Proteste, presidi e manifestazioni sulle strade del nord della Basilicata, nel vulture melfese, alto Bradano, nel foggiano e in provincia di Brindisi si sono svolte nel weekend scorso, con alcuni presidi ancora attivi. Scendono nelle strade gli autotrasportatori meridionali sfiancati dal caro carburante che drena risorse alle piccole e medie imprese incidendo in maniera decisiva sulla marginalità. Il credito d’imposta concesso dal Governo viene ritenuto insufficiente, anche perché le risorse ancora non arrivano nelle tasche degli imprenditori che stanno continuando a pagare conti salati per il gasolio. Così la base è scesa in strada a braccetto con gli agricoltori, altra categoria sfiancata da mesi di impennate dei costi. Proteste spontanee (senza la guida di associazioni di categorie né sindacati) pacifiche, presidi che non hanno creato grandi problemi al traffico locale, collaborative con le forze dell’ordine che sono intervenute, ma ferme nell’affermare che così non è possibile andare avanti, che occorre trovare una soluzione da applicare alla svelta, senza aspettare troppo a lungo come dopo l’intesa dello scorso maggio (quando fu revocato il fermo dell’autotrasporto) le cui misure non sono state ancora applicate.

«Come trasportatori abbiamo apprezzato – ammette Anna Katia Caputo, legale rappresentante della Tir Service di Caputo Srl con sede in Basilicata – la concessione del credito d’ imposta, sebbene l’agevolazione che, ricordiamo, è una misura tampone, rischia di essere ridimensionata dall’insufficienza dei fondi; il credito, inoltre, non copre le gravi perdite, sia per l’impatto sulla liquidità che per il maggior costo che non siamo riusciti a trasferire completamente sulla committenza».
«Paghi chi ha tratto beneficio da questa crisi»
«Apprezziamo – continua Caputo – la misura strutturale del fuel surcharge, rafforzata nel 2022 che, tuttavia, presenta delle lacune che non consentono di ribaltare interamente e correttamente sul committente il maggior prezzo del carburante. Ad ogni modo il fuel surcharge è un meccanismo valido in condizioni normali, in assenza di fenomeni speculativi e la clausola non va usata per ribaltare nel carrello della spesa gli extraprofitti delle compagnie petrolifere che, tra l’altro, pare abbiano fatto cartello, almeno fino alla fissazione del price cap di Eni. Il costo del carburante si scarica inevitabilmente lungo tutta la filiera – spiega l’imprenditrice lucana – colpendo ogni singolo settore merceologico e traducendosi in un caro vita generalizzato che pesa ogni giorno sulle tasche di tutte le famiglie e di tutti i cittadini. Entrambe le misure spostano sulla collettività, già provata, il peso economico dei rincari, mentre noi chiediamo che il prezzo di questa crisi venga pagato da chi ne ha tratto beneficio. Sentiamo parlare di extraprofitti delle compagnie petrolifere e questo, letteralmente, vuol dire che le compagnie hanno realizzato utili straordinari, pertanto, se in un primo momento poteva reggere la giustificazione dell’aumento del prezzo dovuto ai maggiori costi causati dagli scenari internazionali, oggi questo suona come un pretesto. I costi per le compagnie non sono aumentati in misura così esponenziale da giustificare un aumento dei prezzi così sostenuto, altrimenti non si parlerebbe di extraprofitti, che sono stati generati, evidentemente, solo da aumenti dei ricavi che, in maniera molto plausibile, a loro volta, sono stati generati da aumenti spropositati dei prezzi, sui quali le Istituzioni non sono intervenute e non hanno vigilato per evitare la degenerazione della situazione. La stessa fissazione del price cap da parte di alcune compagnie, paradossalmente, ha generato situazioni che vanno a ledere i meccanismi della concorrenza, senza contare che il limite non ha riguardato gli approvvigionamenti extrarete».
«Il Governo ci riceva»

Anna Katia Caputo, che già in passato aveva scritto direttamente a Giorgia Meloni, puntualizza: «Trasportatori ed agricoltori chiedono risposte concrete, in particolare lo stanziamento di ulteriori fondi a sostegno delle categorie per il recupero del pregresso, con risorse da ricercare non nelle tasche della comunità, ma prelevandole da chi ha lucrato sulla situazione e, per il futuro, che lo Stato, nell’esercizio delle sue funzioni e ricorrendo a tutti i mezzi a sua disposizione, intervenga per calmierare i prezzi, confidando che possa assumere le scelte più opportune a tutela delle sue imprese e dei suoi cittadini senza, tuttavia, ricorrere a misure dannose come la riduzione dei rimborsi accise. Nei presidi di protesta, che stanno generando non pochi disagi, si chiede al Governo di ricevere immediatamente delegazioni di autotrasportatori e agricoltori per portare direttamente ai tavoli, sia regionali che nazionali le istanze e, soprattutto, confrontarsi sulle possibili soluzioni che riportino equilibrio tra chi trae giovamento e chi paga la crisi. Questo non vuole in alcun modo generare fratture con i rispettivi rappresentanti di categoria, tuttavia, in un momento di così grande fragilità economica, trasportatori ed agricoltori si sarebbero aspettati una lotta più incisiva per la tutela degli associati».


