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DL Bollette, l’ETS prende il treno (e la nave)

Sulla Gazzetta del 18 aprile la legge 49/2026 di conversione del DL Bollette: un emendamento all'articolo 6 vincola parte dei proventi ETS al riequilibrio modale, rafforzando Sea Modal Shift e ferrobonus come strumenti di decarbonizzazione del trasporto merci.

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È passata quasi in sordina, ma per il comparto merci è una buona notizia. Sulla Gazzetta Ufficiale del 18 aprile è stata pubblicata la legge 10 aprile 2026, n. 49, di conversione del decreto-legge 21/2026 — il cosiddetto DL Bollette. E nel tragitto parlamentare, dentro l’articolo 6, è stato infilato un emendamento che vale la pena non far scorrere fra le righe: i proventi ETS, quelli che le imprese versano per le emissioni del sistema europeo di scambio delle quote, avranno d’ora in poi una corsia preferenziale verso l’intermodale.

Tradotto dall’italiano normativo: una quota di quelle risorse sarà destinata a spostare merci dalla gomma al ferro e alla nave, rimpinguando strumenti già in pista come il Sea Modal Shift (l’erede del Marebonus) e il ferrobonus. Un dettaglio non secondario, soprattutto se si guarda al tavolo di ieri al Mit, dove proprio il futuro del Sea Modal Shift era uno dei dossier caldi con gli autotrasportatori siciliani.

La novità, come recita la norma, rende «più esplicito e operativo» il sostegno al riequilibrio modale, trasformando l’ETS da tassa percepita come zavorra a leva finanziaria per la decarbonizzazione del comparto logistico. Insomma: chi paga per le emissioni finisce — almeno in parte — a finanziare chi lavora per ridurle. Piccola circolarità virtuosa, tutta da verificare nei decreti attuativi.

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