HomeProfessioneFinanza e mercatoVrent compie 18 anni. E scopre che diventare grandi significa prendersi delle responsabilità

Vrent compie 18 anni. E scopre che diventare grandi significa prendersi delle responsabilità

Dal noleggio dei veicoli per l’igiene urbana a una costellazione di società che comprende camion, autobus elettrici, manutenzione, cinema e ora persino aerospazio. Fabio Telese festeggia a Ecomondo la maggiore età dell’azienda fondata nel 2008, raccontando un gruppo cresciuto attraverso intuizioni, opportunità e alleanze. L’ultimo progetto, VH22, prevede 20 milioni di investimenti e il possibile reinserimento di 48 lavoratori Trasnova.

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4 novembre 2026. Rimini, Ecomondo. Fabio Telese ha trascorso buona parte della sua conferenza stampa alla fiera dell’ambiente chiamando altre persone sul palco. Prima Giorgio Noce, poi Marco Riglia, quindi Giacomo Maurelli e, via via, gli amministratori delle diverse società, i soci, i collaboratori più stretti. A ogni nuovo ingresso la fila si allungava e lo spazio disponibile si restringeva. Ma era proprio questo l’effetto che il fondatore di Vrent cercava. «Il mio intento è quello di farvi vedere quanti uomini e quante teste ci vogliono per costruire questo gruppo», ha spiegato. «Forse ho avuto l’idea di unire queste menti e di costruire tutti insieme un progetto».

L’occasione era il diciottesimo compleanno di Vrent, fondata esattamente il 4 novembre 2008. «Sono anni che faccio questa fiera e non ho mai voluto aprire una conferenza stampa», ha ricordato Telese. «Credo che sia arrivato il momento di tirare le fila».

Del resto, diciotto anni non sono un compleanno qualsiasi. Sono quelli in cui, almeno formalmente, si diventa adulti. Si conquistano nuove libertà, ma soprattutto si comincia a rispondere delle proprie scelte. E a giudicare da quanto è apparso sullo schermo alle spalle di Telese, di responsabilità Vrent ne ha accumulate parecchie.

Perché l’azienda nata per noleggiare veicoli destinati alla raccolta dei rifiuti è diventata il punto di partenza di un gruppo che oggi comprende importatori di camion e autobus, società di manutenzione, servizi di mobilità, attività immobiliari e persino produzioni cinematografiche (la Vgroove guidata da Maria Giovanna De Angelis). L’ultima iniziativa guarda all’aerospazio, con un investimento programmato da 20 milioni di euro e un progetto di recupero occupazionale legato alla crisi Trasnova.

Non proprio il regalo che ci si aspetterebbe per un diciottesimo compleanno.

L’intuizione è un inizio. Poi servono le persone

La storia comincia nel settore dei servizi ambientali, che Telese conosce attraverso l’esperienza imprenditoriale della famiglia. Vrent nasce per noleggiare veicoli destinati alla raccolta dei rifiuti, ma progressivamente allarga il proprio raggio d’azione ai veicoli industriali, alla distribuzione, all’ultimo miglio e ai trasporti a temperatura controllata.

Oggi la flotta conta circa 3.000 mezzi. Ma il dato interessante non è soltanto quanti camion l’azienda riesca a mettere su strada. È ciò che è riuscita a costruire attorno a quei camion.

Perché il noleggio è un’attività che comincia molto prima della consegna di un veicolo e termina molto dopo la sua restituzione. Bisogna acquistarlo, finanziarlo, garantirne la disponibilità, mantenerlo efficiente e, alla fine, ricollocarlo sul mercato. Ogni passaggio richiede competenze, relazioni commerciali e servizi che possono diventare essi stessi attività autonome.

È lungo questa strada che sono maturate diverse iniziative del gruppo. La manutenzione, innanzitutto, ma anche la distribuzione dei veicoli, i rapporti con i costruttori e lo sviluppo di nuovi servizi.

Telese ha una qualità imprenditoriale riconoscibile: la capacità di intravedere opportunità dove altri vedono soltanto attività separate. Di immaginare una nuova impresa prima ancora di averne definito tutti i contorni. Ma c’è un’altra attitudine che probabilmente ha contato altrettanto: individuare le persone con cui trasformare quelle intuizioni in iniziative concrete.

Perché un’idea può essere brillante, ma non per questo diventa automaticamente un’impresa. Servono capitali, competenze, organizzazione. E qualcuno che sappia tradurre un’opportunità in un’attività capace di sostenersi nel tempo.

