HomeProfessioneLogisticaRoma cambia le regole dell'ultimo miglio. Ma il vero problema è che ogni città ormai ha le sue

Roma cambia le regole dell’ultimo miglio. Ma il vero problema è che ogni città ormai ha le sue

Dal 7 settembre al 7 dicembre la Capitale sperimenterà una nuova disciplina per il trasporto merci nel Centro storico. È solo l'ultimo tassello di una tendenza ormai evidente: la distribuzione urbana sta diventando sempre più "su misura" per ogni città, costringendo corrieri e operatori logistici a ripensare organizzazione, flotte e pianificazione

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Dal 7 settembre il Centro storico di Roma diventerà un laboratorio della logistica urbana. Per tre mesi – fino al 7 dicembre – entrerà in vigore una disciplina sperimentale che ridefinisce accessi, finestre di consegna e deroghe per il trasporto merci nella ZTL A1 e nelle aree limitrofe.

Il provvedimento, firmato dal sindaco Roberto Gualtieri dopo un confronto con le associazioni di categoria, nasce con un obiettivo dichiarato: ridurre la pressione del traffico nelle ore di maggiore afflusso senza interrompere i rifornimenti alle attività economiche. Ma, al di là delle regole che interesseranno gli operatori romani, la sperimentazione offre un’indicazione che riguarda tutta la logistica italiana: la distribuzione urbana sta diventando sempre più una questione di governance locale.

La novità principale riguarda la fascia oraria centrale della giornata. Ogni giorno, dalle 8 alle 18, i veicoli destinati al trasporto merci non potranno accedere all’area interessata, anche se già titolari di un permesso ZTL. I mezzi presenti all’interno del perimetro prima delle 8 potranno completare le operazioni di carico e scarico e circolare fino alle 9.30. Per il trasporto di derrate alimentari a temperatura controllata la finestra viene estesa fino alle 10.

Le deroghe sono numerose, ma selettive. Potranno continuare a operare durante tutta la giornata i veicoli N1 impegnati nella distribuzione di alimenti deperibili, nei servizi di catering, negli eventi organizzati nel Centro storico e negli interventi urgenti di manutenzione. In questi casi il transito dovrà essere regolarizzato entro 72 ore mediante la documentazione prevista da Roma Servizi per la Mobilità. Restano inoltre autorizzati i mezzi delle Forze dell’Ordine, del soccorso, delle aziende che gestiscono servizi pubblici essenziali, della raccolta rifiuti, del trasporto di farmaci e dispositivi sanitari, dei cantieri autorizzati, dei traslochi e del trasporto valori.

La sperimentazione romana conferma una trasformazione ormai evidente. Le amministrazioni comunali non si limitano più a regolamentare l’accesso dei veicoli, ma intervengono direttamente sull’organizzazione delle consegne. Le finestre temporali diventano più ristrette, le deroghe vengono costruite sulla tipologia del servizio svolto, il monitoraggio dei flussi entra a far parte della regolazione e il dialogo con le categorie economiche diventa uno strumento permanente di affinamento delle regole.

Per gli operatori significa che la competitività dipenderà sempre meno dalla sola disponibilità dei mezzi e sempre più dalla capacità di pianificare i giri, utilizzare dati in tempo reale e adattare rapidamente l’organizzazione operativa.

Roma, però, non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi anni quasi tutte le grandi città hanno costruito un proprio modello di logistica urbana. Milano ha sviluppato un sistema basato su Area C, restrizioni ambientali e controllo degli accessi. Bologna ha introdotto finestre orarie dedicate alla distribuzione. Firenze ha progressivamente irrigidito le regole per il Centro storico. Altre città stanno sperimentando hub di prossimità, microdepositi e aree dedicate al trasbordo delle merci.

L’obiettivo è spesso lo stesso: ridurre congestione, emissioni e occupazione dello spazio pubblico. Cambiano però modalità operative, orari, categorie ammesse, procedure autorizzative e sistemi di controllo. Per un corriere espresso o per un operatore nazionale questo significa dover gestire un mosaico di regolamenti differenti, con un inevitabile aumento della complessità amministrativa e organizzativa.

La risposta del settore difficilmente potrà essere soltanto l’elettrificazione delle flotte. Per rispettare finestre temporali sempre più rigide serviranno software di pianificazione evoluti, sistemi di geolocalizzazione, aggiornamento continuo delle regole comunali e una maggiore integrazione tra committenti, vettori e destinatari. La tecnologia diventerà quindi uno strumento di conformità oltre che di efficienza.

Ma tutto questo comporta investimenti e costi che rischiano di pesare soprattutto sulle imprese di dimensioni minori, chiamate a confrontarsi con una normativa sempre più frammentata senza poter contare sulle stesse risorse organizzative dei grandi operatori.

Il Campidoglio ha chiarito che i tre mesi di sperimentazione serviranno a raccogliere dati e valutare eventuali correttivi insieme alle associazioni di categoria. È un approccio pragmatico, che riconosce come la logistica urbana non possa essere governata senza il coinvolgimento di chi ogni giorno effettua le consegne.

La vera domanda, però, va oltre Roma: se ogni città continuerà a sviluppare un proprio modello di distribuzione delle merci, sarà sempre più difficile per gli operatori lavorare con procedure uniformi sull’intero territorio nazionale. Per questo il dibattito sull’ultimo miglio non riguarda più soltanto i veicoli, le alimentazioni o le emissioni. Riguarda anche la necessità di trovare un equilibrio tra l’autonomia delle amministrazioni locali e l’esigenza delle imprese di operare all’interno di un quadro regolatorio il più possibile coerente. Perché il rischio è che, mentre ogni città ottimizza il proprio traffico, la logistica finisca per perdere quell’uniformità organizzativa che rappresenta uno dei suoi principali fattori di efficienza.

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