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Grimaldi: «L’intermodalità ha prodotto vantaggi. E quindi non vanno tagliati gli incentivi»

Il presidente di ALIS, intervenuto nel road show dell’associazione che fa tappa a Napoli, ha quantificato tutti i benefici generati dall’intermodalità. Dai tagli di emissioni di CO2 ai risparmi di esternalità, fino ai benefici ottenuti in termini di riduzione delle distanze fisiche ed economiche tra Nord e Sud. Vantaggi che non andrebbero messi a rischio dalle politiche ambientali dell’Europa, né rattrappiti dalla riduzione degli stanziamenti statali a marebonus e ferrobonus

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Come Italia e, in qualche caso, anche come Mezzogiorno, abbiamo primati di cui spesso non ci rendiamo conto e che invece di fortificare rischiamo colpevolmente di ridimensionare. È stato questo il messaggio espresso da Guido Grimaldi, aprendo il secondo evento del road show «ALIS on Tour», in corso a Napoli presso Castel dell’Ovo. Il presidente, infatti, ha ricordato che «nelle Autostrade del Mare il nostro Paese detiene una quota di mercato del 43,6%, al primo posto tra i vettori mondiali», per poi dettagliare per quale motivo sia un vanto tale risultato. E qui ha quantificato il contributo fornito da ALIS per raggiungere tale eccellenza, ricordando che grazie agli associati che utilizzano l’intermodalità (su un totale di 1.850 realtà associate), «solo nel 2021 sono stati trasferiti dalla strada verso ferro e mare oltre 5,6 milioni di camion in un anno, abbattendo così – come ha certificato uno studio condotto insieme a SRM (centro studi di Intesa Sanpaolo) – 4,8 milioni di tonnellate di CO2 e risparmiando circa 2,2 miliardi di euro all’anno di costi di esternalità». Ma tutto questo non è andato soltanto a beneficio dell’ambiente, perché – sempre stando ai calcoli di Grimaldi –dall’efficientamento dei costi della catena logistica è derivato per i cittadini e per le famiglie italiane un risparmio «di ben 3,4 miliardi di euro in termini di minori prezzi dei beni di largo consumo così come per quelli di prima necessità». In più, questo schema virtuoso ha anche consentito di «accorciare le distanze fisiche, ma soprattutto quelle economiche esistenti tra Nord e Sud».

Il presidente di ALIS Guido Grimaldi

E non è tutto, perché con una buona dose di realismo, Grimaldi ha anche riscontrato come l’intermodalità marittima e ferroviaria sia al momento attuale «la vera e immediata alternativa per coniugare la sostenibilità economica e sociale con quella ambientale dal momento che le attuali tecnologie e alimentazioni, come l’elettrico e l’LNG, non sono in grado di garantire lunghe percorrenze o sono ancora troppo costose».

Eppure, a fronte di questi primati e dei vantaggi che generano, nell’attuale fase si rischia di fare un passo indietro, a causa di politiche sia comunitarie sia nazionali. A livello comunitario, infatti, si ricorderà che proprio la scorsa settimana è stata bocciata la proposta legislativa sugli ETS, contenuta nel Pacchetto Fit for 55, che prevedeva l’inclusione del settore marittimo in un nuovo sistema di tassazione a danno del trasporto sostenibile. 

Il presidente di ALIS ha ricordato la battaglia condotta dall’associazione proprio per respingere la proposta e per «far comprendere che l’applicazione di tale normativa potrebbe seriamente compromettere la sostenibilità economica e ambientale delle Autostrade del Mare e delle linee che collegano le isole, essenziali per i traffici nazionali ed intraeuropei». E soprattutto ha ribadito come «qualora gli armatori non riuscissero ad assorbire gli extra-costi di questa nuova tassazione o a ribaltarla sui clienti e di conseguenza sulla committenza finale e, quindi, sui consumatori, il rischio è che tratte indispensabili delle Autostrade del Mare possano chiudere, mentre alcuni collegamenti con le isole possano vedere i loro prezzi aumentare a danno della continuità territoriale stessa». A quel punto le conseguenze sarebbero deleterie perché milioni di camion tornerebbero sulle strade e le emissioni di CO2 potrebbero aumentare del 70%. Ecco perché Grimaldi ha auspicato che «nei prossimi lavori autunnali del Parlamento europeo sia confermata l’esclusione del trasporto marittimo».

A livello nazionale, invece, Grimaldi ha auspicato che «il Governo investa maggiormente in quelle misure che hanno incentivato l’intermodalità», quali il Marebonus e Ferrobonus «ritenute vere e proprie best practice a livello europeo, e che hanno portato altri Paesi – tra cui la Spagna – a investire notevolmente in incentivi simili». Qui il rischio percepito dal numero uno di Alis è quello di una retrocessione, perché stando ai numeri dai 77 milioni di Ecobonus stanziati in passato dall’Italia per incentivare il trasporto intermodale, oggi si è arrivati «a 20 milioni annui fino al 2026 per Marebonus e Ferrobonus». Da qui l’auspicio indirizzato al governo di supportare la transizione ecologica, aumentando «la dotazione finanziaria di ciascuna misura a 100 milioni di euro all’anno dal 2022 al 2030, sostenendo le imprese virtuose del settore che, per la pandemia prima e la guerra poi, pur lavorando in perdita hanno sorretto il Paese».

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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