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BRT, dall’amministrazione giudiziaria al Forum per l’integrità: perché questo ingresso conta

Il corriere espresso è la prima azienda italiana del settore ad aderire al Business Integrity Forum di Transparency International. Una scelta che arriva dopo tre anni di collaborazione, la revisione del sistema degli appalti e un profondo cambiamento organizzativo. Ma l’adesione non è una certificazione: la sfida resta quella di tradurre i principi di legalità e trasparenza in comportamenti concreti lungo tutta la filiera.

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Per un’impresa, entrare in un’organizzazione che promuove la trasparenza e contrasta la corruzione può essere una scelta di responsabilità sociale. Per BRT, invece, significa qualcosa di più. Per comprenderlo bisogna tornare indietro di tre anni, quando il corriere espresso finì al centro di un’indagine della Procura di Milano che avrebbe messo profondamente in discussione il suo modello di gestione degli appalti.

Oggi BRT annuncia di essere la prima azienda italiana del trasporto espresso a entrare nel Business Integrity Forum di Transparency International Italia, il gruppo di lavoro che riunisce importanti realtà imprenditoriali impegnate sui temi dell’integrità, della trasparenza e dell’anticorruzione. Non si tratta di una certificazione di legalità, ma dell’ingresso in una rete di confronto e collaborazione che può accompagnare le imprese nel miglioramento dei propri sistemi di controllo e delle pratiche organizzative. La differenza, nel caso di BRT, è soprattutto nel percorso che precede questa decisione.

Da una crisi giudiziaria a un nuovo modello organizzativo

Nel marzo 2023 il Tribunale di Milano dispose l’amministrazione giudiziaria di BRT nell’ambito delle indagini che avevano coinvolto diversi operatori logistici per presunte irregolarità nella gestione della manodopera, negli appalti e nei rapporti con le cooperative. Alla società veniva contestata una colpa in organizzazione: l’insufficienza dei controlli attraverso i quali avrebbe dovuto prevenire condotte illecite dei fornitori. L’amministrazione giudiziaria, misura distinta da una condanna penale, aveva lo scopo di correggere queste criticità.

Il 27 marzo 2024, su richiesta della stessa Procura, il Tribunale decretò la conclusione della misura, riconoscendo i risultati raggiunti nella revisione dell’organizzazione e dei sistemi di controllo.

Nel frattempo erano intervenuti cambiamenti concreti: revisione del modello organizzativo previsto dal decreto legislativo 231/2001, rafforzamento dei controlli interni, creazione di una funzione dedicata agli acquisti, nuove procedure di selezione dei fornitori e un programma di internalizzazione delle attività precedentemente affidate all’esterno.

La trasformazione è proseguita nel 2025 con il progetto Galileo, articolato in 15 programmi e 243 attività, che affianca alla riorganizzazione del lavoro gli obiettivi di crescita e sviluppo commerciale. Nell’aprile dello scorso anno BRT dichiarava di avere già assunto direttamente 800 operatori di magazzino, con l’obiettivo di arrivare a circa 1.300 entro dicembre.

Un rapporto con Transparency International iniziato tre anni fa

L’adesione al Business Integrity Forum non nasce improvvisamente. La collaborazione con Transparency International Italia risale infatti al 2023, quando venne avviato un percorso di affiancamento finalizzato a rafforzare la cultura dell’integrità all’interno dell’azienda. Un percorso che aveva anche un nome preciso: Restore Integrity BRT. Il progetto, citato nella relazione di missione 2023 di Transparency International Italia, prevedeva attività di confronto con altre esperienze aziendali e formazione per contribuire al ripristino dell’integrità organizzativa.

L’ingresso nel Forum rappresenta dunque un passaggio ulteriore: dalla collaborazione su uno specifico programma di miglioramento alla partecipazione stabile a un luogo di confronto tra imprese. «L’integrità non si esaurisce nel rispetto delle norme», sottolinea Stefania Pezzetti, amministratrice delegata di BRT, evidenziando come l’impegno debba coinvolgere non soltanto l’organizzazione interna, ma l’intera filiera dei partner commerciali.

Anche Giovanni Colombo, coordinatore del Business Integrity Forum, collega esplicitamente l’adesione ai progressi compiuti durante i tre anni di affiancamento e alla volontà di dare continuità al cambiamento.

Perché la trasparenza diventa un fattore competitivo

Nel trasporto espresso il servizio venduto da un’azienda è spesso il risultato del lavoro di molte altre. Dietro una consegna ci sono magazzini, cooperative, società di trasporto, autisti e imprese appaltatrici. Una filiera nella quale i confini tra responsabilità del committente e autonomia del fornitore possono diventare particolarmente delicati.

Per questo la legalità non riguarda soltanto il rispetto formale delle norme. Riguarda la capacità di verificare chi esegue materialmente il servizio, a quali condizioni vengono impiegati i lavoratori, se i fornitori rispettano gli obblighi contributivi e contrattuali e se i prezzi concordati consentono di operare correttamente. È qui che il percorso intrapreso da BRT assume un valore strategico. Un sistema di appalti più controllabile può ridurre i rischi legali e reputazionali, ma anche rafforzare l’affidabilità del servizio e la fiducia dei clienti.

L’ingresso nel Forum permette inoltre al corriere di confrontarsi con imprese di altri settori, condividere strumenti organizzativi e contribuire allo sviluppo di pratiche comuni in materia di integrità. Un’opportunità particolarmente significativa per un operatore che appartiene al gruppo internazionale Geopost e deve conciliare la competitività delle consegne con la responsabilità verso una rete molto estesa di fornitori e lavoratori.

La trasformazione deve ancora misurarsi con la filiera

Il cambiamento non è stato privo di difficoltà. La razionalizzazione del parco fornitori avviata da BRT aveva suscitato nel 2024 le preoccupazioni delle associazioni dell’autotrasporto, soprattutto per le conseguenze sulle piccole imprese storicamente legate al corriere. E le questioni relative alle condizioni di lavoro negli appalti non sono del tutto risolte. Il 21 ottobre scorso, in Emilia-Romagna, autisti e facchini delle imprese appaltatrici di BRT hanno scioperato su iniziativa della Filt Cgil, chiedendo maggiore uniformità dei trattamenti economici e contrattuali. La protesta è maturata nell’ambito del confronto con FEDIT, che rappresenta le aziende appaltatrici.

Sono questioni diverse da quelle che avevano originato l’amministrazione giudiziaria, ma confermano quanto sia complesso governare una filiera nella quale operano soggetti differenti.

L’ingresso nel Business Integrity Forum non equivale quindi a dichiarare concluso ogni problema. Rappresenta piuttosto un impegno a proseguire il lavoro di rafforzamento della trasparenza e della responsabilità nei rapporti commerciali.

Ed è probabilmente questo il significato più interessante della notizia. Per BRT la reputazione non è più soltanto qualcosa da difendere dopo una crisi: diventa una componente del modello industriale che l’azienda sta cercando di costruire.

La sfida, adesso, è dimostrare che questo cambiamento non riguarda soltanto chi organizza le consegne, ma anche chi, ogni giorno, le effettua.

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