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La Germania e il paradosso dei bastoncini di pesce: la prima pagina che racconta la crisi dell’industria tedesca

Mentre l'automotive attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi anni, Berlino si batte a Bruxelles per salvare la filiera del merluzzo dalle sanzioni alla Russia. Un dibattito che la FAZ, tra i principali quotidiani tedeschi, usa per raccontare le priorità industriali della Germania

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Mentre l’industria automobilistica tedesca attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi anni, uno dei principali quotidiani del Paese, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), ha scelto di raccontare il momento con una buona dose di ironia, dedicando un commento in prima pagina a un tema decisamente insolito: i bastoncini di pesce.

Il titolo del pezzo di apertura del quotidiano è «Interessi tedeschi» e il ragionamento parte proprio dalle difficoltà dell’economia nazionale. «Le auto tedesche sono sempre meno richieste. L’energia è cara», scrive il quotidiano, ricordando gli effetti della crisi industriale e dell’abbandono del gas russo dopo l’invasione dell’Ucraina. Poi arriva la stoccata: «Almeno una cosa in cui la Germania resta leader mondiale c’è ancora, ovvero la produzione di bastoncini di pesce».

La prima pagina della FAZ

L’ironia nasce in realtà da una vicenda tutt’altro che marginale. Nell’ambito del nuovo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia era stata infatti presa in considerazione una stretta sulle importazioni di Alaska pollock (il merluzzo d’Alaska), il pesce utilizzato per gran parte dei bastoncini di pesce prodotti in Germania. Gli esperti del Thünen-Institut (Istituto federale di ricerca tedesco per le aree rurali, le foreste e la pesca) avevano però avvertito che un taglio drastico delle importazioni avrebbe avuto conseguenze pesanti per la filiera tedesca, mettendo a rischio produzione, occupazione e prezzi al consumo. Non a caso la Germania è il principale importatore europeo di Alaska pollock, con il 38% di tutte le importazioni extra-UE.

Secondo la stampa tedesca, Berlino si è quindi «spesa» durante il negoziato europeo per evitare le misure più severe su questa materia prima, fondamentale per un settore in cui il Paese ospita alcuni dei maggiori impianti produttivi al mondo.

È proprio qui che la FAZ costruisce il suo paradosso: mentre il Paese deve fare i conti con la crisi dell’automotive, i costi energetici e la perdita di competitività dell’industria, una delle battaglie più visibili del negoziato riguarda il pesce destinato ai famosi bastoncini. In altre parole, se una filiera viene considerata strategica, la Germania è pronta a difenderla fino a Bruxelles, anche quando, a prima vista, potrebbe sembrare secondaria. Ed è difficile non chiedersi perché la stessa determinazione non riesca a tradursi in una risposta altrettanto efficace per il settore simbolo dell’industria tedesca: l’automotive.

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