Finalmente vedono la luce, in quasi tutte le regioni del Nord, le Zone logistiche semplificate (ZLS). Introdotte in Italia da una legge del 2017 sul modello delle grandi free zone asiatiche e mediorientali, nascono con l’obiettivo di avvicinare le attività produttive ai punti di imbarco e sbarco delle merci. Sulla carta si tratta di uno strumento strategico per la logistica, soprattutto in un contesto in cui i porti e il commercio marittimo stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’economia mondiale e nel Mediterraneo. In questa prospettiva, gli scali marittimi sono destinati a diventare i nuovi caselli autostradali.

Se nel secolo scorso i grandi urbanisti avevano legato la ricostruzione dell’Italia alla rete autostradale, collocando le aree produttive in prossimità degli svincoli per ridurre i costi logistici e migliorare l’accessibilità delle merci, oggi l’organizzazione del territorio segue un’altra direttrice: un business che sempre più spesso arriva dal mare.
La gestazione delle ZLS, però, è stata lunga. Dal 2017 al 2024 ne è stata attivata una sola, quella del porto di Venezia e del Rodigino, entrata in funzione nel 2022. L’attesa si è sbloccata con il Dpcm 40 del 2024, che ha definito termini e condizioni per l’avvio delle ZLS, chiarendo anche che queste devono essere necessariamente ancorate a un porto.
La Lombardia, ad esempio, ha scelto di collegarle agli scali fluviali. Le ZLS possono inoltre comprendere Comuni (o parti di Comuni) ammessi dall’Unione europea nel regime degli aiuti di Stato a finalità regionale.
La filosofia delle ZLS italiane, sulla scia delle Zone economiche speciali nate nel Mezzogiorno e oggi confluite nella ZES Unica (si veda box in basso), si fonda su due pilastri:
• La semplificazione amministrativa, ottenuta attraverso sportelli digitali regionali per il rilascio dell’autorizzazione unica, pensati per facilitare e accelerare l’avvio delle attività industriali;
• Il credito d’imposta.
Ed è qui che emerge una prima criticità per l’autotrasporto. Il Dpcm 40/2024 esclude infatti le attività di trasporto merci dall’accesso al contributo, riconosciuto invece alle attività accessorie e ai magazzini. La motivazione è tecnica: il regime europeo degli aiuti di Stato non prevede il sostegno diretto a questa tipologia di attività.
Anche l’avvio del credito d’imposta è stato complesso. Nel 2024 sono stati stanziati 80 milioni di euro, poi estesi anche al 2025 a causa del numero limitato di domande, dovuto in parte al fatto che molte ZLS erano ancora in fase di avvio. L’iter prevede infatti una deliberazione regionale da trasmettere al Dipartimento per le politiche di coesione, che a sua volta deve predisporre il Dpcm istitutivo della ZLS.
CHE COSA SONO LE ZLS
Sono aree geografiche definite dalle Regioni nelle quali si applicano regimi normativi, amministrativi, fiscali e doganali semplificati per favorire gli investimenti produttivi e logistici, l’attrazione di imprese, la semplificazione delle procedure autorizzative e la competitività delle filiere di trasporto e logistica. All’interno di una ZLS le imprese possono beneficiare, tra l’altro, di crediti d’imposta e inventivi fiscali per investimenti.
Sono state istituite con la legge 27 dicembre 2017, n. 205 (art. 1 comma 61-65), mentre il Dpcm 4 marzo 2024, n. 40 ha definito le modalità di perimetrazione, i criteri e le procedure, i termini per la realizzazione degli investi menti, le attività ammissibili e le misure di semplificazione. È un’area in cui le attività economiche godono di semplificazioni amministrati ve e incentivi. La gestione è affidata alla Struttura di missione ZES (Sottosegretario Luigi Sbarra) e il Piano Strategico definisce i settori industriali prioritari.


CHE COS’È LA ZES UNICA DEL SUD
La ZES Unica del Sud è stata istituita il 1° gennaio 2024 (Decreto-Legge 124/2023, Legge 162/2023) e copre inizialmente Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna, con l’aggiunta di Umbria e Marche dal novembre 2025 (Legge 171/2025). È un’area in cui le attività economiche godono di semplificazioni amministrative e incentivi. La gestione è affidata alla Struttura di missione ZES (Sottosegretario Luigi Sbarra) e il Piano Strategico definisce i settori industriali prioritari.
L’ultima legge di bilancio ha rifinanziato la misura con 100 milioni di euro per il periodo 2026-2028, destinati a sostenere le attività localizzate nei Comuni inclusi nelle ZLS attive, con l’eccezione della ZLS del Lazio per il porto di Civitavecchia e di quella di La Spezia, entrambe in attesa del Dpcm.
Intanto, però, non mancano le polemiche, spesso legate alla contrapposizione tra territori inclusi ed esclusi. Il caso più emblematico è quello dei Comuni di Pioltello e Segrate, in Lombardia, inseriti nella ZLS del porto e retroporto di Genova. Una soluzione ammessa dal regolamento, soprattutto considerando che la Lombardia non ha sbocchi diretti al mare.