La stessa Vrent, con la crescita delle dimensioni, ha richiesto un progressivo rafforzamento della struttura manageriale. Da maggio è guidata da Giorgio Noce, arrivato dopo una lunga esperienza nel noleggio internazionale maturata soprattutto in TIP Italia.

Il nuovo amministratore delegato ha presentato un piano quinquennale che punta su persone, veicoli e digitalizzazione. Nei prossimi tre mesi sono previsti sei nuovi ingressi, tra professionisti esperti e giovani, mentre prosegue la programmazione degli acquisti per rinnovare e ampliare la flotta. Sul fronte tecnologico, l’obiettivo è combinare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale con le competenze già presenti in azienda. Un terreno sul quale il presidente Roberto Improta porta anche l’esperienza maturata in IBM.

«Una società di noleggio è un asset manager», ha ricordato Noce. Deve cioè gestire un patrimonio di veicoli il cui valore dipende tanto dalla capacità di impiegarli quanto da quella di mantenerli efficienti e governarne il ciclo di vita.

E qui entra in gioco VFM Technik, la società dedicata alla manutenzione, il cui amministratore delegato Marco Riglia ha annunciato nuove acquisizioni per ampliare la rete di officine e sistemi informativi per monitorarne le prestazioni.

Il collegamento è evidente: più veicoli a noleggio significano maggiori esigenze di assistenza; una rete di officine più efficiente riduce invece i tempi di fermo e migliora la produttività della flotta. Due attività distinte, ma capaci di alimentarsi reciprocamente.

È questa logica, più che una semplice volontà di diversificazione, ad aver accompagnato una parte importante della crescita del gruppo.

Fabio Telese durante la conferenza stampa di Ecomondo

Da un’azienda a un sistema di imprese

A guardare l’organigramma presentato a Ecomondo, si comprende quanto sia diventato stretto il nome Vrent per contenere tutte le attività sviluppate negli anni.

Al vertice della struttura c’è oggi Fabio Telese Holding, dalla quale dipendono VFM Company, VFM Enterprise e VH3.

La prima raccoglie le società controllate, tra cui Vrent, VFM Technik e Will Share, attiva nel noleggio e nella rivendita di mezzi per l’igiene urbana. Attorno a queste si sviluppano anche partecipazioni come quelle in ValoRent e BRO.

VFM Enterprise costituisce invece il contenitore delle attività condivise con altri soci. Ed è qui che la geografia del gruppo si allarga sensibilmente.

C’è Ford Trucks Italia, importatore nazionale dei camion del costruttore turco, e c’è Fuso Italia, che dal 1° ottobre distribuisce nel nostro Paese il Fuso Canter. C’è VEM, dedicata ai veicoli elettrici per la micrologistica, e KMobility, che importa gli autobus elettrici e a idrogeno Karsan.

Proprio KMobility ha recentemente ottenuto una commessa significativa: un accordo quadro con ATM Milano per la fornitura fino a 110 autobus elettrici Karsan, con 34 mezzi nella fornitura iniziale e altri 76 opzionali. Un risultato che estende la presenza del gruppo a un mercato, quello del trasporto pubblico, nel quale alle competenze commerciali devono affiancarsi capacità di assistenza e una conoscenza approfondita delle esigenze operative dei clienti.

Ci sono poi le officine Ecozip, specializzate nei veicoli per l’igiene urbana, mentre VH3 gestisce il patrimonio immobiliare. E c’è anche VGroove, che opera nella produzione cinematografica, nel marketing e nella comunicazione, con esperienze che comprendono il film Comandante, interpretato da Pierfrancesco Favino.

Un mosaico che, visto superficialmente, potrebbe sembrare il risultato di una diversificazione continua. Ma a osservarlo meglio rivela una logica meno casuale di quanto appaia.

Chi noleggia un veicolo deve poterlo acquistare, mantenerlo efficiente, ripararlo e infine ricollocarlo sul mercato. Chi importa un marchio deve costruirgli attorno una rete di servizi. Chi sviluppa una nuova mobilità deve disporre delle competenze per renderla concretamente utilizzabile.

Non tutte le attività, naturalmente, presentano lo stesso grado di complementarità. Il cinema resta piuttosto lontano dai camion, anche se ha offerto occasioni per trasferire competenze già disponibili, come quella di fornire veicoli attrezzati per i servizi di supporto alle produzioni.

