HomeProfessioneLogisticaBRT e la sfida della crescita gentile

BRT e la sfida della crescita gentile

La Medaglia Gold EcoVadis certifica il percorso di sostenibilità, ma i numeri raccontano una partita molto più concreta: 1.493 veicoli elettrici, 1.731 punti di ricarica e 25 milioni di spedizioni consegnate a zero emissioni locali. Perché nell'express delivery la transizione si gioca soprattutto dove il camion incontra la città

-

Una medaglia d’oro può anche essere il punto di arrivo di un percorso. Ma per un operatore espresso, impegnato a consegnare milioni di pacchi ogni anno entrando quotidianamente nei centri urbani, sembra più che altro un punto di partenza. La Medaglia d’oro di cui parliamo – più precisamente la Medaglia Gold EcoVadis 2026 – è quella che ha ottenuto BRT conquistando 82 punti su 100, collocandosi nel 96° percentile delle aziende valutate e nel miglior 2% del proprio settore. L’ambiente è l’area in cui il punteggio è più alto: 94 punti su 100, con l’azienda collocata nel miglior 1% del settore.
Il riconoscimento, però, interessa meno della fotografia industriale che c’è dietro. Perché BRT è un’azienda in espansione, con oltre 200 filiali, 40 hub parcel, 13 hub messaggerie, 10 impianti di logistica e oltre 11.700 punti di ritiro e spedizione. Una rete che porta il corriere sempre più vicino al destinatario e quindi sempre più dentro i territori urbani. E allora il punto è tutto qui: come si fa a far crescere una rete di questo tipo senza far crescere nella stessa misura il suo impatto sulla città?

Il dato più interessante della fotografia ambientale di BRT è forse proprio questo: il 42% della carbon footprint è riconducibile all’ultimo miglio, mentre il 48% deriva dal trasporto pesante. Sono due problemi diversi e richiedono due risposte diverse: da una parte c’è la lunga percorrenza, dove massa trasportata, distanza e consumo energetico rendono la decarbonizzazione una partita tecnologicamente complessa; dall’altra c’è l’ultimo miglio, dove il problema non è soltanto quanta CO₂ produce il veicolo. È anche come quel veicolo occupa la strada, quando entra in città, dove si ferma, quanto rumore produce, come convive con pedoni, biciclette, residenti e traffico. È qui che la sostenibilità della logistica diventa una questione di qualità urbana.

Nel primo semestre 2026 BRT contava 1.493 veicoli elettrici e 1.731 prese di ricarica installate. Più di 150 filiali dispongono di almeno un punto di ricarica. Ma soprattutto, negli ultimi dodici mesi sono state consegnate oltre 25 milioni di spedizioni con mezzi elettrici. Numero importante in quanto sposta il discorso dall’esperimento alla gestione industriale. Perché un conto è mettere qualche furgone elettrico in una grande città e raccontarne l’esperienza. Un altro è costruire una rete di ricarica, organizzare le filiali, assegnare i veicoli alle missioni compatibili, garantire autonomia e tempi di consegna e farlo su una rete nazionale. L’elettrificazione, insomma, diventa parte dell’operatività quotidiana. E anche l’energia utilizzata per alimentarla viene dichiarata interamente proveniente da fonti rinnovabili.

C’è poi un aspetto che spesso nei bilanci ESG rimane sullo sfondo. Il corriere espresso ha un rapporto fisico con la città molto più intenso rispetto a molti altri segmenti del trasporto. Il suo prodotto finale è il contatto con il destinatario. E questo significa entrare nelle città decine di migliaia di volte al giorno. Per questo la transizione dei veicoli può essere letta anche come una forma di adattamento della logistica allo spazio urbano.

Un veicolo elettrico non elimina il problema della sosta in doppia fila. Non risolve da solo la congestione. Non crea uno spazio di carico dove non esiste. Ma riduce rumore ed emissioni locali e, soprattutto, consente di affrontare una parte del problema ambientale senza attendere la trasformazione completa dell’intero sistema logistico.

Il distinguo è netto: la decarbonizzazione del furgone non coincide con la sostenibilità della consegna. Ma è una delle condizioni per renderla più compatibile con la città.

Nel 2025 la carbon footprint complessiva di BRT si è ridotta dell’11% rispetto al 2024, mentre le emissioni per collo risultano inferiori del 29% rispetto al 2020. Sono indicatori più interessanti della semplice quantità di mezzi elettrici perché provano a misurare l’effetto complessivo del cambiamento.

E qui per un’azienda che cresce viene a galla un’altra questione decisiva: ridurre l’impatto assoluto mentre aumenta il volume dell’attività è molto più difficile che ridurre semplicemente l’intensità emissiva di ogni singola spedizione.
La direzione dichiarata dal gruppo Geopost è una riduzione delle emissioni del 43% entro il 2030 e del 90% entro il 2040 rispetto al 2020, nell’ambito dell’obiettivo Net Zero al 2040. Per BRT significa continuare a intervenire contemporaneamente sulla flotta, sugli edifici, sull’energia e sulla rete.

La parte meno visibile della trasformazione riguarda infatti la rete. Efficientare una filiale significa intervenire sui consumi energetici. Elettrificare una flotta significa costruire infrastrutture di ricarica. Ridurre le emissioni significa anche sapere dove vengono generate.

BRT sta mettendo a disposizione dei propri clienti una Sustainability Business Intelligence che consente di analizzare emissioni, composizione della flotta e mezzi utilizzati per le spedizioni.

È un altro passaggio di transizione, vale a dire l’evoluzione del trasporto da esclusivo costo logistico, ma componente del bilancio ambientale del cliente. Per le aziende che devono rendicontare le proprie emissioni, sapere non soltanto quanto costa una spedizione ma anche quanto pesa in termini di CO₂ diventa un’informazione operativa.

Anche qui BRT prova a spostare il confine. Nell’area degli acquisti sostenibili ha ottenuto 79 punti su 100, collocandosi nel miglior 4% del settore. La Sustainable Procurement Charter introduce principi ambientali, sociali e di diritti umani nei rapporti con i fornitori, affiancati da clausole contrattuali, formazione ESG e sistemi di valutazione delle performance.

Il senso è abbastanza chiaro: se una parte dell’impatto nasce lungo la catena del valore, non può essere affrontata guardando soltanto ai mezzi di proprietà.

La Medaglia Gold EcoVadis fotografa quindi un percorso già consistente. Ma, paradossalmente, i numeri più interessanti sono quelli che rendono più evidente quanto lavoro rimanga da fare: il 42% dell’impatto è ancora nell’ultimo miglio, il 48% nel trasporto pesante.

Sono proprio le due estremità della catena a concentrare quasi tutto il problema. Ecco perché per BRT la sfida non è soltanto diventare un corriere più sostenibile. È trovare una forma di crescita che sia compatibile con la strada e con la città. Come a dire, riuscire a consegnare sempre più pacchi, come il mercato richiede, senza far percepire allo spazio urbano il peso di quella crescita.

Avete appena letto la definizione più concreta possibile di una logistica «gentile».

-