La prospettiva che importanti comparti della logistica possano insediarsi in quei territori, attratti dalle agevolazioni amministrative e fiscali, ha però acceso il dibattito locale. Alcune amministrazioni hanno chiesto alla Regione Lombardia di rivedere la scelta, temendo un aumento del traffico e delle emissioni in prossimità delle aree residenziali.
Se la sindrome Nimby («Not in my backyard») colpisce anche le ZLS e la logistica, c’è chi denuncia inoltre uno sviluppo a due velocità: più rapido nei territori inclusi nelle ZLS, più lento negli altri.
Questo perché, oltre al quadro nazionale di incentivi e semplificazioni, ogni regione definisce in autonomia le misure di accompagnamento, che si traducono in infrastrutture, tecnologia e ulteriori agevolazioni.
Il rischio è quello di rafforzare alcuni territori, marginalizzandone altri. Last but not least, l’esclusione dell’autotrasporto dal credito d’imposta continua a non convincere le associazioni di categoria, che individuano in questa scelta la possibile origine di nuovi squilibri, disallineamenti competitivi e perdite di competitività per l’intero settore.

Altre zone, altre opportunità
ZES UNICA DEL SUD: BOOM DI AUTORIZZAZIONI E SEMPLIFICAZIONE ANCHE PER L’AUTOTRASPORTO
La ZES Unica del Sud accelera gli investimenti con uno sportello digitale che semplifica le autorizzazioni anche per l’autotrasporto. Dall’unificazione nel 2023, le autorizzazioni sono passate da 280 a oltre 1.000, con fondi triennali fino a 2,3 miliardi e focus anche sulla logistica.
La ZES Unica del Sud accelera gli investimenti e apre le porte alla semplificazione anche per l’autotrasporto. Se il credito d’imposta non copre gli investimenti nel trasporto merci per vincoli europei sugli aiuti di Stato, le imprese che vogliono avviare o trasferire attività di autotrasporto nelle 8 regioni della ZES Mezzogiorno – da novembre 2025 estesa anche a Umbria e Marche – possono richiedere l’autorizzazione digitale tramite lo sportello unico S.U.D. Zes.
A confermarlo a Uomini e Trasporti è la Struttura Tecnica di Missione ZES, alle dirette dipendenze di Palazzo Chigi, coordinata da Giuseppe Romano, che negli ultimi due anni ha rilasciato 1.044 autorizzazioni tra 20 e 60 giorni, contro le 280 autorizzazioni dei quattro anni precedenti, quando le ZES erano gestite dalle singole regioni. Lo sportello unico sostituisce i molteplici nulla osta richiesti a diversi enti, coordinandone il rilascio e rilasciando un’autorizzazione unica in tempi prestabiliti. La ZES Unica del Sud supera la logica delle aree portuali, favorendo uno sviluppo diffuso in cui infrastrutture e collegamenti logistici sono centrali per la produzione e la distribuzione. L’unificazione delle ZES nel 2023, su iniziativa dell’ex ministro Raffaele Fitto con il decreto-legge 124/2023, ha trasformato la semplificazione in un modello di sviluppo industriale, riconosciuto anche dalla Presidente Giorgia Meloni, che ha recentemente auspicato una ZES unica nazionale.
Il sostegno economico del Governo è significativo: la legge di bilancio prevede fondi triennali per pianificare a lungo termine gli investimenti: 2,3 miliardi per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. La crescita delle richieste di credito d’imposta ha portato a un abbassamento dell’aliquota: dal 100% del 2024 (1,8 miliardi stanziati) al 60,3% del 2025 (2,2 miliardi a bilancio), più un 14,6% aggiuntivo dai fondi della legge di bilancio 2026, per un sostegno complessivo vicino al 75%. Le aziende devono presentare le spese ammissibili entro il 31 maggio 2026 all’Agenzia delle Entrate.
Il Piano Strategico triennale, approvato a luglio 2024 dalla Cabina di regia della Struttura di Missione ZES, include anche il turismo tra i settori strategici. Gli investimenti più rilevanti riguardano agroalimentare in Campania e Abruzzo, manifatturiero e cantieristico vicino ai porti e un importante progetto turistico in Puglia realizzato da un gruppo svizzero-statunitense. Con la ZES Unica, il Sud accelera verso uno sviluppo industriale diffuso, sostenuto da digitalizzazione, semplificazione e pianificazione economica triennale: un modello che il Governo vorrebbe estendere a tutta Italia.
Questo articolo fa parte del numero di gennaio/febbraio di Uomini e Trasporti: un numero che contiene un’ampia inchiesta sul nuovo corso dei porti italiani e sul perché gli scali marittimi rappresentano sempre più il nuovo baricentro della logistica.
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