Ma c’è un altro elemento che rende più comprensibile questa proliferazione di iniziative: le alleanze.

Tra queste, un ruolo particolare spetta al rapporto con Giacomo Maurelli, imprenditore con il quale Telese condivide diverse attività e un’amicizia consolidata.

«Mi ha dato una visione del mercato completamente diversa», ha raccontato Telese, spiegando quanto il confronto con Maurelli abbia contribuito a completare il suo modo di guardare alle opportunità. E lo stesso Maurelli, chiamato sul palco, ha ricordato come tra loro esistano «anche due caratteri diversi, quindi è un confronto continuo».

Non è un dettaglio secondario. Le differenze di esperienza e di sensibilità possono diventare una risorsa, soprattutto quando consentono di valutare un’opportunità da prospettive differenti. E il fatto che molte iniziative nascano da partecipazioni condivise testimonia una scelta precisa: crescere mettendo insieme competenze e risorse, anziché cercare di possederle tutte.

Accanto al Gruppo Maurelli figurano altri partner industriali, tra cui la famiglia Orecchia e Farid Industrie. Ciascuno porta conoscenze, mercati e relazioni che sarebbe più difficile, e probabilmente meno conveniente, costruire da zero.

Certo, mettere insieme aziende diverse non significa automaticamente creare un sistema. Le sinergie devono funzionare nella pratica, le partecipazioni vanno governate e ogni attività deve trovare un proprio equilibrio economico. Ma il principio che ha accompagnato questa crescita appare abbastanza chiaro: non occorre fare tutto da soli, purché si sappia con chi farlo.

Una filosofia che aiuta a comprendere anche l’ultima iniziativa annunciata a Ecomondo. Quella che, almeno apparentemente, si allontana più di tutte dal terreno d’origine.

VH22, dai camion all’aerospazio

Si chiama VH22 ed è il progetto industriale che Telese sta sviluppando insieme a Giovanni Hoffmann, presidente di SIA, società attiva nella manifattura aeronautica ad Acerra.

La nuova impresa, secondo la struttura illustrata, sarà partecipata al 70% da Hoffmann e al 30% da VFM Enterprise. L’obiettivo è realizzare nell’area ASI di Acerra, in provincia di Napoli, un polo di lavorazioni meccaniche di precisione destinate principalmente all’aerospazio e alla difesa, con possibilità di diversificazione verso il ferroviario, l’energia e i veicoli industriali e speciali.

Tanto per lasciare intravedere qualche futura connessione con le attività già presenti nel gruppo.

L’investimento programmato è di circa 20 milioni di euro, su un lotto di 10.586 metri quadrati. Il cuore produttivo sarà costituito da cinque centri di fresatura a cinque assi per lavorare materiali complessi come il titanio e le superleghe di nichel, tra cui l’Inconel, utilizzati per componenti che richiedono elevata resistenza meccanica e termica.

Le macchine saranno integrate in una cella FMS ad alta automazione, progettata per operare anche di notte e nei fine settimana con modalità lights-out, riducendo l’intervento umano nelle fasi automatizzate. È prevista inoltre una cella di manifattura additiva metallica con tecnologia WAAM, che permette di costruire componenti attraverso la deposizione progressiva di metallo mediante saldatura ad arco.

In sostanza, due lavorazioni complementari: una asporta materiale fino a ottenere la geometria richiesta, l’altra lo aggiunge dove serve. Una combinazione pensata per produzioni complesse, nelle quali investimenti tecnologici e competenze specialistiche costituiscono importanti barriere all’ingresso.

Non è difficile cogliere la distanza rispetto ai camion per la raccolta dei rifiuti da cui Vrent era partita diciotto anni fa.

Eppure, il filo conduttore esiste ancora: individuare un’opportunità industriale, incontrare un partner che conosce quel mercato e provare a costruire insieme una nuova attività.

La differenza, questa volta, è che il progetto si intreccia anche con una vicenda occupazionale.

Quando la crescita incontra altre responsabilità

VH22 si inserisce infatti nella complessa situazione dei lavoratori Trasnova, azienda coinvolta nella riorganizzazione della logistica al servizio dello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco.

Già a settembre, durante un confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, le holding Hoffmann e Telese avevano presentato un’iniziativa da circa 18 milioni di euro che prevedeva il possibile riassorbimento di almeno 32 lavoratori.

