Un sindaco, Camillo D’Angelo, che fa il benzinaio. La notizia, ormai, ha fatto il giro d’Italia. E la tentazione è quella di fermarsi alla curiosità: in un paese abruzzese di poco più di 800 abitanti c’è un distributore dove la benzina costa 1,75 euro e il gasolio 1,89. Quindi molto meno che altrove.
Ma la storia può essere letta anche diversamente, come la vicenda di un sindaco che non voleva perdere il benzinaio. L’impianto di Valle Castellana rischiava di chiudere. Per un’attività privata, in un territorio montano, frammentato in quasi 40 frazioni e segnato dallo spopolamento, i conti non tornavano più. Il Comune ha deciso allora di rilevarlo e mantenerlo in funzione. Non per fare concorrenza ai petrolieri, ma per evitare che l’ultimo distributore del territorio diventasse l’ennesimo servizio perduto.
Letta cosi la notizia insegna tanto, perché un distributore non è soltanto un posto dove si compra carburante. È un pezzo di infrastruttura. Quando scompare, non scompare soltanto una pompa: si allunga la strada necessaria per raggiungere quella successiva. Per chi vive in una zona interna è un disagio. Per chi lavora sulla strada può diventare un altro piccolo elemento da mettere dentro tempi, percorsi e costi.
A Valle Castellana, insomma, il Comune ha fatto una cosa apparentemente molto semplice: ha impedito che il mercato cancellasse un servizio che per il territorio continuava ad avere un valore.
Poi è arrivata la seconda sorpresa. Una volta diventato gestore, il Comune ha scelto di rinunciare al margine commerciale e di vendere il carburante quasi a prezzo di costo. Oggi la differenza con molti distributori privati arriva a 10-20 centesimi al litro e la pompa attira automobilisti, pendolari e turisti anche dalle zone circostanti.
Due piccioni con una fava. Da una parte si garantisce la continuità del servizio. Dall’altra si introduce, quasi incidentalmente, un piccolo effetto calmierante sul mercato locale. Ed è difficile non pensare a quello che accade a livello nazionale. Negli ultimi anni lo Stato ha cercato di attenuare il caro-carburanti attraverso accise, crediti d’imposta e altre misure di sostegno che hanno mobilitato risorse pubbliche miliardarie enormemente superiori a quelle in gioco in questo piccolo Comune. A Valle Castellana il meccanismo è quasi l’opposto. Lo Stato mette soldi per ridurre il prezzo. Il Comune rinuncia al margine per ridurlo.
Non sono naturalmente operazioni paragonabili. Un distributore comunale non può diventare la risposta al prezzo del petrolio, alle accise o alle quotazioni internazionali. E prima di trasformare questa esperienza in un modello da esportare bisogna guardare bene anche ai costi della gestione: acquisto del carburante, manutenzione, energia, sicurezza e sostenibilità complessiva dell’impianto.
Ma proprio qui c’è un dettaglio curioso. Il distributore, nato per evitare una chiusura, sembra avere trovato una sua nuova vita. Le entrate sono passate da circa 75 mila euro nel 2024 a 500 mila nel 2025, secondo quanto riferito dal sindaco, con previsioni ancora migliori per il 2026. Non significa, naturalmente, 500 mila euro di utile: sono entrate e il carburante deve essere acquistato. Ma racconta che quella che sembrava un’infrastruttura destinata a scomparire ha ricominciato ad avere un volume significativo.
Forse allora la lezione non è che i Comuni dovrebbero fare i benzinai. Ma è quella che spiega che quando un’infrastruttura privata non è più redditizia, non significa necessariamente che abbia smesso di essere utile.mE questo, per il trasporto, è un tema tutt’altro che marginale. Perché sulle mappe della logistica ci sono strade, ponti, aree di sosta, officine, parcheggi e distributori che hanno un valore molto più grande di quello che emerge dal loro semplice conto economico.
A Valle Castellana il Comune ha semplicemente deciso che l’ultimo distributore era troppo importante per lasciarlo chiudere. E, quasi per caso, ha scoperto che poteva anche diventare il distributore meno caro della zona.


