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Scania-Chiggiato, nuovo accordo da 200 camion

In occasione di un incontro organizzato al Transpotec 2026, l’azienda di trasporto veneta ha annunciato un importante piano di ampliamento e rinnovo della flotta, che porterà a quota 400 il numero complessivo di veicoli del Grifone operativi. Una scelta maturata all’interno di una collaborazione nata durante il Covid e sviluppata negli anni attorno a temi come assistenza, continuità operativa e gestione della manutenzione. Sullo sfondo anche la crescita nel pharma e nei trasporti ad alta specializzazione

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Nel pieno di un mercato che parla di transizione, concentrazione e nuovi equilibri industriali, al Transpotec 2026 è emersa una storia che va oltre il semplice rinnovo di una flotta. È la storia di una collaborazione costruita nel tempo, quella tra Scania e Chiggiato, nata in pieno Covid e arrivata oggi a un traguardo che, nel contesto attuale, ha un peso specifico enorme: un nuovo ordine da 200 veicoli, tutti a firma Scania, che si aggiungeranno agli altri 200 del Grifone già presenti nella flotta dell’azienda di trasporto veneta. Un numero che, da solo, racconta ambizione, fiducia e una visione industriale di lungo periodo non comune, soprattutto in un momento caratterizzato da margini sempre più compressi, costi elevati e forte pressione sugli investimenti.

L’annuncio è arrivato durante un incontro riservato alla stampa in occasione del Transpotec, alla presenza di Luca Chiggiato (AD di Chiggiato Spa), Vito Amodio (a capo del Gruppo IFAC), Fredrik Swartling (Direttore Service Sales & Operations Scania Italia), Michele Marchetti (Direttore Vendite Truck Scania Italia) e di tutti i vertici di Scania Italia.

L’evoluzione di una partnership

A raccontare l’inizio di questo percorso è stato direttamente Luca Chiggiato. «La partnership con Scania è nata in un momento complicatissimo, durante il Covid, quando avevamo la necessità di rinnovare parte della flotta», ha ricordato. «Da quel primo confronto con Scania e con la famiglia Rossi di Scandipadova (concessionaria Scania, ndr) siamo partiti con 20 mezzi. Oggi siamo arrivati a 200» Per Chiggiato, però, il punto non è mai stato soltanto il camion. A fare la differenza, ha spiegato, è stato soprattutto il sistema costruito attorno al veicolo. «Un mezzo deve certamente essere performante e affidabile, ma ciò che conta davvero è tutto quello che arriva dopo la consegna: assistenza, supporto, capacità di esserci quando serve. È questo che negli anni ha consolidato il rapporto con Scania».

Un concetto che si riflette anche nel nuovo payoff scelto dall’azienda, «Siamo parte del tuo valore», che sostituisce il precedente «Everywhere on the road».

«Vogliamo essere parte del valore dei nostri clienti e chiediamo ai nostri partner di fare lo stesso con noi», ha spiegato Chiggiato. «Oggi il lavoro non può più essere solo un rapporto cliente-fornitore: deve diventare una collaborazione reale, costruita sugli obiettivi comuni».

Altri 200 veicoli nei prossimi due anni

Il cuore dell’incontro è stato naturalmente l’annuncio del nuovo ordine: altri 200 Scania entreranno progressivamente nella flotta Chiggiato nel corso dei prossimi due anni. Una scelta importante, anche sotto il profilo economico e organizzativo, come ha sottolineato lo stesso imprenditore veneto, facendo riferimento all’impegno finanziario richiesto da un piano di rinnovo e ampliamento di questa portata. «Parliamo di numeri importanti e di costi mensili significativi – ha spiegato – ma guardando ai risultati ottenuti in questi anni, è stata senza dubbio una delle decisioni migliori che abbiamo preso».

I nuovi ingressi saranno composti da trattori stradali e motrici dedicate ad allestimenti gran volume, cioè configurazioni pensate per massimizzare la capacità di carico nel trasporto ad alta cubatura. Tutti i veicoli saranno motorizzati diesel, destinati in parte al rinnovo della flotta e in parte all’espansione operativa dell’azienda. Circa 70 mezzi andranno infatti a sostituire veicoli esistenti.

Dietro alla scelta pesa molto anche il modello di gestione costruito insieme a Scania sul fronte della manutenzione e dell’assistenza. «Abbiamo creato un collegamento quotidiano tra il nostro ufficio mezzi e la struttura Scania», ha spiegato Chiggiato. «Questo permette al nostro team di concentrarsi sul trasporto e sul servizio al cliente, lasciando alla rete Scania tutta la gestione tecnica e manutentiva del veicolo».

Un caso di successo

Anche Michele Marchetti, direttore vendite truck di Scania Italia, ha definito il percorso sviluppato insieme a Chiggiato un esempio concreto di collaborazione industriale evoluta. «È una di quelle storie che dimostrano cosa può nascere quando cliente, costruttore, rete e partner lavorano realmente nella stessa direzione», ha osservato. «In questi anni la collaborazione ha continuato ad alzare il livello delle sfide e delle soluzioni sviluppate insieme».

