La partita sull’autotrasporto entra nel vivo e sale di livello politico. Oggi, venerdì 22 maggio alle ore 16.45, nella Sala Verde di Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni guiderà il vertice urgente con UNATRAS e le principali associazioni dell’autotrasporto merci, chiamato a disinnescare il fermo nazionale annunciato dal 25 al 29 maggio e a trovare una via d’uscita alla crisi innescata dal caro carburanti.
Attorno al tavolo, insieme alla premier, siederanno il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione Tommaso Foti, il Viceministro del MIT Edoardo Rixi e il consigliere del Presidente del Consiglio per i rapporti con le parti sociali Stefano Caldoro.
La presenza diretta della presidente del Consiglio è il segnale di quanto la partita sia diventata delicata: il Governo si trova stretto tra la necessità di evitare un blocco dei tir, con effetti potenzialmente dirompenti su filiere produttive e approvvigionamenti, e i vincoli del nuovo Patto di Stabilità europeo, che non consente sforamenti per misure di sostegno mirate alle categorie più colpite dalla fiammata dei prezzi.
Al confronto, oltre a UNATRAS, sono state invitateFAI-Conftrasporto, ANITA, CNA-FITA, Confartigianato Trasporti, Confcooperative Lavoro e Servizi, Fedit, FIAP, Assotir, Legacoop Produzione e Servizi, SNA Casartigiani e Trasportounito.
Sul tavolo c’è innanzitutto il tema delle accise. Il Governo si prepara a prorogare, almeno fino all’8 giugno, il taglio sulle accise di benzina e gasolio sulla rete commerciale – misura tampone che costa circa 400 milioni e che si somma agli 1,3 miliardi già messi in campo contro il caro carburanti – ma la protesta dell’autotrasporto nasce dal fatto che questa operazione è stata percepita come uno spostamento di risorse a favore degli automobilisti, a scapito dei camionisti.
Fino al 18 marzo, infatti, i veicoli industriali oltre le 7,5 tonnellate Euro 5 e 6 beneficiavano di un rimborso sulle accise fino a 26,9 centesimi al litro; con il taglio generalizzato delle accise alla pompa, il rimborso, calcolato sulla nuova accisa minima, si è ridotto a 6,9 centesimi al litro, erodendo un vantaggio economico che per le imprese valeva in media 600 euro l’anno per ogni camion. Le associazioni chiedono il ripristino pieno di questo meccanismo, insieme a misure aggiuntive per compensare l’esplosione dei costi. Anche perché il prezzo alla pompa in ogni caso per l’autotrasporto è un elemento relativo, visto che la maggior parte delle aziende dispone di un proprio distributore interno, alimentato tramite carburante acquistato extra-rete.
Nel pacchetto che il Governo sta mettendo a punto – e che dovrebbe essere varato in Consiglio dei ministri subito dopo il summit con le sigle dell’autotrasporto – rientrano l’estensione del credito d’imposta del 20% sui maggiori costi del carburante per le imprese che si riforniscono sulla rete commerciale, il rinvio delle scadenze fiscali per le partite Iva e un utilizzo più rapido del credito di imposta come canale per concretizzare i rimborsi sulle accise. Ma proprio le grandi imprese che si riforniscono extra-rete giudicano queste misure insufficienti e puntano tutto sul ripristino del vecchio regime.
A rendere ancora più complesso il quadro c’è la dimensione europea. Nei giorni scorsi Meloni ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere di estendere anche al caro energia la clausola di salvaguardia già prevista per le spese della difesa, con l’obiettivo di liberare margini di bilancio aggiuntivi che alcune stime quantificano in fino a 30 miliardi di euro per l’Italia. Bruxelles, però, finora ha mantenuto una linea di forte cautela, e la risposta ufficiale è attesa solo la prossima settimana. E questo ritardo è stato indirettamente lamentato ieri dal ministro dei Trasporti Salvini, intervenuto al Festival dell’Economia a Trento, dove ha sottolineato che «qualcuno non sta cogliendo l’urgenza e la complicazione del momento».
In questo contesto, il vertice di oggi a Palazzo Chigi diventa non solo il banco di prova della capacità del Governo di evitare il fermo, ma anche uno strumento di pressione politica verso l’Europa per ottenere più flessibilità sugli aiuti a un comparto che si sente in prima linea nella tempesta energetica.


