Quanto deve durare una concessione portuale? Abbastanza da permettere a un terminalista di recuperare gli investimenti, ma non necessariamente tanto da trasformare l’utilizzo di un’infrastruttura pubblica in una posizione acquisita. È uno dei nodi sui quali sta intervenendo l’Autorità di regolazione dei trasporti.
Con la delibera 242/2025 ART ha approvato una profonda revisione delle proprie regole per garantire l’accesso equo e non discriminatorio alle infrastrutture portuali. Il nuovo impianto introduce maggiore trasparenza nel rilascio delle concessioni e nell’erogazione dei servizi, rapporti concessori basati su costi pertinenti ed effettivi e strumenti di contabilità regolatoria. A questi si aggiungono benchmark di settore e KPI destinati al monitoraggio del mercato e delle performance.
La disciplina riguarda espressamente anche concessioni di aree e banchine destinate alla movimentazione delle merci. Non è soltanto regolazione sulla carta. ART ha già avviato una raccolta di dati presso le Autorità di sistema portuale sulle concessioni e, dove presenti, sui servizi di manovra ferroviaria nei porti.
Rimane poi aperto il capitolo della durata. Con la delibera 27/2026 l’Autorità ha avviato un procedimento specificamente dedicato ai criteri per stabilire la durata delle concessioni portuali. Il procedimento è tuttora in evoluzione: a fine luglio ART ne ha prorogato il termine di conclusione.
Nella Relazione annuale il presidente Nicola Zaccheo chiarisce la logica che dovrebbe guidare l’intervento: creare una cornice di regole stabile e uniforme, capace di consentire la programmazione degli investimenti e favorire l’attrazione di capitali privati.
La direzione è quindi quella di rendere più misurabile il rapporto tra spazio pubblico concesso, investimenti promessi, risultati ottenuti e durata necessaria a remunerare il capitale impiegato.
Ed è una questione che riguarda direttamente la competitività della logistica: perché dietro la durata di una concessione ci sono terminal, banchine, movimentazione delle merci, raccordi ferroviari e investimenti che determinano quanta capacità un porto riesce realmente a mettere a disposizione delle catene logistiche.


