Da tempo le associazioni delle imprese di autotrasporto chiedevano la ricostituzione della Consulta generale dell’autotrasporto e della logistica e, finalmente, nell’incontro del 22 maggio scorso a Palazzo Chigi, fra le misure del Governo figura l’impegno per il ripristino di questo luogo di confronto fra tutti i soggetti, pubblici e privati, coinvolti nelle politiche del settore. In attesa di vedere i relativi provvedimenti di attuazione, vale la pena di fare un sintetico excursus storico della Consulta precedente, travolta – come sappiamo – dalla spending review del 2012:
• la prima Consulta, ancora priva della parola «logistica», nasce nel 2001 a seguito di un protocollo d’intesa fra Governo e associazioni di categoria e comincia a funzionare nel 2003, con apposito stanziamento di spesa;
• il decreto legislativo 284/2005 provvede al «Riordino della Consulta Generale per l’autotrasporto e del Comitato Centrale per l’Albo nazionale degli autotrasportatori», posti in autonomia contabile e finanziaria nell’ambito del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e ne definisce attribuzioni, composizione, organi interni, modalità di funzionamento e assetto amministrati vo;
• la composizione della Consulta (a cui era stata finalmente aggiunta la parola «logistica») rispecchiava uno dei principali obiettivi del legislatore, quello di farne una «camera di compensazione» fra interessi dei diversi soggetti pubblici e privati operanti nel comparto del trasporto di merci e della logistica, nella consapevolezza che ogni strategia per lo sviluppo del settore non può prescindere dalla sinergia fra chi è coinvolto nella mobilità delle merci;
• fra le strutture interne alla Consulta, vale la pena di ricordare l’Osservatorio per le attività di autotrasporto, da cui provengono gran parte delle norme che, come il celebre art. 83bis dedicato alla disciplina dei costi minimi di sicurezza, rispondevano ad esigenze sollevate dalle associazioni degli autotrasportatori ed erano fortemente contrastate dalle organizzazioni della committenza, fino ad ottenerne la bocciatura in sede europea. Sappiamo che proprio la composizione di quell’Osservatorio ha indotto la Corte di giusti zia UE a ritenere che lo stesso, in sede di elaborazione dei costi minimi non si comportasse come un’articolazione del pubblico potere, bensì come un’associazione di imprese.

C’è da augurarsi che questa sorta di amarcord della vecchia Consulta, con i suoi pregi ma anche con i molti difetti, non induca le associazioni degli autotrasportatori a spingere per una sua ricostituzione sic et simpliciter, come «quando c’era lei».
Infatti, molto del successo di questa nuova Consulta dipenderà non solo, e non tanto, dalla sua composizione e dal suo assetto interno, che è auspicabile siano più equilibrati e tengano conto dei cambiamenti intervenuti nelle modalità di distribuzione delle merci, quanto da un programma di lavoro che abbracci le problematiche prioritarie da affrontare e sottoporre al confronto con il Governo, con l’obietti vo di ridefinire strutturalmente le politi che del settore. Fra queste, meritano di essere menzionate:
• un’analisi oggetti va dei costi – palesi e occulti – che sia condotta congiuntamente da operatori logistici e committenti e tenga conto delle più recenti ricerche a livello universitario, secondo cui il costo complessivo della logistica incide fino al 10% sul fatturato aziendale e la voce trasporto ne rappresenta il 46%;
• la riproposizione dell’obiettivo di incentivare il passaggio dalla clausola franco fabbrica, in base alla quale il venditore è tenuto unicamente a mettere la merce a disposizione, a quella franco destino, in cui lo stesso venditore si fa carico del trasporto della merce fino al luogo di consegna pattuito, con il vantaggio di acquisire il controllo integrale della filiera e maggiore competitività sul mercato;
• la revisione del sistema degli incentivi alle imprese di autotrasporto, con l’obiettivo di superare finalmente gli «aiuti a pioggia », realizzare maggiore efficienza e sostenibilità, e pervenire a un effettivo uso combinato delle modalità di trasporto;
• una più forte e mirata spinta verso la digitalizzazione della catena logistica, ancora carente, tramite piattaforme interoperabili, dati condivisi e sistemi di visibilità dei flussi di trasporto;
• una maggiore e costante attenzione all’interlocuzione con gli organi europei sui temi e le iniziative di diretto interesse per il settore della logistica, con particolare riferimento ai corridoi e reti TEN, e all’attraversamento dell’arco alpino. Potrebbe essere utile, a questo fine, dare vita a un osservatorio permanente nell’ambito della Consulta, con la partecipazione di esperti del mondo della produzione, oltre che della logistica.


