La scorsa settimana il CEO di Rheinmetall, Armin Papperger, aveva dichiarato che l’accordo tra la sua azienda e Leonardo per la divisione autocarri militari di Iveco Defence Vehicles (IDV) stava subendo un ritardo, dovuto a una precedente operazione tra Iveco Group e Leonardo, da chiudere entro il primo trimestre dell’anno, come ribadito nel Piano Industriale 2026-2030. Adesso proprio da Iveco arriva la conferma della cessione del business Defence, definendola «una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni nell’industria italiana, segnando una svolta strategica destinata a ridisegnare gli equilibri nel settore della difesa terrestre europea».
L’operazione, finalizzata il 18 marzo 2026, prevede il trasferimento delle attività legate ai marchi IDV e ASTRA per un valore complessivo (enterprise value) di 1,7 miliardi di euro, con un prezzo di vendita pari a 1,6 miliardi, soggetto ai consueti aggiustamenti di chiusura.
Un polo europeo della difesa terrestre
Il razionale industriale è chiaro: integrare le competenze di Iveco Defence Vehicles con la struttura e le capacità sistemistiche di Leonardo per creare un player europeo in grado di competere su scala globale. In un contesto geopolitico segnato dall’aumento della spesa militare e dalla necessità di autonomia strategica europea, l’operazione si inserisce perfettamente nel trend di consolidamento del settore.
Leonardo rafforza così il proprio posizionamento nella difesa terrestre, segmento finora meno centrale rispetto all’aerospazio e all’elettronica, mentre Iveco esce da un business altamente specializzato ma non più core rispetto alla propria strategia industriale.
Valore per gli azionisti: maxi dividendo in arrivo
Dal punto di vista finanziario, Iveco ha scelto una strada netta: redistribuire agli azionisti i proventi dell’operazione. Il dividendo straordinario atteso si attesta tra 5,7 e 5,8 euro per azione, leggermente sopra le stime iniziali.
Il pagamento è previsto per il 20 aprile 2026, mentre il via libera formale sarà discusso nell’assemblea straordinaria del 25 marzo. Un segnale chiaro al mercato: monetizzare l’asset e restituire valore immediato agli investitori, senza reinvestimenti nel breve termine.
Una separazione già nei numeri
La dismissione non arriva a sorpresa. Già dal terzo trimestre 2025 il business Defence era stato classificato come «discontinued operations», con un valore contabile di 313 milioni di euro a fine anno. Questo passaggio evidenzia come la separazione fosse già incorporata nella strategia e nei conti del gruppo, preparando il terreno a un’operazione che ora trova compimento.
Il legame con l’OPA Tata Motors
Elemento cruciale, spesso sottovalutato: la cessione rappresenta una condizione chiave per l’offerta pubblica di acquisto volontaria lanciata da Tata Motors sull’intero capitale di Iveco. La separazione del business Defence elimina infatti un asset sensibile dal punto di vista politico e strategico, facilitando il percorso dell’operazione e rendendo il gruppo più “leggibile” per un acquirente industriale internazionale.
Iveco si rifocalizza sul core business
Dopo l’uscita dalla difesa, Iveco si concentra su ciò che storicamente rappresenta il cuore del gruppo: veicoli commerciali, powertrain e trasporto pubblico. Una scelta coerente con le sfide del settore: transizione energetica, elettrificazione, idrogeno e logistica sostenibile. Liberata da un business ad alta intensità geopolitica, l’azienda potrà concentrare risorse e capitale su innovazione e competitività industriale.
Una mossa che ridisegna il sistema industriale italiano
L’operazione non è solo finanziaria o industriale, ma anche sistemica. Da un lato rafforza Leonardo come campione nazionale ed europeo della difesa; dall’altro apre a una possibile ridefinizione della presenza industriale italiana nel settore dei veicoli commerciali, soprattutto in vista dell’evoluzione dell’offerta di Tata Motors.
In sintesi, si tratta di una doppia transizione: Iveco cambia pelle, mentre Leonardo consolida il proprio ruolo strategico. Il vero impatto si misurerà nei prossimi anni, tra integrazione industriale, sviluppo tecnologico e nuovi equilibri globali.