Il programma illustrato a Ecomondo è più ampio: circa 50 addetti diretti previsti, con la possibilità di riassorbire fino a 48 persone provenienti dal bacino Trasnova.

Sono numeri che, naturalmente, dovranno tradursi in realizzazioni concrete. Restano da completare la costituzione della società, gli investimenti, l’installazione degli impianti e l’avvio delle attività. Il progetto prevede anche il ricorso a strumenti pubblici di sostegno, dal Contratto di sviluppo al credito d’imposta ZES Unica, fino ai fondi destinati alla formazione e all’automazione.

Ma proprio la formazione sarà uno degli aspetti più delicati. Perché passare dalla logistica dell’automotive alla manifattura aerospaziale significa confrontarsi con processi produttivi e competenze molto differenti. Occorrerà quindi costruire percorsi di riqualificazione capaci di collegare le professionalità esistenti alle esigenze del nuovo stabilimento.

La sfida, insomma, è doppia: avviare un’attività industriale in un settore ad alta specializzazione e, contemporaneamente, creare le condizioni perché una parte dei lavoratori coinvolti nella crisi dell’automotive possa ritrovare una prospettiva occupazionale.

Non è un risultato scontato. Servono capitali, tecnologie, formazione e soprattutto un mercato capace di sostenere la produzione. Ma è un progetto che, se realizzato, consentirebbe di recuperare competenze e occupazione altrimenti esposte al rischio di dispersione.

Ed è qui che la metafora della maggiore età acquista un significato più concreto. Perché un imprenditore che avvia una nuova attività non assume soltanto un rischio finanziario. Si assume anche la responsabilità di creare condizioni nelle quali altre persone possano lavorare, acquisire competenze e costruire il proprio futuro.

Più cresce il perimetro delle iniziative, più aumentano le conseguenze delle decisioni prese. E più diventa importante che l’intuizione iniziale trovi una struttura capace di sostenerla.

La società più importante è sempre la prossima?

C’è infine un dettaglio che rende questo diciottesimo compleanno particolarmente interessante.

Un anno fa, sempre a Ecomondo, avevamo chiesto a Fabio Telese quale fosse la società più strategica del suo gruppo. La risposta era arrivata senza esitazioni: «Quella che non ho ancora fatto, ma che è già nata nella mia testa. Perché per creare un’azienda non serve un notaio o un edificio: basta un’idea».

Oggi, davanti al progetto VH22, quella frase torna inevitabilmente alla mente.

Perché spesso un’idea nasce dall’incontro con un’opportunità e dalla vivacità intellettuale necessaria a riconoscerla. Ma un’intuizione, da sola, non basta a far funzionare un’impresa. Occorrono capitali, organizzazione, competenze, partner affidabili. E qualcuno disposto a condividere il rischio di trasformarla in realtà.

È questo, probabilmente, il metodo che ha accompagnato la crescita di Vrent e delle società nate attorno a essa. Le intuizioni di Telese hanno contribuito ad aprire nuove strade; altre persone hanno portato conoscenze industriali, esperienze manageriali, relazioni commerciali e risorse finanziarie per percorrerle.

Ed è anche ciò che spiega la scelta di riunire sul palco tutti i protagonisti del gruppo.

A un certo punto Telese ha detto: «Io sono solo il testimone, non sono il primo attore». Una dichiarazione da prendere con una certa indulgenza, perché senza le sue intuizioni e la sua capacità di aggregare persone molte di quelle società probabilmente non esisterebbero. Ma è significativo che abbia scelto proprio questa immagine per descrivere il proprio ruolo.

A diciotto anni Vrent può certamente guardare alla strada percorsa. Ma il suo fondatore sembra ancora più interessato a quella che non si vede. Alla prossima opportunità, al prossimo incontro, all’idea che non è ancora diventata un’impresa.

Con una differenza rispetto agli inizi: allora doveva soprattutto dimostrare che la propria intuizione funzionava. Oggi deve fare in modo che continuino a funzionare tutte le imprese, le relazioni e le responsabilità che da quell’intuizione sono nate.

E allora quella fotografia collettiva scattata a Ecomondo, con una fila di persone che quasi non entra nell’inquadratura, racconta forse meglio di qualunque organigramma ciò che è accaduto in questi diciotto anni.

Perché la vera maggiore età, anche per un’azienda, non arriva quando puoi finalmente fare ciò che vuoi. Arriva quando diventi responsabile anche di ciò che hai messo in movimento.

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