L’AGCM ha dato il via libera all’acquisizione del 100% di Terminal San Giorgio da parte di Ignazio Messina, ma solo a fronte di una serie di rimedi molto più incisivi per neutralizzare il rischio che il gruppo MSC possa influenzare in modo indiretto la gestione del terminal genovese dei rotabili.
Un via libera “rinforzato” dopo TAR e Consiglio di Stato
La decisione arriva al termine della riapertura dell’istruttoria sulla concentrazione, disposta dall’Autorità dopo che TAR Lazio e Consiglio di Stato avevano annullato il precedente provvedimento del 2024, giudicando insufficienti le condizioni allora imposte per tutelare la concorrenza.
L’operazione riguarda il principale terminal dedicato alle merci su rotabili del porto di Genova e si inserisce in un’area – il Mar Ligure occidentale – dove la presenza di terminal “captive” e la saturazione di alcuni scali rendono particolarmente delicato l’equilibrio competitivo tra armatori.
Il nodo concorrenza tra terminal e armatori
Sul fronte orizzontale, l’Autorità ha ritenuto che, pur in presenza di quote elevate in alcune configurazioni del mercato, l’operazione non comporti un rafforzamento significativo del potere di mercato, anche perché molti terminal concorrenti lavorano prevalentemente per i propri traffici interni e altri sono di fatto saturi.
Più critica, invece, la valutazione degli effetti verticali: la presenza di Marinvest – società riconducibile al gruppo MSC – nella governance di Ignazio Messina crea infatti incentivi potenziali a favorire GNV, controllata MSC, rispetto a compagnie concorrenti come Grimaldi che utilizzano i servizi di Terminal San Giorgio.
Il rischio di “foreclosure” e i nuovi rimedi
Le analisi economiche svolte dall’AGCM hanno evidenziato il rischio che, attraverso la leva terminalistica, si possano attuare strategie di “foreclosure” (letteralmente «terminare immediatamente», espressione con cui si fa riferimento a pratiche messe in atto da un’azienda dominante per impedire ai rivali di accedere al mercato o di competere ad armi pari), per esempio modificando condizioni di accesso, qualità o disponibilità di banchine e piazzali a danno dei concorrenti.
Per eliminare tali criticità, l’Autorità ha imposto un pacchetto di misure che mira a separare in modo netto la gestione di Terminal San Giorgio dall’influenza strategica, operativa e finanziaria di Marinvest e del gruppo MSC.
Governance di TSG sotto il controllo esclusivo di Gruppo Messina
Il nuovo assetto prevede innanzitutto l’eliminazione di qualsiasi obbligo di consultazione preventiva di Marinvest nella nomina degli organi di vertice di Ignazio Messina e di Terminal San Giorgio.
La gestione del terminal dovrà essere affidata esclusivamente a figure nominate dal management di Gruppo Messina; amministratori e dirigenti di TSG non potranno aver ricoperto incarichi nel gruppo MSC nei tre anni precedenti, e il consiglio di amministrazione del terminal avrà piena autonomia nell’approvazione di budget e business plan.
Autonomia finanziaria e trasformazione in Spa
Tra i rimedi rientrano anche la trasformazione di Terminal San Giorgio da Srl a Spa e la previsione che le eventuali garanzie finanziarie necessarie all’attività possano essere prestate solo da Gruppo Messina, escludendo il ricorso a supporti riconducibili a MSC.
In questo modo l’AGCM punta a evitare canali indiretti di influenza attraverso la leva finanziaria, consolidando la separazione tra la società terminalistica e l’orbita del gruppo armatoriale controllato da Marinvest.
Un caso di riferimento per la portualità italiana
L’operazione è stata autorizzata subordinatamente alla piena e tempestiva attuazione dei rimedi: in caso di mancato rispetto delle condizioni, la concentrazione verrebbe considerata in violazione della normativa antitrust.
Per la portualità italiana si tratta di uno dei casi più significativi degli ultimi anni, perché definisce un perimetro molto chiaro alle integrazioni verticali tra terminal e armatori in un segmento chiave come il Ro-Ro nel Nord Tirreno, dove la contendibilità effettiva delle infrastrutture è un fattore decisivo per la concorrenza tra compagnie.


