Nove camion Euro 6 con centraline motore manomesse, tachigrafi alterati, conducenti alla guida con carte intestate ad altri autisti. E oltre 20 mila euro di sanzioni. È il bilancio di tre giorni di controlli straordinari effettuati a Villorba, in provincia di Treviso, dalla Polizia Locale intercomunale Postumia Romana sui veicoli pesanti stranieri impegnati nel trasporto internazionale.
Ma tra le irregolarità riscontrate ce n’è una che merita particolare attenzione: nove camion presentavano modifiche software alle centraline motore, finalizzate a eludere i sistemi di controllo delle emissioni. In sostanza, veicoli omologati Euro 6 sui quali l’elettronica era stata alterata per aggirare le prescrizioni antinquinamento.
Le verifiche hanno portato anche alla scoperta di un camion serbo con il tachigrafo manomesso, due conducenti di una società rumena che utilizzavano carte tachigrafiche non proprie e cinque veicoli dell’Europa orientale con il dispositivo non funzionante. Contestate inoltre violazioni relative al distacco dei conducenti, alla documentazione di trasporto e all’efficienza dei mezzi.
Da Treviso a Trento: le frodi passano dal software
Quello di Villorba non è un episodio isolato. Ad agosto, a Trento, la Polizia Locale aveva individuato quattro camion, provenienti da Bosnia-Erzegovina, Slovacchia e Polonia, con centraline motore riprogrammate per alterare il funzionamento dei sistemi antinquinamento. Per ciascun veicolo erano scattate sanzioni per circa 4.400 euro, il sequestro della centralina e il fermo amministrativo per tre mesi.
A luglio, a Como, altri quattro autocarri stranieri erano stati sanzionati per manomissioni analoghe. In un caso, secondo gli agenti, erano stati addirittura inseriti nel software parametri appartenenti a veicoli differenti, presumibilmente di provenienza militare, per ottenere condizioni di funzionamento più favorevoli.
E a Bari, nel bilancio dei primi sette mesi del 2026, la Polizia Locale ha segnalato decine di violazioni riguardanti la manomissione dei sistemi SCR, quelli che utilizzano l’AdBlue per abbattere gli ossidi di azoto.
Perché eliminare l’AdBlue fa aumentare le emissioni
Il meccanismo è relativamente semplice, almeno nel suo principio. L’AdBlue è una soluzione a base di urea utilizzata nei sistemi SCR per trasformare gli ossidi di azoto (NOx) presenti nei gas di scarico dei motori diesel in azoto e acqua.
Alcune manomissioni consentono di disattivare l’iniezione dell’additivo, ingannando la centralina che dovrebbe segnalarne l’assenza e limitare progressivamente il funzionamento del camion. Il risultato è un risparmio sui consumi di AdBlue e, talvolta, sulla manutenzione, ottenuto però a costo di emissioni sensibilmente superiori.
Quanto superiori? Uno studio del Centro comune di ricerca della Commissione europea ha dimostrato che, nei veicoli sottoposti a prove sperimentali, la disattivazione del sistema SCR può provocare un aumento delle emissioni di NOx superiore a dieci volte.
Il problema, dunque, non è soltanto ambientale. Un trasportatore che aggira gli obblighi tecnici può ridurre i costi rispetto a chi mantiene regolarmente efficiente il proprio veicolo. È anche una questione di concorrenza.
I controlli entrano nel cervello del camion
La novità è che queste frodi, un tempo difficili da individuare senza un’ispezione approfondita, possono oggi essere ricercate direttamente su strada attraverso strumenti diagnostici collegati all’elettronica del veicolo.
Già nel novembre 2025 Autostrade Alto Adriatico aveva messo a disposizione della Polizia Stradale del Friuli-Venezia Giulia cinque dispositivi per individuare alterazioni dei sistemi AdBlue e dei filtri antiparticolato. Le verifiche, effettuate anche sull’A4, permettono agli agenti di analizzare i dati delle centraline e cercare anomalie che un normale controllo visivo potrebbe non rivelare.
Non basta più, insomma, che il camion si presenti in perfette condizioni esteriori. Per verificare se rispetta davvero le caratteristiche di omologazione, può essere necessario entrare nel suo sistema elettronico.
Come si scopre una frode sull’AdBlue? Il nuovo Check Point
Ma che cosa succede concretamente quando un camion viene fermato? Come fa un agente a capire se il sistema AdBlue funziona davvero oppure se la centralina è stata modificata per simulare un funzionamento regolare?
Sono proprio le domande al centro del nuovo episodio di «Check Point – Dentro l’attività di controllo», la serie di video-documentari realizzata da K44 Risponde insieme alla Polizia Stradale.
Le telecamere seguono da vicino l’attività degli agenti, mostrando come vengono eseguite le verifiche sui sistemi elettronici dei camion e quali anomalie possono rivelare una manomissione.
Un viaggio dentro i controlli che normalmente gli autotrasportatori vedono soltanto dall’esterno. Per capire non soltanto quali comportamenti vengono sanzionati, ma soprattutto come la polizia riesce a scoprirli.


