre cisterne».
Alla IAA protagonista è invece la «civile» SC26 monoasse da 25.000 litri, pensata per la distribuzione dei carburanti in ambito urbano e sul medio raggio. L’esemplare esposto ad Hannover è stato costruito per un importante operatore italiano e configurato sulla base delle sue esigenze operative. La cisterna dispone di 25.000 litri di capacità utile, una tara di 3.700 kg e 3 scomparti. Il caricamento avviene dal basso, mentre lo scarico è effettuato a gravità con sistema di misura. Dal punto di vista del veicolo, la SC26 utilizza un asse fisso a ruote gemellate da 12 t, equipaggiato con 4 pneumatici 315/80 R22,5.
Più capacità, meno tara
Il dato interessante emerge però soprattutto nel confronto con la tradizionale configurazione a motrice. Secondo le valutazioni interne di Alkom, l’insieme costituito da trattore e SC26 permette di trasportare indicativamente 1.000 litri in più per viaggio rispetto a una motrice a 4 assi, a fronte di una riduzione della tara complessiva di circa 1.000 kg. Il risultato è legato all’architettura articolata del complesso, che consente di combinare la capacità della cisterna con una maggiore flessibilità di impiego del veicolo trattore.
La configurazione della SC26 è pensata soprattutto per le missioni nelle quali gli spazi di manovra costituiscono un fattore importante. Il raggio di sterzata più contenuto rispetto a configurazioni più tradizionali facilita infatti l’accesso alle stazioni di servizio situate in contesti urbani e, più in generale, la movimentazione all’interno di aree caratterizzate da spazi ridotti.
A questo si aggiunge un’altra caratteristica propria della soluzione con semirimorchio: la possibilità di sganciare la cisterna dal trattore. È un aspetto che può avere ricadute sulla gestione della flotta. Il trattore può infatti essere utilizzato per altre attività quando la cisterna deve essere sottoposta a manutenzione, controlli periodici o collaudi, evitando di immobilizzare necessariamente l’intero complesso veicolare. Il vantaggio non è quindi soltanto legato alla capacità di trasporto. L’architettura della SC26 interviene anche sulla gestione operativa del mezzo, sulla sua versatilità e sulla possibilità di utilizzare in modo più flessibile il trattore.

Un TCO da 6.500-7.000 euro
Alkom ha effettuato anche una valutazione economica della soluzione. Sulla base di una percorrenza annua di 80.000 chilometri, il costruttore stima per la SC26 un risparmio diretto sul Total Cost of Ownership compreso tra 6.500 e 7.000 euro all’anno. Si tratta, naturalmente, di una stima legata a condizioni operative definite: il risultato effettivo dipende dal trattore utilizzato, dalle percorrenze, dalle caratteristiche delle tratte, dalle condizioni di esercizio e dai costi sostenuti dall’operatore. Il dato è comunque significativo perché sposta il confronto dalla sola capacità della cisterna alla gestione complessiva della missione. La riduzione della tara, la possibilità di trasportare un maggiore quantitativo di prodotto per viaggio e la possibilità di separare il trattore dalla cisterna diventano così elementi che possono incidere sul costo operativo.
La SC26 sintetizza inoltre una delle caratteristiche che Alkom considera centrali nella propria strategia industriale: progettare il veicolo partendo dalla missione che dovrà svolgere e dalle esigenze dell’utilizzatore.
Una storia che parte nel 2016
L’attuale Alkom nasce nel 2016 dall’investimento di Massimo Negro, che decide di rilanciare il marchio affiancandosi all’esperienza di due figure chiave, Valentino Spenazzato e Giambattista Benedetti. L’obiettivo è riportare sul mercato una realtà specializzata nella costruzione di veicoli destinati al trasporto dei liquidi, facendo leva sulle competenze tecniche accumulate nel settore.
Il progetto industriale entra in una nuova fase nel 2019 quando, per sostenere il piano di sviluppo e anticipare la crescita della domanda, Alkom trasferisce la propria sede operativa ad Almisano di Lonigo, in provincia di Vicenza. Oggi lo stabilimento si estende su una superficie complessiva di 33.400 metri quadrati, dei quali 6.900 coperti. La struttura è stata organizzata per accompagnare l’incremento della produzione e consentire all’azienda di gestire internamente una parte significativa del processo costruttivo.
A supporto dello stabilimento produttivo Alkom dispone inoltre della moderna carrozzeria industriale di Montebello Vicentino, di proprietà della famiglia Negro. L’impianto occupa complessivamente 23.500 metri quadrati, con 7.500 metri quadrati coperti, e viene utilizzato per le operazioni di verniciatura delle cisterne. La disponibilità di una struttura dedicata consente ad Alkom di mantenere sotto controllo anche questa fase della lavorazione, con l’obiettivo di assicurare uniformità qualitativa e finitura dei veicoli.
La crescita si riflette nei numeri industriali. Alkom realizza oggi circa 180-200 allestimenti all’anno e sviluppa un fatturato nell’ordine dei 15 milioni di euro. Il portafoglio prodotti è articolato principalmente in due aree. Circa il 70% della produzione riguarda autocisterne destinate al trasporto di carburanti, mentre il restante 30% è rappresentato da veicoli per il trasporto di prodotti chimici e rifiuti liquidi. Una diversificazione che porta Alkom a confrontarsi con esigenze costruttive differenti, sia per quanto riguarda i materiali sia per la configurazione del veicolo.
«Il nostro portafoglio prodotti comprende autocisterne per il trasporto di carburanti (70%) e autocisterne per il trasporto di prodotti chimici e rifiuti liquidi (30%)», spiega Massimo Negro. «Questa diversificazione rende Alkom un partner di riferimento sia per il mercato della distribuzione carburanti sia per quello dei liquidi industriali e dei rifiuti liquidi».


