C’è un elemento della vicenda di Pasquale Andriotta che oggi va sgombrato dal campo. Il suo ultimo giro non era quello di un lavoratore che temeva di perdere il posto. BRT fa sapere infatti che Pasquale, dipendente di AFS, società fornitrice della multinazionale, aveva già ottenuto la trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato. La comunicazione al Ministero del Lavoro era stata trasmessa il 14 agosto e l’assunzione stabile sarebbe diventata effettiva il 1° settembre. Non solo: era previsto anche un aumento di livello e l’affidamento di una mansione superiore. A fine agosto, inoltre, Pasquale aveva effettuato e superato la visita medica di idoneità.
È un elemento importante, perché modifica una delle possibili chiavi di lettura emerse nelle ore successive alla sua morte: quella di un lavoratore arrivato all’ultimo giorno di contratto e quindi sottoposto alla pressione e all’incertezza di non sapere se avrebbe continuato a lavorare. Quella ricostruzione, alla luce delle informazioni fornite oggi da BRT, non regge.
Resta invece tutto ciò che ancora non sappiamo. Pasquale Andriotta è morto lunedì 31 agosto a Piacenza dopo un malore improvviso. Le cause del decesso sono ancora in corso di accertamento e non è possibile stabilire, sulla base degli elementi oggi disponibili, se il lavoro, i turni, la fatica o altre condizioni abbiano avuto un ruolo nella tragedia. Forse alcune di queste domande non troveranno mai una risposta definitiva. E questo rende ancora più importante non confondere le due cose.
Da una parte c’è una circostanza che oggi può essere chiarita: Pasquale non stava affrontando il suo ultimo giro sapendo di essere destinato a perdere il lavoro. Al contrario, il suo contratto era già stato trasformato e gli era stato prospettato un miglioramento della sua posizione professionale. Detto altrimenti, era l’ultimo giorno con un inquadramento e il giorno successivo ne avrebbe avuto un altro.
Dall’altra rimangono le questioni che la sua morte ha fatto emergere: quelle sulla sicurezza, sui carichi di lavoro, sull’organizzazione dei turni, sulle condizioni nelle quali operano i driver delle società fornitrici e, più in generale, sulla capacità della filiera della consegna di garantire che la produttività non finisca per scaricarsi sulle persone.
Sono questioni che non dipendono dal contratto di Pasquale e che non possono essere cancellate dal fatto che quel contratto stesse per diventare a tempo indeterminato. Anzi, proprio per questo conviene tenerle distinte.
Non sappiamo cosa abbia provocato la morte di Pasquale Andriotta. Possiamo però evitare di attribuirla a una causa che, oggi, i fatti disponibili smentiscono. E continuare quindi a porci tutte le altre domande.


