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Crisi geopolitiche e inchieste giudiziarie ridisegnano l’autotrasporto: il mercato richiede logistici globali

I dati e le analisi nella 5° edizione dei «100 numeri per capire l’autotrasporto – Tutti sotto pressione davanti ai cambiamenti», edito da Federservice, realizzato dalla redazione di Uomini e Trasporti e presentato in anteprima oggi al Transpotec di Milano. In 10 anni il settore ha perso più di 20.000 aziende. Oggi ne conta 76.083, di cui il 37,5% sono società di capitali. I padroncini appaiono sempre più deboli, mentre un’élite di poco più di 1.000 aziende produce un terzo del fatturato e controlla il 32,5% dei camion. Cambiano anche i contratti: richiesti investimenti in mezzi sostenibili, tecnologia, fideiussioni e assicurazioni

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L’autotrasporto cambia sotto la spinta delle inchieste milanesi e delle crisi geopolitiche. Incertezze globali e nuove normative portano i committenti a preferire i grandi operatori: oggi un’élite di poco più di 1.000 aziende detiene la maggior parte del potere contrattuale: è in grado di generare un terzo del fatturato del settore e possiede il 32,5% dei camion in circolazione. Tra nuove responsabilità legali e filiere sotto pressione, il mercato seleziona chi può garantire solidità. È quanto emerge dalla quinta edizione dei «100 numeri per capire l’autotrasporto – Tutti sotto pressione davanti ai cambiamenti», edito da Federtrasporti (Federservice), realizzato dalla redazione di Uomini e Trasporti e presentato in anteprima oggi al Transpotec Logitec di Milano.

In dieci anni l’autotrasporto italiano ha perso oltre 20.000 aziende. Più di 4.500 solo dal 2024. Attualmente sono 76.083 le imprese di trasporto merci su strada registrate nelle banche dati di Infocamere-Unioncamere, di cui il 37,4% è una società di capitali, l’unica forma societaria cresciuta del 46% dal 2015 al 2025. I padroncini appaiono sempre più deboli: più di 20mila ditte individuali hanno chiuso i battenti con una riduzione del 40% anche sulla scia di un ricambio generazionale sempre più difficile.

Chi è rimasto sul mercato (poco più di 33mila piccole imprese) è alla ricerca di una strategia per sopravvivere, intrappolato in margini tra il 2% e il 3%, insufficienti per investire in mezzi, tecnologie o organizzazione. Un sistema che deve fare i conti anche una grande emergenza demografica: sono 86.224 gli autisti italiani che andranno in pensione nei prossimi 5 anni, il 28% dell’attuale forza lavoro. Sarebbero necessari oltre 17.000 nuovi conducenti ogni anno per compensare i pensionamenti, ma negli ultimi 2 anni i giovani al volante di un Tir sono aumentati di poco più di 2mila unità.

Nel 2024 in Italia sono state trasportate su strada in totale 1,11 miliardi di tonnellate di merci, la maggior parte sul territorio nazionale. Un dato (Istat) che fa dell’Italia il quinto paese in Europa, dopo Polonia, Germania, Spagna e Francia, per volumi. Più della metà del giro d’affari della contract logistics, che si attesta a 112 miliardi di euro (Osservatorio Polimi, dati 2025), è prodotto dall’autotrasporto con un fatturato che vale 60 miliardi, di cui 17,4 sono stati prodotti da appena 1.068 imprese. Le altre si dividono 42,6 miliardi, con un fatturato medio di 433 mila euro contro i 16,3 milioni dei grandi operatori.

La concentrazione è una forza che sta ridisegnando l’intero sistema cambiando la natura della domanda. Le inchieste della Procura di Milano hanno segnato una cesura netta, ridefinendo il concetto stesso di rischio. I numeri parlano chiaro: 37 indagini hanno portato grandi committenti a versare oltre un miliardo di euro all’Erario e 116 milioni a Inail e Inps, oltre alla regolarizzazione di 54.229 lavoratori. Uno stravolgimento che sta ridisegnando anche i contratti nei quali vengono richiesti investimenti in mezzi evoluti e sostenibili, sistemi informativi integrati (richiesti nel 77% dei contratti), solidità finanziaria certificata da fideiussioni (41%), di coperture assicurative adeguate (44%).

La top 10 dell’autotrasporto

Incrociando i dati di Unioncamere–Infocamere con le informazioni di bilancio disponibili (riferiti al 2024) su ufficiocamerale.it, emerge una fotografia chiara: sono 94 le aziende che hanno superato la soglia dei 50 milioni di euro di fatturato. In cima alla classifica si conferma BRT, con un fatturato di 1,9 miliardi di euro, unica realtà del comparto capace di superare la soglia del miliardo. Il corriere espresso storico, oggi nell’orbita di GeoPost (gruppo La Poste), mantiene un distacco netto rispetto al resto del settore. Subito dietro si collocano, Arcese Trasporti (587 milioni) e Stef Italia (585 milioni). Due realtà diverse ma entrambe solide: la prima attiva nella logistica integrata con forte vocazione internazionale, la seconda specializzata nella gestione della catena del freddo. Appena fuori dal podio si posizionano il Gruppo Executive, con 578 milioni di euro di fatturato, attivo nei servizi di logistica e trasporto conto terzi, e Zenit, che raggiunge i 463 milioni grazie alle attività legate alla distribuzione di carburanti.

Proseguendo nella top 10 troviamo Dachser & Fercam Italia che supera i 400 milioni di fatturato, seguita da Italtrans (375 milioni), attiva tra trasporto e distribuzione, e Arco Spedizioni (355 milioni), specializzata in segmenti particolari come merci pericolose, vini e olio. Chiudono la graduatoria SDM (348 milioni), operativa tra logistica e facility management, e SGL (333 milioni), focalizzata sui trasporti ADR e carburanti.


Il volume è disponibile in versione pdf presso l’area riservata di Uomini e Trasporti. Per ricevere una copia cartacea e abbonarti alla rivista, scrivi a redazione@uominietrasporti.it.

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