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Le misure per l’autotrasporto nella legge di Bilancio 2026. Una manovra senza svolta: accise su, benefici a metà

Una correzione del Senato ha impedito che venisse bloccato l’uso del credito d’imposta per il rimborso delle accise, che avrebbe costretto le imprese a un’anticipazione straordinaria media di 56 mila euro ciascuna. Così come è stata confermata l’esenzione dall’allineamento dell’accisa sul gasolio per i veicoli Euro5 o superiori, sopra le 7,5 tonnellate. Unica novità: la tassa sui pacchi

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Poche misure mirate per il settore, molte di carattere generale per le imprese: in sostanza, tante conferme e poche vere novità. Questa la sintesi della legge di Bilancio 2026 letta con gli occhi dell’autotrasportatore. Occhi che cadono subito sulla norma più impattante: l’allineamento dell’accisa sui carburanti, che quest’anno comporta un incremento del gasolio di 4,05 centesimi al litro, accompagnato da una riduzione di pari entità sulla benzina, per arrivare a un’aliquota unica di 672,90 euro per mille litri.

Per i veicoli sopra le 7,5 tonnellate appartenenti alle categorie Euro V e superiori, tuttavia, l’aumento viene compensato: è infatti confermato il rimborso in vigore da anni, pensato per allineare i costi delle imprese italiane a quelli dei concorrenti europei, rimborso che di fatto assorbe anche quest’ultimo aumento. Al di sotto delle 7,5 tonnellate e fino alla categoria Euro IV, invece, l’incremento del gasolio colpisce in pieno.

Accisa ridotta ma non per tutti

Se il numero dei veicoli che possono beneficiare dell’esenzione è stimabile in circa 250 mila unità, è molto più difficile quantificare quelli esclusi dal rimborso, in assenza di statistiche di dettaglio. È però possibile stimare l’aggravio medio per veicolo in base ai consumi annui. È quanto ha fatto CNA Fita, che ha passato al microscopio la legge di Bilancio e ha calcolato, su una percorrenza media di 33 mila chilometri annui, un maggior costo di 1.336,50 euro per veicolo pesante, Iva esclusa. Un importo tutt’altro che trascurabile.

A fronte di questo aumento, le imprese che rientrano nel regime di rimborso dovranno comunque anticipare la maggiore spesa, Iva compresa, con un aggravio di 1.630,53 euro per veicolo, che potrà essere recuperato tramite credito d’imposta nella dichiarazione trimestrale successiva.

Recuperato il credito di imposta

È stata infatti confermata la possibilità di utilizzare il credito d’imposta, che in una prima versione della legge di Bilancio — poi modificata dal Senato — era stata esclusa. Si tratta del risultato più rilevante ottenuto dal settore nel corso dell’iter parlamentare. La pressione delle associazioni di categoria ha consentito di correggere una misura che avrebbe provocato una grave crisi di liquidità, costringendo le imprese a un esborso imprevisto stimato da CNA Fita in circa 56 mila euro l’anno, nel caso di un’azienda artigiana con otto veicoli.

Ulteriore beneficio, potenzialmente anche più vantaggioso per i veicoli esclusi dal rimborso, potrebbe arrivare dalla conferma di quanto previsto dal decreto legislativo 43/2025, esplicitamente richiamato dalla legge di Bilancio, in materia di biocarburanti e HVO, ai quali è riconosciuta, per cinque anni, un’accisa ridotta a 617,40 euro per mille litri, pari — secondo stime CNA Fita — a un risparmio annuo di circa 2.200 euro per veicolo. Si tratta però di un’opportunità limitata: l’HVO è utilizzabile quasi esclusivamente su veicoli Euro V e VI e, soltanto con particolari accorgimenti tecnici, su Euro IV. Inoltre, per beneficiare dell’agevolazione è necessario prestare attenzione al momento del rifornimento, poiché l’HVO deve rispettare specifici criteri di sostenibilità previsti dal decreto.

Incentivi per gli investimenti

Più che l’iperammortamento al 180% — che interessa beni strumentali come sistemi di magazzino automatizzati e dispositivi di pesatura e tracciamento — è il rifinanziamento della Nuova Sabatini a incidere in concreto sugli investimenti. Lo stanziamento previsto è di 200 milioni per il 2026 e 450 milioni per il 2027, che si aggiungono ai fondi già messi a disposizione negli anni precedenti. La misura contribuisce indirettamente al rinnovo del parco veicoli, affiancandosi al piano quinquennale da 590 milioni del MIT, ormai in dirittura d’arrivo, e ai circa 20 milioni annui del fondo strutturale per il settore.

Il vantaggio della Sabatini è la continuità: non un credito d’imposta, ma un abbattimento del costo degli interessi su prestiti e leasing per l’acquisto dei mezzi. Anche dall’iperammortamento potrebbero derivare opportunità per l’acquisto di veicoli. Secondo CNA Fita, infatti, possono rientrare nella maggiorazione dell’ammortamento anche mezzi dotati di sistemi avanzati che li rendono «cibernetici»: interconnessione con il gestionale aziendale, inserimento in processi logistici digitalizzati (come carico e scarico automatizzati o gestione intelligente dei percorsi) o predisposizione alle tecnologie per la guida autonoma e la logistica predittiva. Si tratta però di un’interpretazione che richiederà chiarimenti ufficiali.

Busta paga più pesante

È sul fronte del lavoro che la legge di Bilancio 2026 interviene in modo più favorevole per i dipendenti. La combinazione tra revisione delle aliquote Irpef — che può garantire un risparmio fino a 440 euro annui — e la tassazione al 5% degli aumenti contrattuali consente agli autisti di percepire un netto più elevato senza determinare costi aggiuntivi per l’impresa. L’innalzamento del limite dei buoni pasto elettronici a 10 euro permette poi di riconoscere circa 440 euro netti annui in più ai lavoratori a parità di costo aziendale, a differenza di quanto avverrebbe con un premio in busta paga soggetto a tassazione ordinaria.

La tassazione agevolata all’1% sui premi di risultato e al 15% su lavoro notturno e festivo favorisce infine le imprese attive su linee h24, riducendo il carico fiscale sulle voci che compensano i maggiori sacrifici del personale viaggiante. Resta qualche criticità: i benefici sono numerosi ma di importo individuale limitato e richiedono una gestione amministrativa attenta e frammentata.

Tassa sui pacchi

Ha suscitato attenzione anche l’introduzione di un contributo fisso di 2 euro per ogni spedizione proveniente da Paesi extra Ue con valore pari o superiore a 150 euro, a copertura degli oneri amministrativi doganali. Misura che colpisce in particolare i corrieri espressi impegnati nella distribuzione dell’e-commerce.

Criticità economiche, legate all’erosione dei margini, ma anche operative: il rischio è un rallentamento delle operazioni di sdoganamento su milioni di piccoli pacchi. CNA Fita segnala pure che, in caso di mancato pagamento del tributo all’origine, il trasportatore debba richiederlo al destinatario finale, con allungamento dei tempi di consegna e il rischio concreto di rifiuto della merce.

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