Il tempo nel motore

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Il tempo è l’ossessione dell’autotrasporto. Lo si trova ovunque: nelle norme che regolano guida e riposo, termini di pagamento, indennizzi per attese al carico e scarico. O anche nei programmi delle officine, nei software degli uffici traffico, nei cronoprogrammi della logistica. Cambiano interlocutori e regole, ma il protagonista resta sempre lui. Perché il tempo, nell’autotrasporto, non è misura ma materia prima. Quando un cliente paga in ritardo, il tempo costa. Quando un camion resta fermo davanti a una ribalta, il tempo costa. Quando un guasto immobilizza un veicolo, il tempo costa. Persino il legislatore non fa che misurarlo, disciplinarlo, a volte risarcirlo.

Seneca scriveva che «non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne sprechiamo molto». Qualche anno fa un imprenditore mi disse qualcosa di altrettanto efficace. Il suo lavoro: distribuzione di prodotti alimentari italiani in tutta Europa, andata e ritorno. Spiegava che quasi tutte le tratte erano coperte da due autisti, spesso coppie anche nella vita, che si alternano alla guida e al riposo senza mai interrompere il viaggio. Poi commentò: «Per noi il tempo comincia quando il camion si ferma». Ecco il risvolto filosofico: finché il camion si muove, il tempo quasi scompare. Diventa visibile soltanto quando qualcosa interrompe il movimento: una coda, una ribalta occupata, un’avaria, un documento mancante. È l’immobilità a rendere il tempo improvvisamente pesante e presente. È anche per questo che ogni transizione, in questo settore, incontra resistenze.

Quando ogni minuto è già incastrato dentro un’organizzazione complessa, introdurre novità significa rompere un equilibrio. È successo con il cambio meccanico scalzato dall’automatico, con gli specchi sostituiti dalle telecamere. Figuriamoci quando si mette in discussione il gesto più naturale per un camionista: fare il pieno. E qui abbiamo sbagliato raccontando la transizione come una competizione tra motorizzazioni: diesel contro LNG, elettrico contro HVO. Stavamo osservando il fenomeno dalla prospettiva sbagliata. Quella giusta la suggeriscono i cinesi, impegnati a mettere a punto un sistema basato su economie di scala conquistate in patria ed esportate in Europa per comprimere i prezzi dei veicoli, ma anche su un modello di sostituzione delle batterie in pochi minuti in cui il componente più costoso del camion non si acquista ma si affitta. È qui la differenza tra vendere camion e comprare tempo ai propri clienti.

La stessa impressione l’ho ricavata durante «Spirito in Movimento», kermesse in cui Iveco ha mostrato la direzione del suo nuovo corso. Anche qui un’immagine trasmette il tutto: un tablet che, grazie alla realtà aumentata, consente a un meccanico di «guardare» dentro il camion per individuare il guasto e intervenire più in fretta. Anche qui il vero prodotto non è la tecnologia, ma il tempo restituito al trasportatore. Lo stesso vale per la manutenzione preditt va, per la connettività, per l’assistenza da remoto. Sempre meno valore sarà concentrato nella meccanica e sempre più nella capacità di mantenere il veicolo operativo: da qui, Iveco intende formulare una nuova definizione di «veicolo premium». Perché ogni camion, anche quello con il marchio più prestigioso sulla calandra, prima o poi si ferma. Tutto sta nel fare in modo che ci rimanga il minor tempo possibile.

Confesso anche una speranza personale nella transizione energetica, che va oltre il destino dell’autotrasporto. Ridurre la dipendenza da petrolio e gas significa contenere le conseguenze delle tensioni geopolitiche che troppo spesso la accompagnano. Produrre energia da sole, vento o scarti significa distribuire opportunità, costruire autonomia, rendere l’energia più democratica. Ma anche questa è una questione di tempo. Non di quello fissato per legge su un calendario, ma di quello necessario perché un cambiamento diventi possibile. I cinesi – sempre loro – ce lo ricordano con una pianificazione paziente e ostinata. Noi, invece, spesso confondiamo la fretta con la velocità. E forse è proprio questo il paradosso: l’autotrasporto vive inseguendo il tempo, ma le trasformazioni più importanti chiedono di saperlo rispettare.


Questo editoriale fa parte del numero di luglio/agosto 2026 di Uomini e Trasporti. Un numero che contiene anche un’ampia inchiesta sulla distrazione alla guida: cosa prevede il Codice della Strada, quali sono i comportamenti che più frequentemente compromettono l’attenzione al volante, le relative sanzioni e le conseguenze per gli autisti professionisti.

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