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2,6 miliardi di euro: sono le perdite generate dai furti di merci nelle supply chain di 116 Paesi

Lo certifica l’ultimo report di TAPA, che ha censito oltre 112 mila episodi di cargo crime in 116 Paesi tra Europa, Medio Oriente e Africa. Nel mirino soprattutto depositi e centri logistici, mentre l’Italia si conferma il terzo Paese più colpito

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Oltre 112 mila episodi registrati in appena due anni, più di 2,6 miliardi di euro di perdite economiche e una criminalità sempre più organizzata che colpisce lungo tutta la supply chain europea.

Sono i numeri contenuti nell’ultimo report diffuso da TAPA, la Transported Asset Protection Association che monitora i fenomeni criminali legati al trasporto merci in Europa, Medio Oriente e Africa. Un quadro che racconta con chiarezza quanto il furto di merci sia ormai diventato un problema strutturale per il settore logistico internazionale.

Un fenomeno dalle dimensioni miliardarie

Il primo dato che colpisce riguarda proprio la dimensione economica del fenomeno. Nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025, il sistema di intelligence TIS di TAPA ha registrato oltre 112 mila episodi di cargo crime distribuiti in 116 Paesi dell’area EMEA, per un valore complessivo delle perdite che supera i 2,6 miliardi di euro. Una cifra già enorme, che tuttavia potrebbe raccontare soltanto una parte del problema. Appena il 5% degli episodi censiti contiene infatti una quantificazione economica precisa della merce sottratta. Un dato che lascia supporre come il danno reale sia in realtà molto più elevato di quello che emerge dai dati ufficiali, anche perché una parte consistente dei furti viene registrata senza una stima precisa del valore economico oppure non viene tracciata in modo completo.

Se si guarda invece alla fotografia più recente, relativa al solo mese di aprile 2026, il sistema TAPA ha registrato 1.340 nuovi episodi distribuiti in 52 Paesi, per un valore complessivo dichiarato di quasi 42 milioni di euro. Anche qui il quadro appare parziale: solo il 29% circa dei casi riporta infatti una valorizzazione economica del danno. Nei casi in cui il valore è stato dichiarato, la perdita media supera i 107 mila euro per evento, mentre il conto giornaliero si avvicina a 1,4 milioni di euro persi ogni giorno lungo le supply chain dell’area EMEA.

Non è il camion in viaggio il bersaglio principale

Quando si parla di furti nel trasporto merci, si tende spesso a immaginare «assalti» ai camion in transito o sottrazioni durante il viaggio. I numeri raccontano però una realtà diversa. Il 40% degli episodi censiti riguarda infatti furti avvenuti direttamente all’interno di strutture logistiche, magazzini o depositi. Seguono i furti dal veicolo, che rappresentano il 21% del totale.

Più contenuti, ma comunque significativi, risultano invece i casi di furto dell’intero mezzo di trasporto, che incidono per oltre il 7%, gli episodi di hijacking – veri e propri dirottamenti del veicolo – al 6,7%, e le rapine, ferme al 6,5%. Un quadro che mostra come la criminalità organizzata tenda oggi a colpire sempre meno il trasporto su strada nel momento del viaggio e sempre di più le infrastrutture che ruotano attorno alla filiera logistica.

I punti più vulnerabili della supply chain

Anche analizzando i luoghi in cui si verificano gli episodi emergono indicazioni piuttosto precise. Oltre un quinto dei furti avviene direttamente nei punti di origine della merce, le cosiddette origin facilities, che rappresentano il 22% degli episodi registrati. Una quota praticamente identica riguarda retail store, depositi distributivi e punti vendita, anch’essi attorno al 22%.

Gli attacchi che avvengono durante il trasporto vero e proprio, classificati nella categoria «en route», si fermano invece a meno dell’8% del totale. Ancora più contenuta la quota che riguarda le aree di parcheggio, che rappresentano appena il 4,6% dei casi censiti.

Nel complesso emerge una tendenza piuttosto chiara: la merce viene colpita soprattutto quando si trova ferma lungo la catena logistica, nei momenti di stoccaggio, movimentazione o attesa, più che durante il trasferimento su strada.

