Lo sconto finisce, l’accisa risale. Da oggi, domenica 8 novembre, il gasolio torna a essere gravato dall’aliquota ordinaria di 672,90 euro per mille litri, dopo che alla mezzanotte di sabato è scaduta la riduzione fiscale introdotta il 28 ottobre. Nessuna proroga è comparsa in Gazzetta Ufficiale e, dunque, vengono meno i 4 centesimi di sconto per litro, che diventano 4,88 considerando anche l’IVA. Un aumento che rischia di farsi sentire alla pompa, sebbene non necessariamente nella stessa misura: le quotazioni petrolifere degli ultimi giorni sono diminuite e potrebbero compensare almeno parzialmente il ritorno alla tassazione ordinaria.
Ma per l’autotrasporto la questione è meno lineare di quanto suggeriscano i prezzi esposti dai distributori. Non tutti i camion, infatti, sopportano realmente lo stesso aumento. E per alcuni il problema non è tanto quanto costa il gasolio, ma quanto denaro bisogna anticipare per acquistarlo.
Chi recupera le accise e chi paga l’aumento
La distinzione riguarda il meccanismo di rimborso del gasolio commerciale, riservato, nel trasporto merci, ai veicoli di massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate e di classe ambientale almeno Euro V, nel rispetto delle altre condizioni previste dalla normativa. Per questi operatori, l’accisa effettiva resta fissata a 403,22 euro per mille litri. La differenza tra l’imposta ordinaria e quella agevolata viene recuperata attraverso il rimborso. Di conseguenza, quando l’accisa scende, diminuisce anche il rimborso. E quando risale, come accade da oggi, cresce nella stessa misura la quota recuperabile.
In termini concreti, fino al 7 novembre il rimborso era pari a 229,68 euro per mille litri. Dall’8 novembre torna a 269,68 euro. La differenza è esattamente di 40 euro, equivalente ai 4 centesimi al litro ripristinati con la scadenza dello sconto. Per chi beneficia integralmente dell’agevolazione, dunque, il costo fiscale netto resta invariato. Cambia però l’esborso immediato, perché l’impresa paga il carburante oggi e recupera successivamente la maggiore accisa.
Il quadro è diverso per i veicoli esclusi dal rimborso: furgoni, camion sotto le 7,5 tonnellate e mezzi che non rispettano i requisiti ambientali. In questi casi, a parità di prezzo industriale del carburante, l’aumento fiscale diventa un costo effettivo.
Il peso sulla liquidità delle imprese
Bastano pochi numeri per comprendere la differenza. Un’impresa che acquista 10.000 litri di gasolio deve anticipare, a parità delle altre condizioni, 400 euro di accisa in più rispetto al periodo dello sconto. Se ha diritto al rimborso integrale, potrà recuperare quella somma. Se non ne ha diritto, i 400 euro restano a suo carico, al netto degli effetti dell’IVA eventualmente detraibile.
La questione, dunque, si sposta ancora una volta sulla capacità finanziaria delle aziende. Un tema tutt’altro che secondario in un settore nel quale il carburante assorbe circa un terzo dei costi e le imprese devono spesso anticipare le spese operative rispetto all’incasso dei corrispettivi.
Il gasolio resta sopra i 2,20 euro
Il ritorno all’accisa ordinaria arriva mentre i prezzi rimangono particolarmente elevati. Secondo l’ultima rilevazione del ministero delle Imprese e del Made in Italy, sabato 7 novembre il gasolio self-service costava mediamente 2,224 euro al litro sulla rete stradale nazionale e 2,277 euro in autostrada. Sono valori che risentono ancora della riduzione fiscale in vigore fino a ieri. Il loro andamento nei prossimi giorni dipenderà sia dall’adeguamento delle imposte sia dall’evoluzione delle quotazioni internazionali e dalle politiche commerciali dei distributori.
Intanto, per le imprese di trasporto resta centrale l’applicazione dei meccanismi di adeguamento dei corrispettivi. Il decreto-legge 193/2026, in vigore dal 24 ottobre, ha rafforzato la disciplina della componente carburante nei contratti, prevedendo nuovi riferimenti ministeriali e obblighi anche nei rapporti non stipulati in forma scritta. Ma l’eventuale adeguamento delle tariffe dovrà tenere conto delle variazioni del costo del carburante effettivamente rilevanti secondo le disposizioni contrattuali e normative: il ripristino dell’accisa, da solo, non si traduce necessariamente in un equivalente aumento del costo netto per tutti i vettori.
È qui che torna a emergere la differenza tra due problemi spesso sovrapposti: il costo del trasporto e la liquidità necessaria per sostenerlo. Il primo può essere corretto attraverso gli adeguamenti contrattuali e i rimborsi fiscali. La seconda, invece, deve essere disponibile subito. E per un’impresa che lavora con margini ridotti, anche un costo destinato a essere recuperato può diventare un problema concreto.


