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Quando la lentezza toglie velocità allo stress

La pandemia ci ha rallentati, ha svuotato tante strade, ha ridato tempo a tante cose. Ma il trasporto, che non si è mai fermato, non ha avuto troppi benefici. Ecco perché è ora di tirare il fiato, di frenare alcuni ritmi, di placare alcune foghe. E i vantaggi sono maggiori di quanto non si possa pensare

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Chissà a chi sarà venuto in mente di dedicare una giornata mondiale alla lentezza. Sì, perché, tra le tante e a volte bizzarre dediche di questi «giorni a tema» c’è anche quello, ricorrente proprio nella prima settimana di maggio, che serve a farci riflettere su quanto sia importante rallentare i ritmi quotidiani.
Viene da dire: ma serve davvero una giornata mondiale per ricordare un concetto così semplice?
Purtroppo sì. I ritmi e gli orari lavorativi, le mille faccende quotidiane, le code, le attese, gli stress, la gestione del menage familiare… sono solo alcuni dei tanti esempi che portano a vivere in un costante flusso frenetico. E il tempo per fermarsi sembra non esserci mai o non essere abbastanza.

La pandemia di Covid-19 ha stravolto vite e ritmi

Con i vari lockdown e con i diversi colori delle regioni, sono molti i settori e i lavoratori che si sono trovati forzatamente a rallentare i propri ritmi: chi con lo smart working o la didattica a distanza non ha più dovuto recarsi giornalmente sul luogo di lavoro o non ha più dovuto effettuare delle trasferte; chi ha dovuto limitare la propria attività a determinate fasce orarie o in determinati periodi; chi si è trovato a lavorare con orari molto diversi da quelli di prima. E anche il trasporto, almeno in determinati momenti, si è trovato a lavorare in un contesto stradale privo di traffico, tendenzialmente fluido, addirittura nemmeno condizionato dai divieti del fine settimana.

In poco tempo, insomma, ci si è dovuti confrontare con una quotidianità improvvisamente “svuotata” da tanti impegni, interessi e con la necessità di dover “reinventare” un nuovo modo per impiegare il tempo.

Il trasporto, in realtà, non ha vissuto questo problema: il tempo riconquistato, infatti, non creava nuova disponibilità oraria, ma semplicemente riportava il fluire dell’orologio in un alveo regolare, quasi normale. Anche perché, tranne le aziende al servizio di settori più provati, molta parte dell’autotrasporto ha continuato a lavorare e spesso con gli stessi frenetici ritmi di sempre, se non addirittura aumentati. E quindi ha sommato allo stress prodotto dalle incognite del contesto, lo stress prodotto dalle conseguenze logistiche del contesto.

A maggior ragione quindi è opportuno rivalutare i benefici della lentezza, così come è importante cercare nella propria quotidianità degli spazi per coltivarla. Soprattutto in quei momenti in cui “evadere” dallo stress dei ritmi quotidiani sembra un’impresa assai complessa.

Per esempio, la lentezza aiuta a fermarsi nel momento in cui occorre prendere delle decisioni importanti. Permette infatti di trovare delle soluzioni logiche a problemi complessi, valutarne i pro e i contro e optare per una scelta non dettata dall’ansia e dall’angoscia della fretta. Aiuta ad avere maggiore flessibilità proprio grazie alla possibilità di fermarsi a cercare delle modalità efficaci di coping (ovvero come gestire, reagire a situazioni avverse) e di problem solving (cioè applicare azioni risolutive a una problematica).

«Permette di focalizzarsi e concentrarsi su se stessi,
facendo emergere quindi le necessità del nostro fisico
e della nostra mente in quel momento.
Per esempio,

nel momento in cui si percepisce una certa stanchezza alla guida,
è fondamentale fermarsi per fare una breve pausa.»

Infine, trovare un modo per rallentare un momento della giornata significa vivere diversamente anche solo un piccolo dettaglio della routine, trovando così nuovi stimoli, motivazione e creatività nei piccoli gesti quotidiani.

Istruzioni per l’uso

COME TROVARE UN PO’ DI LENTEZZA
NELLA VITA
Ecco qualche suggerimento:

  1. Individuare una parte del giorno – meglio sarebbe una giornata intera alla settimana o al mese – in cui provare a rallentare i ritmi o fermarsi proprio. Per esempio, alzarsi più tardi, fare un bagno caldo, ecc.;
  2. Trovare un ritaglio di tempo per dedicarsi a un’attività “ricaricante”. Per esempio, leggere un libro o una rivista, coltivare una passione, ascoltare della musica;
  3. Fare una passeggiata, focalizzandosi sul proprio ritmo e il proprio respiro. È un modo per concentrarsi, meditare, riconnettersi con se stessi e staccare la spina da tutti gli stimoli;
  4. Spegnere il cellulare, il computer, la televisione, ovvero, disconnettersi dal mondo esterno per un po’ di tempo ogni giorno. Basta anche una sola ora per “disintossicarsi” da tutte le notizie, notifiche, informazioni che accompagnano quotidianamente;
  5. Preparare e mangiare lentamente uno dei pasti principali: scegliere un momento in cui cucinarsi qualcosa di appetitoso e gustarlo senza fretta. Soprattutto, se l’abitudine è quella di riscaldare un cibo già pronto e mangiarlo davanti a uno schermo, smartphone o televisione che sia;
  6. Cercare di fare un riposino dopo pranzo: basta anche solo mezz’ora per poter recuperare qualche energia e favorire la digestione;
  7. Concedersi il tempo per fare una telefonata a un amico o a un familiare, invece di scrivere un messaggio: è un modo per sentirsi più vicini, condividendo un po’ di tempo insieme;
  8. Fermarsi a osservare ciò che ci circonda: molto spesso si sottovalutano o si danno per scontate le cose che fanno parte della nostra quotidianità; le vediamo ma non le guardiamo veramente. Soffermarsi, per esempio, sull’aroma del caffè mattutino, sui dettagli dell’ambiente circostante, su come è in quel momento un nostro caro… In pratica, vivere pienamente ciò che si è guadagnati, proprio grazie alla frenesia di tutti i giorni. Il rischio, altrimenti, è quello di correre, correre sempre, senza mai assaporare ciò che si è conquistato con tanta fatica.

Curiosità: Quel saggio di Esopo

Sicuramente avrete sentito il proverbio «la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi»: è un modo per dire che per fare le cose bene, bisogna avere calma (o, almeno, non avere fretta).
O ancora, «chi va piano, va sano e va lontano», che significa come con calma e pazienza si possono raggiungere molti risultati.
Queste massime hanno radici antiche e provengono dalle favole di Esopo, lo scrittore greco, che visse intorno al 560 AC. 
Già a quei tempi la saggezza popolare insegnava che, per ottenere buoni risultati e lavorare in modo adeguato, occorre avere calma!

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