Luogo dell’incidente Numero casi Quota %
Non classificato 496 37,01%
Punto vendita / Retail store 302 22,54%
Sito di origine della merce 295 22,01%
Durante il trasporto 104 7,76%
Area di parcheggio non classificata 62 4,63%
Struttura di terze parti 46 3,43%
Struttura autorizzata di terze parti 12 0,90%
Sito di destinazione 9 0,67%
Struttura di trasporto stradale 6 0,45%
Infrastruttura ferroviaria 4 0,30%
Parcheggio sicuro/custodito 2 0,15%
Infrastruttura aeroportuale 1 0,07%
Infrastruttura marittima 1 0,07%

L’intrusione fisica resta la tecnica dominante

Guardando invece alle modalità operative utilizzate dai criminali, il report evidenzia un predominio netto di quelle che nel report di TAPA vengono definite «intrusioni fisiche». Ben il 66% degli episodi registrati avvengono infatti negli accessi non autorizzati a depositi, magazzini o altre strutture logistiche. Si tratta di gran lunga della modalità più diffusa.

Molto più distanziati seguono gli episodi che comportano violenza o minaccia di violenza, che rappresentano circa il 12% del totale. Rimangono invece residuali le forme di frode più sofisticate, come manipolazioni documentali, ritiri fraudolenti della merce o altre tecniche di inganno amministrativo, che insieme non superano il 2-3% degli episodi registrati.

Dal punto di vista statistico emerge quindi un elemento piuttosto chiaro: almeno nell’area EMEA, il cargo crime continua a mantenere una dimensione prevalentemente fisica, fatta di intrusioni, furti organizzati e accessi illeciti alle infrastrutture logistiche, più che di frodi digitali o attacchi informatici.

Modalità di esecuzione Numero casi Quota %
Intrusione fisica 889 66,34%
Non specificato 223 16,64%
Violenza o minaccia di violenza 164 12,24%
Coinvolgimento interno 28 2,09%
Inganno / altre forme di frode 27 2,01%
Ritiro fraudolento della merce 7 0,52%
Falso stop del veicolo 1 0,07%
Furto da veicolo in movimento 1 0,07%

L’Italia è il terzo Paese più colpito

Sul piano geografico, il Paese che registra il numero più alto di episodi è la Germania, che nel solo mese di aprile concentra 291 casi, pari a quasi il 22% del totale rilevato nell’area EMEA. Seguono il Sudafrica con 166 episodi e, subito dopo, l’Italia con 148 casi, che equivalgono a circa l’11% del totale. Alle spalle del nostro Paese si collocano Francia con 116 episodi e Paesi Bassi con 81.

Il dato conferma come l’Italia continui a rappresentare una delle aree europee più esposte al fenomeno, sia per la centralità geografica nei traffici continentali sia per il peso che il trasporto stradale continua ad avere nella movimentazione delle merci lungo la penisola.

Paese Numero casi (aprile 2026)
Germania 291
Sudafrica 166
Italia 148
Francia 116
Paesi Bassi 81
Spagna 69
Regno Unito 68
Belgio 62
Polonia 54
Croazia 33

Carburante tra i beni più rubati

L’ultima fotografia interessante riguarda infine le merci maggiormente prese di mira. La categoria più colpita è quella genericamente definita «miscellanea», che raccoglie quasi un terzo dei prodotti rubati. Subito dopo compaiono i furti di carburante, che da soli rappresentano oltre il 14% del totale, seguiti da contanti, prodotti alimentari e bevande. Tra le altre categorie più frequentemente colpite figurano metalli industriali, componentistica automotive, prodotti elettronici, cosmetici, abbigliamento e materiali da costruzione.

Nel complesso, le prime cinque categorie merceologiche rappresentano oltre il 67% di tutti i furti registrati. Un dato che mostra come l’obiettivo dei gruppi criminali non siano soltanto merci di alto valore, ma soprattutto beni facilmente rivendibili e presenti in modo costante lungo le principali filiere distributive.


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