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Germania, la locomotiva sbuffa: nel 2025 record di fallimenti nei trasporti e nella logistica

I fallimenti aziendali tedeschi hanno raggiunto 23.900 casi nel 2025 (+8,3% sul 2024, picco da 10 anni), con trasporti e logistica tra i più colpiti: tasso 11,3 insolvenze ogni 10.000 imprese e 392 aziende a rischio estremo, preludio a 24.450 casi nel 2026.

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Il 2025 segna un punto di rottura per il sistema logistico tedesco. Secondo i dati più recenti, le insolvenze aziendali hanno raggiunto quota 23.900 casi, in aumento dell’8,3% rispetto all’anno precedente e ai massimi da oltre un decennio. Ma è soprattutto il dato settoriale a preoccupare: trasporti e logistica risultano tra i comparti più colpiti, con un’intensità della crisi che non ha precedenti recenti. Per chi opera nel settore, non si tratta di una semplice fase ciclica. È un cambio di paradigma.

Il cuore del problema: trasporti e logistica sotto pressione

All’interno del quadro generale, il comparto dei trasporti e dello stoccaggio mostra indicatori particolarmente critici. Il tasso di insolvenza ha raggiunto 11,3 casi ogni 10.000 imprese, con circa 392 aziende considerate ad alto rischio.

Un dato ancora più significativo emerge dall’analisi della prima metà del 2024, quando il settore aveva già registrato 60,9 fallimenti ogni 10.000 imprese: il valore più elevato tra tutti i comparti economici, superiore persino all’edilizia, tradizionalmente più esposta alle crisi. In altre parole, la logistica – per anni colonna portante della competitività tedesca – è oggi uno degli anelli più fragili della catena economica.

Il colpo alle medie imprese: si incrina il Mittelstand

Tra gli elementi più rilevanti c’è il numero di “grandi insolvenze”: 94 casi nel 2025 relativi ad aziende con fatturato superiore ai 50 milioni di euro. Non si tratta quindi solo di piccole realtà marginali, ma di medie imprese strutturate, spesso a conduzione familiare, che rappresentano il cuore del modello economico tedesco. È proprio questo tessuto – il cosiddetto Mittelstand – a subire l’impatto più duro.

Il fenomeno è particolarmente evidente nella logistica, dove molte aziende avevano costruito il proprio successo su relazioni consolidate con l’industria manifatturiera. Oggi, con il rallentamento di quest’ultima, quei modelli entrano in crisi.

La causa principale: il rallentamento industriale

Alla base della crisi c’è innanzitutto il calo della domanda. I dati sugli ordini industriali sono eloquenti: a gennaio 2026 si registra un crollo dell’11,1%, ben al di sotto delle aspettative. A soffrire sono soprattutto i settori chiave dell’economia tedesca, vale a dire automotive, meccanica e chimica.

La contrazione delle esportazioni, in particolare verso gli Stati Uniti, aggrava ulteriormente il quadro. Meno produzione significa meno merci da trasportare, e quindi meno volumi per gli operatori logistici. Un modello fortemente dipendente dall’export, come quello tedesco, amplifica inevitabilmente questi effetti.

Costi fuori controllo: il vero fattore destabilizzante

Se il calo della domanda spiega la riduzione dei ricavi, è l’aumento dei costi a mettere in ginocchio le imprese. Negli ultimi anni, gli operatori hanno dovuto affrontare:

  • un incremento del costo del diesel e dell’energia nell’ordine del 20-30%, anche in relazione alle politiche europee sulle emissioni e anche a seguito della rottura dell’asse di riferimento con la Russia, scelta come fornitore privilegiato in questo settore;
  • un forte aumento dei costi di manutenzione e dei mezzi;
  • una cronica carenza di autisti, che in Germania raggiunge livelli strutturali.

Quest’ultimo punto è particolarmente critico. Una quota significativa della forza lavoro è composta da autisti stranieri, mentre cresce la competizione da parte di flotte dell’Est Europa, spesso più competitive sul piano dei costi.

Le tariffe di trasporto, pur in aumento, non sono riuscite a compensare questi fattori. Il risultato è una compressione dei margini che, per molte aziende, diventa insostenibile.

Crediti e liquidità: un sistema sotto stress

Un ulteriore elemento di fragilità riguarda la liquidità. Già nel primo semestre del 2024, i crediti insoluti avevano raggiunto i 32,4 miliardi di euro, segnale di tensioni diffuse lungo tutta la filiera. Per le imprese di trasporto, che operano spesso con margini ridotti e forte esposizione finanziaria, il ritardo nei pagamenti può trasformarsi rapidamente in una crisi di solvibilità. È un effetto domino che coinvolge committenti, fornitori e subfornitori, amplificando l’impatto delle difficoltà economiche.

2026: una tregua apparente

Le previsioni per il 2026 indicano un ulteriore aumento delle insolvenze, fino a circa 24.450 casi. È possibile che si registri una lieve ripresa dei volumi di trasporto, ma non sufficiente a invertire la tendenza nel breve periodo. Senza interventi strutturali o forme di sostegno pubblico, il processo di selezione del mercato appare inevitabile. Il risultato sarà un consolidamento del settore, con uscita dal mercato delle aziende più fragili e un rafforzamento degli operatori più strutturati.

Il monito per l’Italia

Per gli operatori italiani, il caso tedesco rappresenta un segnale da non sottovalutare. Molti dei fattori che stanno colpendo la Germania sono presenti, in misura diversa, anche nel nostro mercato. È il caso dell’aumento dei costi operativi, della difficoltà a reperire autisti, della pressione competitiva a livello internazionale, della dipendenza da alcuni settori industriali che, laddove rallentano, creano difficoltà all’intera catena di fornitura di servizi.

La differenza è che il sistema italiano, tradizionalmente più frammentato, potrebbe reagire in modo ancora più disomogeneo, anche se al momento attuale – come sarà evidenziato nella quinta edizione del volume «100 Numeri per capire l’autotrasporto» – presentato all’interno del Transpotec a Milano il prossimo 15 maggio alle ore 14 – si delinea una concentrazione decisa, tale per cui una minoranza veramente esigua (nell’ordine dell’1%) controlla ormai un terzo della domanda.

La fine della locomotiva?

Per anni, la Germania è stata considerata la “locomotiva” d’Europa, anche sul piano logistico. Oggi, quella locomotiva rallenta e con essa un intero modello economico. Non è un collasso, ma una trasformazione profonda. E come tutte le trasformazioni, ridefinirà equilibri, ruoli e opportunità. Per chi opera nella logistica, la domanda non è se il cambiamento arriverà. È già in corso. La vera sfida è capire come adattarsi prima che sia il mercato a imporlo.

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