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Crisi di Hormuz, allarme di Assoferr: +50% i costi per il cargo ferroviario

L’associazione guidata da Mauro Pacella mette in guardia sui rischi portati dalla guerra nel settore: “Rischia di essere un punto di non ritorno”. Il dito è puntato contro l’innalzamento dei costi e l’allungamento dei tempi per i rifornimenti. “Appare evidente la necessità di un sostegno continuo alla competitività del trasporto ferroviario merci, – dice Pacella - cosa che abbiamo più volte chiesto al Governo, qualsiasi incentivo alla ferrovia merci compensa le esternalità generate da altre modalità di trasporto”

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Anche il cargo ferroviario sotto scacco per il blocco del commercio internazionale dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz dovuto al conflitto in Medio Oriente. “Ormai da tempo, soprattutto dalla pandemia, tutte le imprese italiane, ma anche europee, hanno sviluppato dei modelli di flessibilità e resilienza al susseguirsi delle diverse crisi. E anche se la ”Military Mobility”, cioè il trasporto di materiale bellico rappresenta una filiera logistica alternativa a cui molti potranno guardare, è evidente che, con il perdurare di questa instabilità globale, potremmo arrivare a un punto di non ritorno”. È l’allarme lanciato da Mauro Pacella, presidente Assoferr, l’associazione italiana dei detentori e gli utilizzatori di carri ferroviari europei, sulle possibili grave conseguenze per il settore cargo ferroviario.

Costi più alti e tempi più lunghi

“Il mercato – continua Pacella – si sta trovando a fronteggiare merci bloccate con grande preoccupazione per i volumi conseguentemente in calo. Sicuramente ci saranno fenomeni speculativi ma resta il fatto che la durata del conflitto e della chiusura dello stretto di Hormuz non deporranno a favore dello scenario globale. Il blocco, da solo, rende complesso tutto il sistema di scambi commerciali est ovest. E il bypass verso altre rotte prevede aumenti di almeno 20 giorni di viaggio e, tra consumo di carburante, premi assicurativi e altri costi accessori, si potranno avere aumenti anche oltre il 50% rispetto ai livelli base”

Sostegno al trasporto merci su ferro

“Appare evidente la necessità di un sostegno continuo alla competitività del trasporto ferroviario merci, – continua Pacella – cosa che abbiamo più volte chiesto al Governo, qualsiasi incentivo alla ferrovia merci compensa le esternalità generate da altre modalità di trasporto. Dobbiamo abituarci a nuove ‘esternalità’ come appunto continue crisi internazionali e conseguenti fibrillazioni sui mercati. Ribadiamo sempre la necessità – conclude Pacella – che il trasporto terrestre sia basato sull’intermodalità dove la ferrovia percorre le tratte più lunghe mentre l’autotrasporto lo terminalizza con la sua flessibilità e capillarità. Sempre a patto che porti, interporti e industrie alimentino questo trasporto”.

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