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Il conflitto in Israele agita i mercati: impennata sui prezzi di gas e petrolio

Secondo i dati diffusi da FederPetroli Italia, le quotazioni del gas sono aumentate vertiginosamente fino a toccare ieri 43,60 euro/MWh, con un +15% in poche ore. Non diversa la situazione dei due greggi di riferimento (WTI e Brent), rispettivamente in quota 88,80 e 89,50 dollari al barile sulle principali borse internazionali

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Sono immediate le ripercussioni sulle risorse energetiche dopo il conflitto in corso tra Israele e Palestina. Secondo i dati diffusi da FederPetroli Italia, dopo il primo attacco di sabato scorso da parte di Hamas allo Stato israeliano, le quotazioni internazionali del gas si sono impennate fino a toccare ieri il valore di 43,60 euro/MWh, con un +15% in poche ore. Non diversa la situazione dei due greggi di riferimento WTI in quota 88,80 dollari al barile e BRENT in quota 89,50 dollari al barile sulle principali Borse internazionali.

Il Presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, all’apertura dei mercati di oggi ha affermato che tutto ciò «sembra un copione già visto, con un pericolo forniture estere», in riferimento alla problematica dei nostri approvvigionamenti in Africa e Medio Oriente. Un copione che quindi potrebbe avere caratteristiche analoghe a quello che ha preso forma all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, con l’impennata dei prezzi al consumo dei carburanti e degli altri prodotti energetici e ovviamente con ripercussioni negative su tutte le modalità di trasporto.

«L’Italia – ha spiegato in una nota Marsiglia – è a rischio con l’80% di approvvigionamento energetico estero (petrolio e gas). Già evidente il panico sui prezzi internazionali di benzina e gasolio con ricadute sul costo delle bollette».

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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