Nel giorno della tregua in Libano e della riapertura dello Stretto di Hormuz (annunciata su truth da Trump), l’autotrasporto italiano proclama il fermo dei servizi e delle attività: le date e le modalità attuative saranno fissate dall’ ufficio di Presidenza di Unatras “nel rispetto dei tempi dettati dal codice di autoregolamentazione dello sciopero di settore”. Lunedì 20 aprile la protesta sarà comunicata al Garante per gli scioperi, ha fatto sapere Paolo Uggè, numero uno di Unatras. Con ogni probabilità, considerando il preavviso che per legge è di 25 giorni, il fermo potrebbe iniziare dal 17 maggio prossimo.
La decisione è stata presa nell’ambito della riunione convocata per oggi a Roma del Comitato esecutivo nazionale di Unatras, la sigla che riunisce le maggiori associazioni dell’autotrasporto, con l’eccezione di Anita (che aderisce a Confindustria) e TrasportoUnito (che ha aderito a Confetra). Anche queste due realtà sono mobilitate contro il caro carburante dovuto alla crisi in Medio Oriente. TrasportoUnito che in mattinata ha annunciato di dare seguito alla proclamazione del fermo dal lunedì 20 aprile (nonostante i rilievi della Commissione sugli scioperi) potrebbe tornare sui propri passi e unirsi alla protesta di Unatras, il chè eviterebbe ogni rischio di sanzioni per gli autotrasportatori che aderiranno. Unatras ha aperto alla ricongiunzione delle iniziative di dissenso “Unatras, in rappresentanza della quasi totalità della categoria, auspica che le forme isolate di protesta autorganizzate confluiscano nelle iniziative più appropriate che saranno attuate in conformità della legge”. Anche Anita è impegnata a trovare la strategia per uscire dall’impasse in una riunione prevista per la serata con gli associati (come abbiamo raccontato in questo articolo).
Il braccio di ferro dell’autotrasporto
Una nota secca di Unatras proclama: “Il tempo è finito, deciso il fermo nazionale dei servizi. Questa è l’unica ed inevitabile decisione possibile – prosegue il comunicato – attesa dalla categoria, di fronte al silenzio assordante del Governo in questa fase drammatica a causa degli alti costi dei carburanti, che stanno di fatto determinando l’impossibilità di proseguire l’attività di trasporto merci per migliaia di imprese italiane”.
Secondo Unatras, i provvedimenti assunti finora dall’Esecutivo si sono rivelati insufficienti a coprire la portata del fenomeno e, per paradosso, hanno finito per danneggiare l’autotrasporto professionale che, non solo garantisce la continuità del trasporto delle merci, ma ha investito in ottica di sostenibilità ambientale e sicurezza stradale. Le associazioni puntano il dito contro il Governo che “nonostante le ripetute grida d’allarme” non ha convocato la categoria che conta100 mila imprese per 500 mila lavoratori, decide di fermarsi per evitare danni ben peggiori continuando a viaggiare in perdita.
Un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo
Secondo Unatras, per scongiurare i devastanti effetti economici che il settore starebbe vivendo, il Governo dovrebbe agire per:
l’emanazione del decreto attuativo del credito d’imposta già previsto e ristori compensativi del mancato rimborso accise pari a 200 euro ogni 1000 litri di gasolio acquistato;
interventi a sostegno della liquidità delle imprese quale la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali;
l’attuazione dei provvedimenti normativi, il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’immediata compensazione dei rimborsi accise e l’adozione di un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo.


