Intorno al gasolio si sta giocando una partita paradossale, dove gli aiuti diventano addirittura ostacoli penalizzanti. È quanto denuncia Claudio Villa, presidente del Federtrasporti, descrivendo con toni netti e senza giri di parole la situazione ormai insostenibile del settore.
“Non è solo una questione di prezzo del gasolio, che pure – dall’inizio del conflitto – è aumentato di circa il 27% sul mercato extrarete. Il vero problema è una politica che, nei fatti, penalizza gli autotrasportatori invece di sostenerli”.
Il riferimento è alle misure adottate dal Governo negli ultimi mesi. Da un lato il taglio delle accise, dall’altro l’annuncio di un credito d’imposta a favore delle imprese di trasporto.“Peccato – prosegue il Presidente – che il credito d’imposta sia rimasto, ad oggi, una promessa sulla carta. Mentre il taglio delle accise, presentato come un aiuto immediato, si è rivelato un vero e proprio boomerang.”
Come funziona il “boomerang” delle accise
Il meccanismo è semplice, ma estremamente penalizzante: gli autotrasportatori beneficiano, per legge, di un rimborso sulle accise pagate sul gasolio professionale. Quando il Governo riduce temporaneamente le accise, il prezzo alla pompa scende per tutti. Tuttavia, quella stessa riduzione viene sottratta dal rimborso che spetta agli autotrasportatori.
“In altre parole – spiega Villa – ciò che ci viene dato con una mano, ci viene tolto con l’altra. Ma non basta: il mercato ha rapidamente assorbito il taglio delle accise, riducendo l’effetto sul prezzo finale. Il risultato è che noi perdiamo parte del rimborso senza beneficiare davvero di un calo strutturale del costo. È un danno netto. Anzi, una beffa.”
La questione del fuel surcharge
A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge il comportamento di molti committenti.
“Stiamo ricevendo – e non sono casi isolati – lettere in cui viene contestata l’applicazione della clausola di fuel surcharge.” Questa clausola, prevista nei contratti, consente di adeguare le tariffe di trasporto quando il prezzo del gasolio aumenta di oltre il 2% rispetto al valore di riferimento iniziale.
“Eppure – rileva Villa – oggi ci troviamo di fronte a due situazioni gravi:
• chi nega tout court l’applicazione dell’adeguamento tariffario;
• chi lo riconosce solo parzialmente, escludendo la quota corrispondente al taglio delle accise.”
Il risultato è un ulteriore squilibrio economico a carico delle imprese di trasporto.
“Così facendo – continua il Presidente – si scarica interamente su di noi l’oscillazione dei costi energetici, alterando i meccanismi contrattuali e mettendo in discussione la sostenibilità stessa del servizio.”
Uno scenario sempre più critico
Il clima nel settore è sempre più teso. “È normale che gli animi si scaldino. Stiamo lavorando in condizioni di incertezza totale, senza strumenti concreti di compensazione e con margini che si assottigliano ogni giorno.” E la preoccupazione non riguarda solo i prezzi.
“Di questo passo – conclude il numero uno di Federtrasporti – tra poco non sarà più nemmeno una questione di quanto costa il gasolio, ma se sarà disponibile e a condizioni sostenibili. Senza interventi reali e immediati, il rischio è quello di fermare una parte essenziale della filiera economica del Paese.”
Federtrasporti chiede quindi:
• l’immediata attuazione del credito d’imposta annunciato;
• una revisione del meccanismo delle accise che non penalizzi il rimborso;
• il rispetto delle clausole contrattuali di adeguamento carburante.
“Non chiediamo privilegi, ma regole eque. Perché senza autotrasporto, semplicemente, il Paese si ferma.”


