Fa impressione vedere in uno stand, negli ampi spazi della Fiera di Hannover, dei mezzi con la livrea militare. Ma fra crisi dell’auto interna e rischio di invasioni dall’Est, la Germania si riarma. E nel fare questo cerca di compensare la flessione nelle vendite di auto e il possibile attacco militare. Non è un segreto che la polacca Wielton, quinto costruttore europeo di trailer, abbia una sezione dedicata ai carrelloni per il trasporto dei carri armati e che la Schmitz stia pensando di entrare nello stesso settore. Quindi si cercano nuove opportunità e per il gruppo Volkswagen si torna a guardare al settore dei veicoli destinati alle forze armate. Un mercato molto diverso da quello automobilistico, ma nel quale il Gruppo vanta una lunga esperienza.
La Casa di Wolfsburg torna quindi a confrontarsi con il mondo dei veicoli militari. La prospettiva si inserisce nel più ampio processo di rafforzamento della Bundeswehr e di rilancio dell’industria tedesca della difesa, sostenuto dall’aumento degli investimenti e dalla necessità di rinnovare una parte consistente delle flotte terrestri. Non si tratta, almeno per il momento, di un ritorno alla produzione di carri armati o di sistemi d’arma pesanti. L’interesse riguarda piuttosto il segmento dei veicoli da trasporto, logistici e di supporto, nel quale le competenze maturate nella produzione di veicoli commerciali possono trovare applicazioni anche in ambito militare.
La Germania sta infatti accelerando il rinnovamento delle proprie forze terrestri. Tra i programmi già avviati figurano nuovi veicoli protetti, mezzi tattici e sistemi di supporto. La Bundeswehr, per esempio, sta introducendo il nuovo Wolf 2, un veicolo fuoristrada basato sulla Mercedes-Benz Classe G militare, con una massa complessiva fino a 4,5 tonnellate e una capacità di carico di 1,2 tonnellate. Il contratto quadro prevede fino a 5.800 esemplari, dei quali 1.500 sono già stati ordinati.
Per Volkswagen il settore militare non rappresenta comunque una novità assoluta. Alla metà degli anni Settanta la Bundeswehr affidò alla Casa tedesca lo sviluppo del successore del DKW Munga. Nacque così il Volkswagen Iltis, identificato con il codice interno Type 183, prodotto dal 1978 al 1988. L’Iltis utilizzava componenti del gruppo Volkswagen, compreso il motore derivato dal Passat, abbinati a una trasmissione e a una configurazione specificamente sviluppate per l’impiego fuoristrada. Il progetto dimostrò la possibilità di trasferire tecnologie della produzione automobilistica verso un veicolo destinato a condizioni operative molto più severe.
Dal veicolo commerciale al mezzo militare
La possibile nuova attenzione di Volkswagen verso la difesa va quindi letta soprattutto nella logica della trasformazione dei veicoli commerciali in piattaforme per impieghi speciali. Il Gruppo dispone infatti di competenze industriali nella progettazione e produzione di furgoni, veicoli cabinati e telai destinati a numerose configurazioni. Volkswagen Veicoli Commerciali ha inoltre un ruolo industriale rilevante all’interno della nuova organizzazione della Brand Group Core del gruppo Volkswagen, che dal 2026 integra maggiormente produzione, sviluppo tecnico e acquisti delle marche Volkswagen, Škoda, Seat/Cupra e Volkswagen Veicoli Commerciali. La crescente domanda della Bundeswehr potrebbe dunque rappresentare un’opportunità per applicare questa capacità produttiva anche a veicoli destinati alla logistica militare, al trasporto del personale, al comando e controllo e alle attività di supporto.
Il contesto è quello di una profonda modernizzazione delle forze armate tedesche. Nel settore dei veicoli terrestri sono già in corso programmi per sostituire mezzi ormai datati e introdurre piattaforme più moderne, digitalizzate e con maggiore mobilità. Un esempio è il programma Patria 6×6, destinato a sostituire progressivamente il Fuchs. La Bundeswehr ha avviato i contratti per le prime varianti e prevede l’inizio delle consegne dal 2027. Ancora più significativo è il programma di digitalizzazione dei mezzi terrestri: la Bundeswehr sta integrando sistemi di comunicazione e comando nei veicoli già in servizio, con l’obiettivo di rendere progressivamente digitalizzate le proprie unità operative.
Per Volkswagen, quindi, l’eventuale ingresso o ampliamento della presenza nel comparto militare non sarebbe semplicemente un nuovo mercato commerciale. Potrebbe diventare parte di una più ampia strategia di diversificazione delle attività industriali, mettendo a disposizione della difesa tedesca capacità produttive, piattaforme automobilistiche e tecnologie già sviluppate per il mercato civile. Il precedente dell’Iltis dimostra che il rapporto tra Volkswagen e Bundeswehr ha radici lontane. Oggi, con la Germania impegnata in un vasto programma di rinnovamento delle proprie forze armate, quel rapporto potrebbe aprire un nuovo capitolo.