Marchetti ha ripercorso le tappe principali del progetto: dalle quattro motrici ibride realizzate insieme a IFAC per specifiche esigenze operative (ne parlammo qui), fino all’introduzione del primo trattore elettrico nel 2024 (qui l’articolo), anno in cui la flotta aveva già raggiunto quota 100 veicoli Scania.

Parallelamente, però, il cuore delle operazioni è rimasto legato ai motori diesel sei e otto cilindri, particolarmente adatti alle missioni internazionali e ai trasporti ad alta complessità verso il Medio Oriente.

97% di redditività dei mezzi

Tra i numeri emersi durante l’incontro, uno dei più significativi riguarda il livello di redditività dei mezzi e quindi di operatività della flotta: il 97% dei mezzi risulta «costantemente disponibile per il lavoro». Un dato raggiunto attraverso una pianificazione estremamente rigorosa delle manutenzioni. «Cerchiamo di concentrare gli interventi tecnici durante le ore di riposo degli autisti», ha spiegato Chiggiato. «Questo ci consente di ridurre al minimo i fermi macchina e mantenere i mezzi operativi praticamente in modo continuo».

Un risultato che racconta il livello organizzativo raggiunto dall’azienda, oggi composta da un team di circa 350 persone, di cui 250 autisti, con quartier generale a Piombino Dese e filiali in Puglia e in provincia di Lucca.

Il nuovo hub pharma da 20mila posti pallet

La crescita di Chiggiato passa anche attraverso la logistica farmaceutica, oggi uno dei principali settori di attività dell’azienda insieme a fashion ed elettronica di valore. A luglio entrerà infatti in funzione un nuovo hub pharma da 20mila posti pallet, progettato con due differenti fasce di temperatura: 15-25°C e 2-8°C.

«Abbiamo voluto realizzare una struttura che andasse oltre gli standard tradizionali del settore», ha spiegato Chiggiato. Il nuovo magazzino integrerà impianti fotovoltaici, sistemi di recupero energetico e baie di carico completamente chiuse, che permetteranno ai mezzi di entrare senza aprire le porte all’esterno, evitando così interruzioni della catena del freddo.

I lunghi viaggi fino in Iran

Ci sono i numeri, certo, ma poi ci sono le storie. E una delle più forti condivise da Chiggiato riguarda il trasporto di plasma umano verso l’Iran, attività altamente specializzata e tra le più delicate seguite dall’azienda. Il plasma raccolto in Italia viaggia verso Teheran a temperatura controllata tra 2 e 8°C. Dopo la lavorazione da parte del cliente farmaceutico, il prodotto rientra sotto forma di farmaci salvavita trasportati a -30°C.

Per affrontare missioni di questo tipo, spesso in condizioni climatiche estreme, il Gruppo IFAC ha sviluppato semirimorchi speciali dotati di tre gruppi frigoriferi. «Abbiamo lavorato per mesi sullo studio dei flussi d’aria e della gestione delle temperature», ha raccontato Vito Amodio. «L’obiettivo era garantire la massima stabilità termica anche in condizioni estreme, evitando interferenze tra i diversi sistemi frigoriferi».

Chiggiato ha ricordato un episodio avvenuto durante una missione a Teheran, con temperature esterne superiori ai 50°C. «Il cliente ci chiamò chiedendoci se il semirimorchio avrebbe retto un viaggio in quelle condizioni. Dopo dieci giorni il carico è arrivato perfettamente stabile tra -28 e -32 gradi. La mail di ringraziamento ricevuta in quell’occasione è qualcosa che difficilmente dimenticherò».

Sicurezza, tecnologia e attenzione agli autisti

Dietro queste operazioni c’è anche un importante lavoro sul fronte della sicurezza. Tutti i semirimorchi utilizzati sono certificati TAPA, standard internazionale dedicato alla sicurezza nel trasporto di merci ad alto valore, e dotati di sistemi di allarme installati su pareti, tetto e porte posteriori, collegati a una centrale operativa attiva 24 ore su 24.

«Di fatto sono delle vere e proprie casseforti viaggianti», ha spiegato Chiggiato. «Ed è grazie a questo livello di sicurezza che siamo riusciti a crescere anche nel fashion e nell’elettronica di valore».

Ma nel racconto dell’imprenditore veneto è emerso soprattutto il legame con gli autisti, vissuto in prima persona per tredici anni prima di passare alla guida dell’azienda. «Conosco bene cosa significhi vivere la strada», ha detto. «Stare lontani da casa, dai propri affetti, affrontare le soste, passare giorni interi fuori. È un lavoro duro e proprio per questo credo che chi guida debba sentirsi davvero parte del progetto aziendale».

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