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Come conciliare il lavoro da autista con la famiglia? Le risposte degli interessati

Gli autotrasportatori faticano a conservare una presenza quotidiana nella vita di famiglia: al mattino si sveglia molto presto, la sera torna tardi e spesso non torna affatto per tutta la settimana. Di conseguenza concedersi del tempo con i propri figli non è sempre facile. Per fortuna ci sono tanti modi per stare vicini anche se distanti ma padri e figli sono d'accordo sul fatto che nulla può sostituire un incontro in presenza

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Il benessere, sinonimo di star bene, è una condizione che misura la qualità della vita di una persona. Quando si parla poi di benessere psicologico si fa riferimento anche alle capacità della persona di stabilire relazioni soddisfacenti, di adattarsi alle diverse esigenze della vita, di avere un approccio positivo alle varie situazioni. Non a caso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha incluso il benessere psicologico nel concetto di salute, specificando che ogni persona deve avere la possibilità di sentirsi a proprio agio nelle circostanze che si trova a vivere.
Circostanze che, lavorativamente parlando, possono anche richiedere uno spirito di adattamento più marcato, come è emerso dal dibattito apertosi in seguito agli articoli pubblicati il mese scorso che toccavano un tema molto delicato: la difficoltà quotidiana (e ancor più in occasione delle feste) dell’essere genitori/mariti/compagni «a distanza» (Come conciliare la professione di autista con l’essere genitore e Le feste senza i tuoi? Per un autotrasportatore è spesso normale). Uno scambio costruttivo di commenti scritti sia da chi vive in prima persona la situazione, sia da chi gli sta accanto.
Utilizzando il social Facebook ci siamo rivolti agli autotrasportatori che vivono in prima persona questa difficoltà attraverso un sondaggio:«Quest’anno in molti si troveranno per la prima volta a trascorrere le festività lontano dai propri cari. Quante volte agli autotrasportatori è capitato di trascorrere compleanni, anniversari, o altre feste lontano da casa? Per sentire più “vicini” familiari e amici, durante i pasti o a fine giornata ho cominciato a usare le videochiamate. E voi? Che strategie usate per sentire la vostra famiglia o i vostri amici più vicini e accorciare le distanze?».

L’obiettivo era quello di trovare delle strategie che potessero essere condivise tra autotrasportatori cercando modi per accorciare le distanze e allontanare il senso di solitudine. I suggerimenti ottenuti posso essere riassumibili in tre attività:

  • videochiamate, utilizzate soprattutto la sera, per fare il punto della giornata appena trascorsa;
  • telefonate, fatte al mattino o nel corso della giornata quando, nonostante il poco tempo a disposizione tra un impegno e l’altro, si sente il bisogno di comunicare vicinanza;
  • messaggi, (whatsapp, messenger, telegram, ecc.) in cui vengono condivisi foto e video e si può scrivere con calma anche qualche pensiero.

In molti sottolineano che la tecnologia è di grande aiuto e senz’altro è un supporto per restare in contatto con amici e parenti anche se, per tutti, non è sostitutivo del vedersi fisicamente con i propri cari.

Su Linkedin abbiamo utilizzato un incipit differente per introdurre la tematica, così da lasciare alle persone maggiore spazio di espressione rispetto a un sondaggio: «Chi lavora come autotrasportatore fa fatica a conservare una presenza quotidiana nella vita di famiglia: al mattino si sveglia molto presto, la sera torna tardi e spesso non torna affatto per tutta la settimana. Di conseguenza concedersi del tempo con i propri figli non è sempre facile. Per fortuna ci sono tanti modi per “stare vicini a distanza”. Li abbiamo passati in rassegna».
I commenti in questo caso sono arrivati sia da parte di persone che condividono la fatica con gli autotrasportatori (come per esempio i figli), sia dagli autotrasportatori stessi. Le loro opinioni ci danno uno spaccato non solo della difficoltà “emotiva” della distanza imposta dal lavoro (non poter essere presenti nella quotidianità familiare e nella gestione dei figli), ma anche dettata dalle condizioni di vita che gli autotrasportatori devono sostenere. Recenti fatti che hanno impattato duramente sulle condizioni di “comfort” già precarie di questa categoria sono stati la Brexit e la “variante inglese” del Covid-19 che nei giorni precedenti il Natale scorso hanno creato nei pressi di Dover notevoli disagi per via dell’allora imminente uscita del Regno Unito dall’Europa. In quella situazione si erano formati circa 40 km di coda, a causa di un enorme numero di aziende che, per evitare interruzioni nelle consegne, si erano organizzate anzi tempo per accumulare merci. Gli autisti si sono trovati per diverse ore senza acqua, cibo, servizi igienici, in condizioni al limite del tollerabile.
Difficoltà affrontate durante il primo lockdown (ma che anche in questi giorni si stanno riproponendo con le differenti chiusure regionali regolate dai vari DPCM) come la chiusura dei punti di ristoro quali i ristoranti, che costringe gli autotrasportatori sia a consumare un pasto da soli in cabina, sia a rinunciare a fare una doccia, dopo le tante ore passate al volante.

