Il Governo fa un altro passo indietro sulla tassa italiana da 2 euro sui mini-pacchi provenienti dai Paesi extra Ue. L’entrata in vigore del contributo nazionale, già rinviata più volte e da ultimo prevista per il 1° ottobre, slitta al 1° dicembre 2026. Il nuovo rinvio è previsto dal decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162.
Una scelta che arriva mentre il modello dell’e-commerce internazionale sta rapidamente cambiando e che, soprattutto, evita per altri due mesi di aggiungere un nuovo onere italiano al dazio doganale europeo da 3 euro, già entrato in vigore il 1° luglio per le merci di valore non superiore a 150 euro provenienti da Paesi extra Ue. Tecnicamente, il prelievo europeo è di 3 euro per ciascuna voce doganale contenuta nella spedizione, e non necessariamente di 3 euro per pacco.
Il contributo italiano da 2 euro era stato introdotto dalla legge di Bilancio 2026 e avrebbe dovuto inizialmente debuttare all’inizio dell’anno. Dopo diversi rinvii, la partenza era stata fissata al 1° ottobre. Ora il nuovo slittamento al 1° dicembre punta anche a consentire un maggiore coordinamento con il quadro europeo, dove è in preparazione una handling fee comune.
I mini-pacchi sono già crollati del 39%
A rendere ancora più significativa la decisione sono i primi effetti prodotti dal nuovo sistema europeo. Secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dopo l’introduzione del dazio del 1° luglio, nel bimestre luglio-agosto le importazioni italiane di pacchi di modico valore sono diminuite di circa il 39% rispetto a maggio-giugno. Numeri che indicano un fenomeno più ampio della semplice riduzione degli acquisti. Secondo Confetra, le imprese dell’e-commerce stanno infatti riorganizzando le catene distributive, consolidando maggiormente le merci e facendo ricorso a magazzini e piattaforme logistiche localizzati all’interno dell’Unione europea, anziché moltiplicare le micro-spedizioni dirette dai Paesi extra Ue al singolo consumatore. «Siamo di fronte a un cambiamento strutturale del commercio internazionale», sottolinea il presidente di Confetra, Carlo De Ruvo. Il modello delle micro-spedizioni dirette al consumatore, sostiene, sta progressivamente lasciando spazio a sistemi basati sul consolidamento delle partite, sull’apertura di hub e magazzini in Europa e su catene distributive maggiormente integrate.
Il rischio di spostare i traffici fuori dall’Italia
Confetra accoglie quindi positivamente il rinvio, dopo avere contestato fin dall’inizio l’introduzione di un prelievo esclusivamente italiano. Il rischio, secondo la Confederazione, è che un costo applicato soltanto alle merci che entrano attraverso i gateway italiani renda più conveniente sdoganare i pacchi in altri Paesi europei, per poi movimentarli all’interno del mercato unico, con la conseguente perdita di traffici per aeroporti, porti, hub e operatori logistici italiani. Ed è proprio su questo punto che la posizione di Confetra va oltre il semplice rinvio: con l’arrivo della futura handling fee europea, la Confederazione chiede di superare definitivamente il contributo nazionale da 2 euro, evitando che i due meccanismi finiscano per sovrapporsi.


