HomeProfessioneLeggi e politicaPacchi extra-UE, il Governo rinuncia alla tassa da 2 euro. Confetra esulta, ma Bruxelles presenta il conto

Pacchi extra-UE, il Governo rinuncia alla tassa da 2 euro. Confetra esulta, ma Bruxelles presenta il conto

La legge di Bilancio 2027 punta a cancellare il contributo nazionale sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro. De Ruvo: «Il Governo ci ha ascoltato». Evitato il rischio di una fuga dei traffici verso gli hub europei concorrenti. Intanto, però, dal 1° novembre è scattata la tassa europea di 2 euro, che si aggiunge al dazio di 3 euro già in vigore.

-

Due euro tolti dall’Italia, due euro aggiunti dall’Europa. Sembra un gioco di prestigio fiscale, ma dietro la partita delle tasse sui piccoli pacchi si nasconde una questione molto concreta: dove conviene far entrare nell’Unione europea le merci acquistate online? E, soprattutto, quanti traffici rischiano di perdere aeroporti, operatori doganali e imprese logistiche italiane quando le regole non sono uguali per tutti?

A questa domanda il Governo sembra aver finalmente dato una risposta. L’articolo 30 del disegno di legge di Bilancio 2027 prevede infatti l’abrogazione del contributo nazionale di 2 euro sulle spedizioni di valore non superiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-UE. Una tassa introdotta con la precedente manovra, rinviata per quattro volte e destinata, secondo l’ultima proroga, a entrare in applicazione il 1° gennaio 2027. Se il Parlamento confermerà la disposizione, il prelievo scomparirà definitivamente senza essere mai diventato operativo.

Confetra: «Una vittoria del buonsenso»

La decisione è stata accolta con soddisfazione da Confetra, che da mesi conduce una battaglia contro il contributo nazionale, considerato una minaccia alla competitività della logistica italiana. «Il Governo ci ha ascoltato», dichiara il presidente Carlo De Ruvo, ringraziando espressamente il viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo per l’attenzione riservata alle richieste del settore. In altri termini, il pacco sarebbe comunque arrivato al destinatario italiano, ma il suo viaggio avrebbe potuto evitare gli scali e gli operatori logistici nazionali.

Il rischio, secondo Confetra, era che lo Stato incassasse qualcosa dalla nuova tassa, perdendo però molto di più in traffici, attività doganali, gettito fiscale e indotto logistico. Un risultato opposto rispetto all’obiettivo dichiarato.

Il costo della rinuncia: 91,3 milioni all’anno

La cancellazione del contributo ha anche un prezzo per i conti pubblici. Secondo la relazione tecnica alla manovra, l’abrogazione comporterebbe minori entrate, in termini di fabbisogno e indebitamento, stimate in 91,3 milioni di euro annui dal 2027. Ma il Governo sembra aver riconosciuto che il quadro normativo è cambiato. Dal 1° luglio 2026 l’Unione europea ha infatti introdotto un dazio forfettario di 3 euro sulle importazioni di modico valore, superando la precedente esenzione doganale per le spedizioni fino a 150 euro. E dal 1° novembre è entrata in applicazione anche una nuova tassa europea di gestione delle importazioni, la cosiddetta Union Handling Fee. È proprio questo secondo intervento a rendere ancora meno giustificabile il mantenimento di un contributo esclusivamente italiano.

Bruxelles, però, aggiunge altri 2 euro

La rinuncia italiana non significa affatto che i piccoli pacchi siano tornati esenti da nuovi oneri. Anzi. Dal 1° novembre tutti gli Stati membri applicano una tassa europea di gestione di 2 euro per articolo doganale, destinata a contribuire ai costi dei controlli e delle procedure di importazione.

A differenza del contributo nazionale che il Governo intende abolire, la tariffa europea riguarda le vendite a distanza da Paesi extra-UE indipendentemente dal valore della spedizione. Inoltre, non viene necessariamente calcolata su ciascun oggetto fisico, ma sulle distinte voci doganali contenute nell’invio.

Il risultato è che, per le spedizioni fino a 150 euro soggette a entrambi i prelievi europei, il costo può raggiungere 5 euro per ciascuna categoria di merce dichiarata: 3 euro di dazio forfettario e 2 euro di tassa di gestione, oltre all’IVA eventualmente applicabile.

La differenza decisiva, però, è geografica: queste regole valgono in tutta l’Unione europea. Non creano quindi, almeno sotto il profilo della tariffa, un incentivo specifico a evitare lo sdoganamento in Italia.

La partita vera è dove passano le merci

La vicenda dimostra quanto sia delicato intervenire sulla fiscalità di un settore come l’e-commerce, nel quale le merci possono cambiare rapidamente aeroporto di ingresso, piattaforma di smistamento e percorso distributivo. Per un grande operatore internazionale, modificare il Paese in cui effettuare le operazioni doganali può rappresentare una scelta organizzativa relativamente semplice. Per il territorio che perde quei flussi, invece, le conseguenze possono interessare un’intera filiera: handling aeroportuale, spedizionieri, doganalisti, magazzini, autotrasportatori e servizi collegati.

È su questo terreno che Confetra rivendica il risultato ottenuto. Non una semplice riduzione fiscale, ma la rimozione di quello che avrebbe potuto trasformarsi in uno svantaggio competitivo per il sistema logistico nazionale.

La vicenda, tuttavia, non è ancora formalmente conclusa: l’abrogazione dovrà superare l’iter parlamentare della legge di Bilancio. Resta intanto una lezione: in un mercato europeo senza frontiere interne, tassare unilateralmente il punto di ingresso delle merci può finire per spostare i traffici anziché aumentare le entrate. E nel settore della logistica, una volta che i flussi hanno cambiato strada, riportarli indietro non è affatto scontato.

-