La scena, più che un normale controllo stradale, sembra l’inizio di un incidente annunciato. Un camionista già in evidente stato di ebbrezza entra in un supermercato, barcolla tra gli scaffali e compra alcune birre. Poi torna al parcheggio, sale sul camion e mette in moto.
A quel punto alcuni clienti, preoccupati per le condizioni dell’uomo, chiamano la Polizia locale. E fanno bene: quando l’autista si muove con l’autocarro nel piazzale, rischia di investire alcune delle persone che stanno raggiungendo le loro auto.
L’episodio è avvenuto nei giorni scorsi nella zona di Seregno, in Brianza. Il conducente è un cittadino ucraino di 39 anni residente a Desio. Una pattuglia del Nucleo Radiomobile lo intercetta poco dopo e gli impone l’alt. Gli agenti non hanno bisogno di molti elementi per capire che qualcosa non va: l’uomo appare ubriaco e viene sottoposto all’alcoltest.
Il risultato è impressionante: oltre 2,5 grammi di alcol per litro di sangue. Un valore che supera di cinque volte il limite ordinario di 0,5 g/l e che, soprattutto, è enormemente superiore al limite previsto per chi guida professionalmente.
Per gli autisti che trasportano persone o merci, infatti, il Codice della strada stabilisce il tasso alcolemico zero. Non esiste quindi, per un camionista professionale, quella fascia fino a 0,5 g/l consentita alla generalità dei conducenti.
Gli agenti hanno ritirato la patente, mentre il camion è stato affidato al titolare dell’azienda per cui lavorava l’autista. A fermare la vicenda prima che si trasformasse in un incidente sono state, in questo caso, soprattutto le persone presenti nel supermercato: hanno visto un uomo in condizioni incompatibili con la guida e hanno avvisato le forze dell’ordine.
È forse questo l’aspetto più significativo della storia. Perché il problema non era soltanto che un autista avesse bevuto. Era che, dopo aver bevuto fino a raggiungere un tasso superiore a 2,5 g/l, aveva deciso di procurarsi altro alcol e quindi di rimettersi alla guida di un camion.
E non è un caso isolato, almeno guardando agli episodi registrati negli ultimi mesi. A maggio, sulla Statale 12 nei pressi di Trento, un camionista era stato fermato dopo che il suo mezzo procedeva a zig-zag: nella cabina gli agenti avevano trovato anche un sacco pieno di bottiglie vuote di superalcolici. L’alcoltest aveva rilevato 3,31 g/l, oltre sei volte il limite ordinario.
A giugno, invece, un autoarticolato aveva percorso circa dieci chilometri contromano sull’A26, tra Vercelli Est e il raccordo con l’A4. Anche in quel caso l’autista era risultato positivo all’alcoltest, con un tasso di 2,18 g/l; la vicenda aveva portato alla revoca della patente e al fermo amministrativo del mezzo.
Tre episodi diversi, dunque, ma con un denominatore comune: quando un mezzo pesante finisce nelle mani di chi non è nelle condizioni psicofisiche per guidarlo, il margine per evitare conseguenze molto gravi può diventare drammaticamente piccolo.
Questa volta, per fortuna, la storia si è fermata nel parcheggio di un supermercato.


