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Il 48% delle merci gestite nei porti italiani sono rinfuse. I container? Solo il 25%

Prodotti petroliferi, acciaio, agroalimentare, fertilizzanti, chimica e materiali da costruzioni arrivano principalmente nei porti dell’Adriatico: Trieste in testa per il liquid bulk, Ravenna cresce nel dry bulk. Lo studio di SRM presentato dall’Autorità portuale del Mar Adriatico Centro Settentrionale sottolinea l’importanza delle materie prime nel commercio internazionale che viaggia via mare: rappresentano il 77% a livello globale, in termini assoluti 9,9 miliardi di tonnellate di merci

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Quasi la metà delle merci gestite nei porti italiani sono rinfuse. In termini concreti: energia, acciaio, agroalimentare, fertilizzanti, chimica, materiali da costruzione. Tutto ciò che alimenta l’industria e l’economia reale e che viaggia in stiva e non in container. La quantità che arriva in Italia tra rinfuse solide e liquide si aggira sui 118 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,4% rispetto al 2024. È parte di quei 9,9 miliardi di tonnellate di merce che viaggia via mare nel mondo e che rappresenta il 77% del traffico navale commerciale.

Se siamo abituati ad associare il trasporto marittimo ai container dobbiamo riconoscere che a livello globale rappresentano solo il 16% delle quantità. Solo nel 2025 le navi cariche di rinfuse che hanno solcato lo stretto di Suez in entrambi le direzioni sono state 7.550, una grande quantità se si considera che questa rotta ha subito rallentamenti dovuti alle turbolenze geopolitiche. A dimostrare l’importanza dei traffici di rinfuse per il trasporto marittimo e quindi per i porti italiani è uno studio realizzato da SRM (Centro Studi di Banca Intesa Sanpaolo) e presentato dall’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Centro Settentrionale

Non solo container

A livello mondiale, nel 2025 il 46% del trasporto marittimo globale è rappresentato da dry bulk (rinfuse solide) e il 31% da liquid bulk (rinfuse liquide). In totale, oltre i tre quarti delle merci che viaggiano via mare nel mondo sono materie prime trasportate alla rinfusa, tra cui le principali comprendono: minerali e metalli (oltre 3.196 milioni di tonnellate), prodotti agroalimentari (1.209 milioni di tonnellate), petrolio greggio (1.966 milioni di tonnellate), prodotti petroliferi raffinati (1.039 milioni di tonnellate), LNG (435 milioni di tonnellate) e prodotti chimici (383 milioni di tonnellate). 

Il peso delle rinfuse nei porti Ue

Nei porti europei, nel 2023 le rinfuse liquide hanno superato 606 milioni di tonnellate, pari al 37% delle merci movimentate, mentre le rinfuse solide hanno raggiunto 331 milioni di tonnellate, con un’incidenza del 20%. Il Mediterraneo e il Nord Europa restano snodi chiave per petrolio, gas, cereali, minerali e prodotti industriali.

In Italia boom di dry bulk

In Italia, dove le rinfuse arrivano prevalentemente nei porti dell’Adriatico, nel primo semestre 2025 hanno raggiunto un totale di 118 milioni di tonnellate (su 249,7 mln di tonnellate movimentate) di cui 89,3 milioni di rinfuse liquide, in calo del 3,5% e 28,7 milioni di tonnellate di rinfuse solide, aumentate del 18,9% trainate dalla ripresa della produzione industriale. Tra i principali porti italiani con traffico di rinfuse, figurano Trieste, al primo posto per le rinfuse liquide, Venezia, Taranto, Augusta. Ravenna detiene il primato per le rinfuse solide passate da 16,68 milioni di tonnellate nel 2023 a 17,83 milioni nel 2025. In particolare, sono aumentati i traffici agroalimentare, minerali e materiali da costruzione e prodotti metallurgici. 


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