In che modo i diversi paesi europei cercano di reclutare autisti? Ce lo spiega Marco Digioia, Segretario Generale dell’UETR: c’è chi, come le imprese tedesche, guarda a Sudest Asiatico o Africa, chi «pesca» in paesi confinanti come Polonia e Lituania. La Commissione Europea, invece, punta su infrastrutture e cultura. In particolare, sta investendo su aree di sosta e in campagne per il benessere.
Per molti paesi, Italia compresa, applicare in modo restrittivo le norme sulla CQC diventa un ostacolo all’assunzione di autisti extra Ue. Cosa si fa in Europa?
«Il problema è enorme: mancano 600mila drivers all’anno in Europa, senza contare il Regno Unito che qualche mese fa ha quantificato una carenza di 40-50mila autisti. È una criticità gigantesca, ma agire sulla CQC a livello normativo non credo sia una strada percorribile: l’ultima codifica della direttiva UE in materia risale al 2022 e non so quando si potrà rivedere. Intanto, molti paesi hanno messo in campo strategie diverse per cercare di reclutare nuovi autisti».
Quali sono?
«Si fa sempre più ricorso ad autisti di paesi terzi. Per esempio, Polonia e Lituania attingono da Bielorussia, Ucraina e altri paesi dell’ex Unione Sovietica. La Spagna ha accordi con Marocco e Nordafrica. Spesso questo spostamento di autisti si avvale di agenzie di intermediazione che assumono direttamente autisti per poi destinarli ad aziende in Europa. Cosa che comunque deve avvenire nel pieno rispetto della normativa Ue sul distacco internazionale».
In tal caso, gli autisti extra Ue come conseguono la CQC?
«Sostenendo l’esame nel paese in cui operano. O meglio, cercando un modo per fare l’esame… Ma molto passa tramite le agenzie di fornitura di manodopera. La Germania, per esempio, ha attivato centri di formazione nelle Filippine per preparare gli autisti all’esame che faranno una volta raggiunta l’Europa. Come UETR siamo stati approcciati da un grande provider indiano di autisti».
Come funziona?
«Loro formano in India gli autisti, insegnando loro la lingua e le norme dei paesi a cui sono destinati, poi li inviano in Europa per sostenere corso ed esame. L’azienda disposta ad assumerli però deve sostenere le pratiche per il rilascio dei visti e il permesso di soggiorno. L’esito dell’esame non è garantito, anche se l’agenzia copre le spese del secondo tentativo, in caso di bocciatura. Ma non bisogna sottovalutare il problema di integrazione culturale che è fondamentale per la conduzione di un mezzo e per svolgere il ruolo di problem solving che richiede il mestiere».
Quindi, al di là di queste iniziative private, a livello normativo ogni paese si muove in modo autonomo?
«La direttiva sulla CQC c’è già. La Commissione si sta muovendo per rendere la professione più attrattiva. Inoltre, è stata approvata la nuova direttiva di revisione delle patenti che abbassa a 18 anni l’età in cui il possessore di patente C può conseguire la CQC. Rende possibile conseguire le patenti superiori già a 18 anni e iniziare le prove a 17. È sicuramente qualcosa, ma non risolve il problema dell’attrattività del mestiere: se sono stanchi i senior di questa attività, figuriamoci i ragazzi di 18 anni!. Occorre lavorare per migliorare le condizioni di lavoro e l’immagine della professione in generale».
Ovvero?
«Intanto, devo riconoscere che negli ultimi anni la Commissione, anche con il contributo di Esporg e il sostegno di UETR, ha erogato fondi per la realizzazione di aree di sosta sicure. Altra iniziativa interessante è la campagna europea #WellbeingFirst a cui hanno aderito associazioni, sindacati e moltissimi operatori per sensibilizzare autotrasportatori e aziende a creare moduli che insegnino benessere e strategie per migliorare la salute fisica e psichica degli autisti. L’intento è quello di lavorare per gli autisti europei, senza escludere qualora ci siano margini di reclutamento drivers provenienti da paesi terzi, migliorando le condizioni di lavoro per tutti. È un problema ampio, complesso e profondo che necessita di molte energie e strategie di lungo termine per essere affrontato».
Questo articolo fa parte del numero di novembre/dicembre 2025 di Uomini e Trasporti: un numero che contiene un’ampia inchiesta sul percorso che conduce alla CQC: cosa serve davvero per diventare autisti professionisti, le contraddizioni del sistema europeo, le strategie «oltre confine» e molto altro…
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