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Pedaggi, boccata d’ossigeno da 145 milioni: ecco le riduzioni per gli autotrasportatori. Ma sui camion elettrici l’Italia resta indietro

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la delibera 6/2026 dell'Albo Autotrasportatori: stanziamento da 145 milioni per i transiti 2025, aliquote dal 3% al 13% in base a fatturato e classe ambientale. Domande dal 3 giugno. Premio per chi viaggia di notte

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In tempi di accise ballerine e crediti d’imposta che si mangiano la coda, le riduzioni compensate dei pedaggi autostradali restano una delle poche certezze su cui le imprese di autotrasporto possono ancora contare. Anzi, in questo momento sono qualcosa di più: una boccata d’ossigeno strutturale per un settore alle prese con il caro-carburanti e un quadro di sostegno pubblico sempre più stretto. La buona notizia, attesa da settimane, è arrivata con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 96 del 27 aprile 2026 della delibera 6/2026 del Comitato Centrale per l’Albo nazionale degli Autotrasportatori, varata il 16 aprile, che fissa il quadro delle agevolazioni sui transiti effettuati nel 2025 lungo la rete autostradale italiana ed europea.

Sul piatto ci sono 145.087.005 euro, destinati in larghissima parte ai rimborsi sui pedaggi fatturati lo scorso anno. Una cifra rilevante, a cui possono accedere le imprese che hanno totalizzato un fatturato annuo in pedaggi – al netto dell’IVA – di almeno 200mila euro. Una soglia che taglia fuori i piccolissimi vettori, a meno che non aderiscano ad appositi consorzi, ma che apre le porte alla stragrande maggioranza delle aziende strutturate del comparto.

La scala progressiva: si parte dal 5%, si arriva al 13%

Come da tradizione, il sistema di calcolo è progressivo e si basa sul fatturato globale annuo dei soli pedaggi autostradali. Per i veicoli Euro VI o ad alimentazione alternativa, la riduzione parte dal 5% nella fascia tra 200mila e 400mila euro di fatturato pedaggi, sale al 7% tra 400.001 e 1,2 milioni, raggiunge il 9% fino a 2,5 milioni, l’11% fino a 5 milioni e culmina al 13% oltre i 5 milioni. Per i veicoli Euro V, la delibera applica aliquote inferiori di due punti percentuali in ciascuno scaglione: si parte quindi dal 3% e si arriva all’11% massimo. Attenzione: si tratta per ora di percentuali teoriche, che in fase di erogazione potranno essere ricalibrate (di norma riviste al ribasso) in base al rapporto tra domande ricevute e risorse disponibili.

Chi viaggia di notte porta a casa qualcosa in più

C’è poi un meccanismo premiale che strizza l’occhio a chi alleggerisce la pressione sulle reti diurne. Per i transiti notturniè riconosciuta una riduzione aggiuntiva pari al 10% dell’aliquota base (non dieci punti secchi, attenzione). L’agevolazione spetta alle imprese che realizzano almeno il 10% del fatturato pedaggi in orario notturno, considerando i transiti con ingresso in autostrada tra le 22.00 e le 2.00 e uscita entro le 6.00. In pratica: un’impresa collocata nello scaglione del 9% incassa uno 0,9% in più, arrivando al 9,9%. Resta però fermo il tetto del 13%, oltre il quale non si va anche quando il calcolo teorico spingerebbe più in alto.

Il nodo dei camion elettrici e il caso Eurovignette: l’Italia rischia grosso

Sul fronte ambientale, qualche ombra c’è. La delibera infatti ammette al beneficio i veicoli Euro V, Euro VI e superiori, ma equipara i mezzi elettrici e ad alimentazione alternativa a un semplice Euro VI. Niente premio extra, dunque, per chi ha investito in flotte a zero emissioni. Una scelta che, va detto, non è di competenza dell’Albo – chiamato ad applicare lo schema vigente – ma che riapre con forza il dibattito sull’allineamento dell’Italia alla direttiva UE 2022/362, la cosiddetta «nuova Eurovignette». Il confronto con la Germania, in tal senso, è impietoso: oltre il Brennero i camion elettrici sono esentati dal pagamento del pedaggio (e anche in Austria beneficiano di una considerevole riduzione), una leva ben più potente per spingere il rinnovo green delle flotte. Da noi, l’incentivo resta un mezzo passo, non il salto auspicato.
E qui si apre un fronte che va oltre la delibera del Comitato e investe direttamente la politica nazionale. La direttiva Eurovignette introduce un sistema di tariffazione stradale più stringente per i mezzi pesanti, basato sul principio «chi inquina paga»: pedaggi modulati in base a classe emissiva del veicolo, distanza percorsa e impatto sull’infrastruttura, con un perimetro di applicazione esteso anche ai veicoli più leggeri. Il termine per il recepimento era fissato al 25 marzo 2024. L’Italia non ce l’ha fatta. E il conto rischia di diventare salato.
Il procedimento di infrazione è ormai in fase avanzata: dopo la lettera di messa in mora del maggio 2024 (recapitata a 16 Paesi tra cui l’Italia) e il parere motivato del dicembre 2024 (a quel punto gli inadempienti erano scesi a otto: Bulgaria, Grecia, Spagna, Italia, Lussemburgo, Malta, Polonia e Portogallo), l’8 ottobre 2025 la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia UE, chiedendo esplicitamente l’imposizione di sanzioni pecuniarie. Stando ai dati disponibili, il nostro Paese è il primo a essere deferito tra i ritardatari. Il rischio è duplice: una multa forfettaria per la violazione già commessa e una penalità giornaliera che continuerà a maturare fino al completo recepimento. Ad aprile 2026 non sono ancora scattate sanzioni pecuniarie definitive, ma il cronometro corre.
Il decreto di recepimento atteso dovrebbe applicare il nuovo regime soltanto alle future concessioni autostradali, salvaguardando così gli equilibri di quelle in essere. Una soluzione di compromesso che, una volta in vigore, dovrebbe finalmente premiare in modo più marcato i mezzi a basse emissioni anche in Italia. Ma il tempo, ormai, lavora contro: ogni mese di ritardo costa in immagine, in sanzioni potenziali e – non da ultimo – in mancato segnale di mercato verso le imprese che vorrebbero accelerare la transizione.

Procedura telematica e calendario serrato

La macchina amministrativa passa interamente dall’applicativo “Pedaggi”, canale obbligatorio per la presentazione delle richieste. Il sistema effettua controlli incrociati con l’Archivio nazionale dei veicoli e con il registro europeo Eucaris per verificare la correttezza delle classi ecologiche dichiarate; per cooperative e consorzi è richiesta l’anagrafica puntuale delle imprese aderenti, indispensabile per attribuire correttamente i volumi e calcolare le eventuali aggregazioni utili.
Il calendario è diviso in due finestre. La prenotazione della domanda apre alle 9.00 del 3 giugno 2026 e chiude alle 14.00 del 9 giugno. L’inserimento dei dati e l’invio si fanno invece dalle 9.00 del 23 giugno alle 14.00 del 22 luglio. Per chiudere la pratica servono firma digitale del legale rappresentante e imposta di bollo pagata via PagoPA. Avviso ai naviganti: dichiarazioni non veritiere comportano l’esclusione dai benefici e le sanzioni previste dalla legge. Su una posta che vale 145 milioni, vale la pena fare le cose per bene.

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