C’è un pezzo di Piemonte che, in questi mesi, sta girando per le strade di New York. Non è un’automobile, non è un camion italiano completo, ma qualcosa che agli occhi di chi lavora nell’autotrasporto e nella raccolta dei rifiuti è forse ancora più interessante: l’allestimento che trasforma un normale autocarro in una macchina per raccogliere i rifiuti.
A realizzarlo è Farid Industrie, azienda di Vinovo, alle porte di Torino, oggi parte del Farid Zoeller Group. La sua tecnologia è stata scelta dal New York City Department of Sanitation per un nuovo sistema di raccolta basato su grandi contenitori stradali e mezzi a caricamento laterale automatico.
Il progetto è tutt’altro che un semplice ordine di qualche compattatore. New York sta infatti sperimentando un modello destinato a cambiare una delle immagini più tradizionali della città: quella dei sacchi di rifiuti ammassati sui marciapiedi. Il nuovo sistema, chiamato Empire Bins, prevede grandi contenitori stradali compatibili con un veicolo appositamente sviluppato per il servizio. E quel veicolo ha un cuore italiano.
Il progetto del DSNY indica infatti un telaio Mack equipaggiato con un Farid FMO, completo di braccio di sollevamento automatico compatibile con i contenitori scelti dalla città. Il mezzo è stato sviluppato con la collaborazione di Mack, Farid e degli integratori del DSNY e deve essere capace non soltanto di raccogliere i contenitori, ma anche di operare con le attrezzature per lo sgombero della neve.
È un dettaglio importante perché racconta bene la difficoltà della sfida: a New York non basta portare un prodotto europeo e venderlo. Bisogna adattarlo alle esigenze operative, normative e ambientali di una metropoli americana.
Il Piemonte dietro il marchio Farid
La storia rende ancora più interessante lo sbarco americano. Farid nasce infatti da una matrice industriale profondamente torinese. Le sue origini sono legate alla Orecchia & Scavarda, storica concessionaria Fiat e Iveco di Torino. Nel 1963 nasce Orecchia & C., che comincia a costruire cassoni, furgoni, celle frigorifere e ribaltabili per il settore delle costruzioni. Nei primi anni Settanta arriva l’acquisizione di Farid.
All’inizio si costruisce praticamente di tutto: carrozzerie, rimorchi, bisarche. Poi, nella seconda metà degli anni Ottanta, arriva la scelta che cambia la storia dell’azienda: specializzarsi nei veicoli per la raccolta dei rifiuti. È una scelta industriale tutt’altro che banale. Il mercato italiano dell’epoca è molto frammentato e Farid capisce che per crescere occorre raggiungere una dimensione maggiore. Dal 1994 parte così una campagna di acquisizioni di altre aziende italiane del settore. Nel 2013 arriva anche l’acquisizione della filiale europea del gruppo americano Heil, con base in Scozia, poi diventata Farid Hillend Engineering. In altre parole, molto prima di parlare di New York, Farid aveva già capito che per costruire macchine per le città bisogna diventare un’azienda internazionale.
Poi arriva la Germania
La seconda svolta arriva nel 2019. Zöller-Kipper, gruppo tedesco specializzato nei sistemi per la raccolta dei rifiuti, acquisisce il 60% di FEG Brivio, la società cui faceva capo Farid, dalle famiglie Orecchia, Mazzini-Martinelli e Brivio. Le famiglie fondatrici mantengono una partecipazione e Marco Orecchia continua a guidare Farid. È la nascita di quello che diventerà il Farid Zoeller Group, uno dei grandi protagonisti europei delle tecnologie per la raccolta e il riciclo dei rifiuti.
Oggi Farid Industrie continua ad avere sede a Vinovo, mantiene una forte identità produttiva italiana e, secondo il gruppo, dispone di una quota superiore al 50% nel mercato italiano dei veicoli per la raccolta dei rifiuti. Il gruppo opera con più di 550 dipendenti e una presenza internazionale che supera gli 80 Paesi. Insomma, il passaporto societario oggi è internazionale e il controllo è tedesco, ma il DNA industriale resta piemontese.
La Grande Mela come laboratorio
Ed è probabilmente questo il vero significato dell’operazione americana. New York rappresenta uno dei laboratori urbani più complessi al mondo. Il Department of Sanitation gestisce una flotta enorme e deve far convivere raccolta, traffico, spazi ridotti, neve, sicurezza e una quantità di rifiuti prodotta da una metropoli di dimensioni gigantesche.
Il progetto Empire Bins nasce proprio da questa esigenza. DSNY ha individuato nei grandi contenitori stradali una possibile alternativa alla raccolta dei sacchi lasciati sui marciapiedi e ha chiesto un mezzo capace di svuotarli automaticamente. La soluzione individuata mette insieme un telaio Mack, la tecnologia Farid e contenitori conformi allo standard europeo EN 12574.
La sperimentazione, secondo quanto riportato, è partita dopo una prima fase di prove e dovrebbe trasformarsi progressivamente in un sistema operativo più ampio. L’obiettivo industriale per Farid è ancora più ambizioso: non limitarsi a esportare macchine finite, ma costruire una presenza produttiva e di assistenza sul mercato americano. È un passaggio strategico. Perché il vero salto, soprattutto negli Stati Uniti, non è vendere un allestimento. È riuscire a costruire intorno al prodotto una filiera locale fatta di integrazione, manutenzione, ricambi, telematica e assistenza. Ed è proprio in questa direzione che Farid sta guardando: una struttura americana con un partner locale per integrare le macchine direttamente negli Stati Uniti, accompagnata da servizi digitali e strumenti di monitoraggio della flotta.
Dal compattatore alla macchina connessa
Il prodotto, del resto, sta cambiando natura. Il compattatore non è più soltanto una macchina che carica e comprime rifiuti. Diventa un nodo di una rete: può dialogare con il veicolo, con il sistema di gestione della flotta, con la centrale operativa e, nel caso americano, con una città che vuole sapere dove sono i contenitori, quando vengono svuotati e come funziona il servizio. È un’evoluzione che Farid sta già affrontando mettendo insieme automazione, telemetria e diagnostica da remoto. L’obiettivo è ridurre i fermi macchina e permettere al gestore di intervenire prima che un problema diventi un guasto. E qui la storia torna curiosamente al punto di partenza. Quella che negli anni Sessanta era una piccola realtà nata dall’esperienza di una concessionaria torinese di veicoli industriali, oggi vende tecnologia per una delle più grandi flotte municipali del mondo.
In mezzo ci sono quasi sessant’anni di trasformazioni: la carrozzeria che diventa specialista, le acquisizioni che costruiscono il gruppo, il capitale tedesco che accelera l’internazionalizzazione e oggi una delle città più esigenti del pianeta che diventa il banco di prova. Il bello, per una volta, è che la globalizzazione non ha cancellato la targa d’origine. L’ha semplicemente portata molto più lontano.


