I contratti di rete continuano a crescere e, con loro, cresce l’idea che nella logistica la competitività non passi più soltanto dalla dimensione del singolo operatore, ma dalla capacità di costruire alleanze stabili tra soggetti complementari. È in questo solco che nasce ROLER, la rete di imprese costituita da Interporto Bologna, Dinazzano Po, SAPIR e Rail Traction Company per sviluppare congiuntamente i servizi intermodali in Emilia-Romagna.
L’iniziativa arriva in un momento tutt’altro che neutro per il comparto. In regione il trasporto merci su ferro ha registrato una contrazione, mentre la strada continua a drenare la parte prevalente dei flussi: un quadro che conferma la difficoltà del sistema a spostare davvero volumi significativi verso modalità più sostenibili. ROLER nasce proprio per questo: non come operazione di immagine, ma come tentativo di costruire un perimetro operativo comune capace di unire terminal, porto, impresa ferroviaria e infrastruttura logistica.
Il valore dell’accordo sta nella complementarità dei quattro soci. Interporto Bologna offre il presidio sul grande hub intermodale regionale; Dinazzano Po porta il know-how ferroviario e la connessione con il distretto industriale; SAPIR apre il fronte portuale e le aree logistiche di Ravenna; Rail Traction Company aggiunge esperienza operativa internazionale e relazioni commerciali sui corridoi oltreconfine. In altre parole, la rete prova a superare la logica del singolo nodo per ragionare come sistema.
Sul piano industriale, il messaggio è chiaro: senza coordinamento tra terminal, porto e operatori ferroviari, l’intermodalità resta una somma di buone intenzioni. Con ROLER, invece, gli aderenti puntano a presentarsi come interlocutore unico verso Regione e Autorità portuale, con l’obiettivo di orientare investimenti, infrastrutture e politiche di sviluppo in una direzione coerente. È una scelta che pesa soprattutto in una fase in cui il mercato chiede affidabilità, tempi certi e capacità di generare servizi integrati, non semplici connessioni fisiche.
C’è poi il tema della scala. L’Interporto Bologna rivendica numeri rilevanti in termini di fatturato e occupazione, mentre SAPIR dispone di un patrimonio fondiario logistico che può diventare leva di ulteriore sviluppo; sullo sfondo ci sono il nuovo terminal previsto per il 2027 e il rafforzamento delle connessioni con Ravenna e Brennero. In questo quadro, la rete non è solo uno strumento di cooperazione, ma una risposta alla necessità di mettere a sistema asset che da soli non bastano più.
ROLER, in definitiva, racconta bene la fase che sta attraversando la logistica italiana: meno spazio all’autonomia dei singoli, più bisogno di reti capaci di aggregare competenze, investimenti e relazioni istituzionali. Se funzionerà, potrà diventare un caso utile non solo per l’Emilia-Romagna, ma per tutte le filiere che cercano nell’intermodalità una risposta concreta alla congestione stradale e alla pressione ambientale.
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