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Caro gasolio: risorse insufficienti e rimborsi tra almeno un mese per i trasportatori, ma i committenti chiedono già lo sconto

È ancora aperto il cantiere per le misure a sostegno del settore contro l’impennata dei prezzi dei carburanti. Il confronto tra associazioni e Governo continua: i 100 milioni stanziati appaiono pochi e Fai punto il dito contro le richieste di riduzione delle tariffe da parte della committenza. Anita mette l’accento sulla sterilizzazione del meccanismo di rimborso delle accise e sugli aiuti di stato, mentre Fiap chiede di salvaguardare la clausola del fuel surcharge nei contratti anche in presenza della riduzione delle accise sui carburanti, varata dal Governo

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È ancora un cantiere aperto l’applicazione delle misure contenute nel decreto-legge varato nei giorni scorsi da Consiglio dei ministri a sostegno del caro carburante con la riduzione delle accise e il credito d’imposta per gli autotrasportatori. Per il decreto attuativo ci sarà tempo un mese durante il quale le associazioni e il Governo dovranno trovare la quadra sulla percentuale di sconto per le aziende di trasporto merci su strada, in un primo momento fissata al 28%, poi scesa al 20% ma solo per le aziende ittiche, in modo da far rientrare il tutto nei 100 milioni stanziati dal provvedimento.

Una coperta che è apparsa subito corta, ma che sta già producendo effetti concreti nella contrattazione sul mercato: molti committenti, invece di rivedere a rialzo le tariffe integrandole con la fuel surcharge che scatta per legge quando il prezzo del gasolio aumenta più del 2%, stanno chiedendo riduzioni e sconti facendo leva sugli auiti che sarebbero in arrivo dello Stato per gli autotrasportatori.

Dopo le decisioni del Governo si stanno verificando due aspetti – avverta la FAI in una nota – «si da per certo il recupero degli incrementi in corso; la committenza chiede agli operatori dell’autotrasporto riduzioni dei corrispettivi del trasporto approfittando dell’incertezza nella quale si opera».

L’associazione guidata da Paolo Uggè chiede «chiarimenti e approfondimenti al fine di non favorire incertezze». In primis, lo stanziamento di 100 milioni appare insufficiente «per colmare l’incremento dei costi sostenuti. Successivamente occorre intervenire pesantemente per bloccare forme speculative che da parte di alcuni committenti si stanno chiedono riduzioni dei prezzi di trasporto non ancora giustificate dai fatti». 

Il cantiere rimane infatti ancora aperto. In primis, il decreto legge varato lo scorso martedì deve affrontare il passaggio alle Camere che potranno intervenire modificando i contenuti delle norme, inoltre è in via di definizione il decreto che fissa il credito d’imposta per il settore. Ed è su questo punto che l’attività di confronto tra Governo e associazioni continuerà nei prossimi giorni. Anita, per esempio, ha posto l’accento su «due indispensabili interventi migliorativi»: il primo – si legge in una nota – riguarda la sterilizzazione del meccanismo del rimborso accise, teso a neutralizzare gli effetti in termini di riduzione dell’attuale credito di imposta. Ciò al fine di evitare di penalizzare le aziende che utilizzano mezzi meno inquinanti e che già oggi possono beneficiare di un’agevolazione fiscale determinata da una minore accisa prevista per l’autotrasporto. Il secondo miglioramento riguarda la necessità di prevedere un quadro di riferimento europeo che consenta di superare gli attuali limiti in materia di aiuti di stato. «Senza il superamento del regime de minimis – spiega Riccardo Morelli, Presidente di Anita – la disposizione del credito di imposta introdotta per compensare le variazioni di costo del gasolio registrate nel trimestre marzo-aprile-maggio potrebbe rivelarsi inefficace per la gran parte delle imprese. Nel riconoscere l’impegno del Governo per attenuare il caro gasolio – conclude Morelli – Anita conferma la propria disponibilità a contribuire con proposte operative per migliorare le norme attualmente previste e rendere pienamente efficaci le misure per le imprese del trasporto e della logistica».

Anche Fiap nutre dubbi sulla adeguatezza della somma stanziata: «La Federazione verificherà che i 100 milioni stanziati per il credito d’imposta — si legge in una nota – siano adeguati a ristorare effettivamente le imprese» e pone un altro nodo: la possibilità che la riduzione del prezzo alla pompa disattivi il fuel surcharge nei contratti di trasporto, azzerando parte dei benefici del credito d’imposta. «Il Governo – chiede Fiap – è chiamato a chiarire esplicitamente che il prezzo di riferimento per tale clausola vada determinato al lordo della riduzione delle accise, ai sensi dell’art. 6bis del D.Lgs. 286/2005». 

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