Questi sono solo alcuni esempi delle difficoltà e sfide quotidiane che i professionisti dell’autotrasporto si trovano a dover affrontare. Se a tutto questo disagio si va ad aggiungere anche il fattore emotivo, possiamo capire ancor più quanto sia il peso dell’essere distanti dai propri affetti. Un disagio emotivo condiviso anche da chi sta a casa, come è emerso dai commenti rilasciati su Linkedin e che abbiamo raggruppato in tre categorie:

  • figli di autotrasportatori, che hanno condiviso il loro vissuto emotivo in merito all’avere i propri genitori distanti. I commenti mostrano il rispetto, la comprensione e l’orgoglio dei figli per il lavoro del padre: «Sono figlio di un trasportatore che ora non c’è più. Sono cresciuto sapendo che lui non c’era perché era sempre al lavoro con il suo camion e sono cresciuto lo stesso tanto che ho continuato l’attività e l’ho fatta crescere. […] Siamo cresciuti lo stesso e forse anche meglio più consapevoli che per portare in tavola qualcosa da mangiare bisogna fare sacrifici!».
    E ancora: «È vero è un lavoro duro e spesso non si riesce a stare con i figli. Mio papà è un Autotrasportatore e da piccola lo vedevo veramente poco ma ho dei bellissimi ricordi di quando mi portava in viaggio con lui… che belle avventure e che ricordi!!! Non c’è niente di più bello e magico per un/a bambino/a di un viaggio sul camion con il proprio papà!».
  • genitori che svolgono la professione di autotrasportatore e manifestano la fatica dell’essere distanti quotidianamente dai propri effetti: «Purtroppo è la verità sacrosanta: un lavoro impegnativo e che “toglie fiato” alla famiglia da vivere. Quando parti presto e rientri tardi, quando rimani fuori in “trasferta”, quando “devi consegnare e andare sulle strade” perché è il lavoro (e il datore o i tuoi commissionari te lo impongono!). Rimani fuori casa, i figli non ti vedono, le mogli rimangono da sole con il figlio (uno o due o tre non cambia, molto.:.) e SOPRATUTTO: non puoi partecipare alle riunioni di scuola, di asilo, di parrocchia, di associazione, di culto, di canto, ti tempo libero..: ti rimane solo il fine settimana…».
  • condizioni lavorative faticose, che riportano le difficoltà sia legate al Covid-19 sia ai cambiamenti del mercato negli ultimi anni e che hanno impattato duramente sulla categoria: «Ora nel 2020, come dico ai miei figli: si lavora per vivere, e si deve vivere bene, perché se vivi bene lavori bene e puoi resistere […]. Un buon amor proprio e un sano orgoglio ti permettono di rimanere fuori in maniera dignitosa, sopratutto in questo periodo di pandemia. Non esiste che io debba mangiare in cabina, senza una doccia e un bagno o un pasto caldo seduto e riverito, dopo 10 h di guida e 5 h di impegno, lontano anche 600-700 km da casa”[…]».

Ma vi è anche un commento emblematico della motivazione che spinge questi lavoratori ad andare avanti, nonostante tutte le difficoltà: «La morale alla fine è questa: questo lavoro lo può fare chi riesce ad avere l’idea chiara di cosa vuol dire guidare sulle strade. La passione, prima di tutto. Non c’è altro: per i soldi no di certo e nemmeno per non fare nulla o fare lo “scansa fatiche” pensando che sia un lavoro stanziale… Io lo faccio a mio modo, nel rispetto delle Leggi e regole; ma con un modus operandi, o filosofia, che sta bene a me».

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