Il camion che guida da solo non è più soltanto un’utopia tecnologica. Da anni costruttori e aziende specializzate stanno sperimentando sistemi capaci di assumere una quota sempre maggiore del controllo del veicolo, ma il passaggio dalla sperimentazione a una tecnologia integrata in un camion di serie rimane uno dei nodi più complessi. È su questo terreno che si colloca l’accordo annunciato da DAF Trucks ed Einride, società tecnologica svedese nata nel 2016 e specializzata nello sviluppo di soluzioni per il trasporto elettrico e automatizzato (ne avevamo parlato in occasione dello IAA 2022). Le due aziende lavoreranno per integrare Einride Driver, il sistema di guida autonoma sviluppato da Einride, all’interno della piattaforma elettrica DAF.
Non significa, almeno per ora, che DAF stia per mettere sul mercato un camion senza conducente. Il progetto si colloca piuttosto in una fase preliminare necessaria per capire come far dialogare l’elettronica e i sistemi del veicolo con la tecnologia di automazione e come predisporre una piattaforma che possa essere successivamente sottoposta alle procedure di validazione e omologazione.
Di cosa parliamo quando parliamo di Livello 4
Il riferimento del progetto è la classificazione SAE J3016, elaborata da SAE International, che divide l’automazione della guida in sei livelli, dallo 0, nel quale non c’è automazione della guida, al 5, che indica la completa automazione in ogni condizione. I livelli 1 e 2 riguardano sistemi di assistenza al conducente; dal livello 3 si entra invece nell’automazione vera e propria della guida.
Il Livello 4, definito dalla SAE come High Driving Automation, è quello a cui punta il progetto DAF-Einride. In questo caso il sistema automatizzato può svolgere l’intero compito di guida all’interno di condizioni operative prestabilite, senza che il conducente debba intervenire o controllare continuamente la strada. È una differenza sostanziale rispetto al Livello 2, dove il sistema può assistere nella guida ma la responsabilità della conduzione rimane all’uomo.
Il limite del Livello 4, quindi, non è necessariamente la capacità di guidare, ma l’ambiente nel quale quella capacità può essere utilizzata: il sistema funziona all’interno di un determinato perimetro operativo, definito in anticipo. È proprio questo che rende particolarmente interessanti, per i camion, applicazioni come i collegamenti ripetitivi tra stabilimenti, terminal, hub e centri logistici.
Prima le interfacce, poi il software
Il percorso concordato da DAF ed Einride sarà graduale. Nel 2026 le due aziende, insieme agli esperti di TNO, l’istituto olandese indipendente per la ricerca applicata, lavoreranno alla definizione e ai test delle interfacce necessarie per integrare il sistema di guida autonoma con la piattaforma del camion. È un passaggio meno «spettacolare» di un camion che percorre una strada senza conducente, ma fondamentale per arrivare a quel risultato. Bisogna infatti stabilire come il sistema di automazione possa comunicare con i sistemi del veicolo e come questi possano operare insieme in condizioni sicure e controllabili.
Parallelamente, DAF ed Einride, con il supporto di TNO, lavoreranno con le autorità responsabili dell’omologazione per verificare la conformità della piattaforma in vista di una futura estensione dell’impiego sulle strade pubbliche.
Nel 2027 è invece prevista l’integrazione e la messa in servizio di Einride Driver su un camion DAF. A quel punto seguiranno ulteriori attività di validazione delle interfacce e test funzionali direttamente sul veicolo.
La base è il camion elettrico DAF
La piattaforma scelta per il progetto non è casuale. Si tratta della piattaforma elettrica DAF premiata con il titolo di International Truck of the Year 2026, assegnato congiuntamente a XD Electric e XF Electric.
DAF dispone infatti di una gamma elettrica che va dall’XB Electric da 12 tonnellate, destinato soprattutto alla distribuzione urbana, fino a XG Electric e XG+ Electric, pensati anche per applicazioni a maggiore percorrenza. È su questa base tecnologica che verrà sviluppata l’integrazione con il sistema autonomo.
Chi è Einride
Per capire il peso dell’accordo bisogna guardare anche dall’altra parte del tavolo. Einride non è un semplice fornitore di software arrivato ora nel mondo dei camion. Fondata in Svezia nel 2016, la società ha costruito il proprio modello di business intorno a un ecosistema che comprende veicoli pesanti elettrici e autonomi, infrastrutture di ricarica e una piattaforma digitale per pianificare e gestire le operazioni di trasporto. La società è diventata nota soprattutto per i suoi veicoli autonomi privi di cabina (ne parlammo a suo tempo in un nostro articolo: Einride T-Pod, camion senza autista… e senza cabina). Nel 2019, insieme a DB Schenker, ha portato un veicolo elettrico e senza conducente su una strada pubblica in Svezia, per effettuare un collegamento tra un magazzino e un terminal all’interno di un’area industriale.
Negli anni successivi Einride ha sviluppato anche la propria piattaforma digitale Saga, che coordina pianificazione, elettrificazione e automazione, estendendo le proprie attività in Europa e negli Stati Uniti. Nel 2022 ha ottenuto negli Usa l’autorizzazione a effettuare un test su strada pubblica con il proprio veicolo autonomo senza conducente a bordo.
Oggi la società sta cercando di compiere un ulteriore salto: non limitarsi a sviluppare e gestire propri veicoli, ma portare la propria tecnologia di automazione sulle piattaforme di costruttori tradizionali.
Un sistema pensato per più camion
L’accordo con DAF è infatti interessante anche per questo motivo. Einride non vuole necessariamente legare la propria tecnologia a un unico veicolo o a una propria piattaforma proprietaria. L’integrazione con DAF serve a dimostrare che Einride Driver può essere adattato a un camion prodotto da un grande costruttore.
È un passaggio importante se l’obiettivo finale è la scalabilità. Una tecnologia autonoma sviluppata esclusivamente su un veicolo sperimentale può dimostrare che il camion senza conducente è tecnicamente possibile. Integrarla invece con una piattaforma industriale già progettata per essere prodotta e venduta su larga scala pone una domanda diversa: quanto è possibile trasformare quella tecnologia in un prodotto replicabile?
Anche i numeri più recenti aiutano a inquadrare il momento attraversato da Einride. Al 30 giugno 2026 la società dichiarava «oltre 5.400 ore di attività senza conducente nelle operazioni dei clienti, distribuite su sei implementazioni autonome tra Stati Uniti ed Europa». Nello stesso periodo ha registrato 27 milioni di dollari di ricavi nel primo semestre ed è diventata quotata al Nasdaq.
La strategia di Paccar
Per DAF l’operazione non nasce dal nulla. Il progetto si inserisce nelle attività che il gruppo Paccar sta sviluppando sulla guida automatizzata, a partire dall’esperienza maturata in Nord America con l’Autonomous Vehicle Platform (AVP).
Il gruppo sta inoltre collaborando con diversi sviluppatori di tecnologie full stack, cioè soluzioni che coprono più componenti dell’architettura necessaria alla guida autonoma. L’obiettivo è costruire un ecosistema nel quale il software possa diventare una componente sempre più importante del veicolo.


