HomeProfessioneLeggi e politicaSpagna, camionisti in piazza per le pensioni da lavoro usurante: l’Italia osserva

Spagna, camionisti in piazza per le pensioni da lavoro usurante: l’Italia osserva

Oltre 5.000 autisti chiedono i coefficientes reductores per andare in pensione a 60 anni, o a 55 per gli autonomi (padroncini). In Italia, gli autotrasportatori merci restano esclusi dalle tutele per lavori usuranti, ottenendo soltanto la qualifica di «gravosi». Ma è un'altra cosa...

-

Madrid, 10 marzo 2026. La capitale spagnola si è svegliata con una cabina di comando gigante a cielo aperto. Davanti al Ministerio de Transportes, oltre 5.000 camionisti, autisti di autobus e pullman hanno trasformato la piazza in un mare di giubbotti ad alta visibilità, striscioni e clacson. Tutto ruota intorno a uno slogan che non lascia dubbi: «Si no hay coeficientes reductores, habrá… huelga». Che tradotto equivale a dire che «se lo Stato non riconosce il diritto alla pensione anticipata, scatterà lo sciopero generale del trasporto su strada».

Non è solo un grido simbolico: è la richiesta concreta di riconoscere che guidare mezzi pesanti è un lavoro usurante e che gli autisti meritano di poter andare in pensione prima dei 67 anni previsti dalla legge. L’oggetto della vertenza sono i coefficientes reductores, meccanismo che consente di “pesare” di più ogni anno di lavoro ai fini pensionistici, già applicato a minatori, vigili del fuoco e altre professioni ad alto rischio. L’obiettivo dei sindacati è chiaro: una pensione reale intorno ai 60 anni, e per gli autónomos con carriere molto lunghe, addirittura a 55 anni, senza tagli drastici all’assegno.

La protesta arriva dopo mesi di attesa burocratica. Il dossier era stato presentato a ottobre 2025, ma la Seguridad Social ha accumulato ritardi e richieste impossibili di dati fiscali e contributivi dal 2018 al 2025, facendo slittare qualsiasi decisione. La piazza di Madrid diventa così un modo per trasformare l’attesa in pressione politica: «Se non vinciamo nei palazzi, vinciamo per strada», scrivono i media spagnoli.

Un aspetto che differenzia il settore è la distinzione tra autonomi e dipendenti. I camionisti autonomi hanno già strumenti per anticipare il pensionamento grazie a misure specifiche del governo e all’azione di associazioni come Fenadismer, mentre i dipendenti restano sospesi alla decisione sui coefficientes reductores. La partita politica è in pieno svolgimento: il Congresso dei Deputati ha recentemente bocciato una proposta per estendere e velocizzare il diritto alla pensione anticipata, confermando una gestione prudente e selettiva del governo.

Lo specchio italiano

Dall’Italia, la vertenza spagnola appare come un promemoria: la guida dei mezzi pesanti resta spesso invisibile alle tutele previste per i lavori usuranti. La normativa INPS riconosce l’uscita anticipata solo ad alcune categorie, come i conducenti di autobus o veicoli pubblici con più di 9 posti, e con requisiti di contribuzione e durata dell’attività che lasciano fuori gran parte degli autotrasportatori merci. Le soglie italiane, infatti, rimangono alte e comunque più elevate rispetto agli obiettivi spagnoli.

Il dibattito non è solo tecnico: riguarda sicurezza, perché guidare a 65–67 anni espone a disturbi del sonno, stress cronico e patologie cardiovascolari; attrattività del lavoro, poiché prospettive pensionistiche rigide allontanano i giovani; e concorrenza europea, perché differenziali tra Paesi creano mobilità della forza lavoro e costi indiretti per le imprese.

Se Madrid cederà alle richieste della piazza, l’Italia potrebbe presto trovarsi davanti alla stessa domanda: riconoscere davvero il lavoro usurante dei camionisti e dare loro una via di uscita dignitosa dal volante aiuta a migliorare l’immagine di una professione sempre più snobbata dai giovani? E soprattutto, può incrementare il tasso di sicurezza sulle strade?


-