HomeVeicoliMondo pesanteCinque camion elettrici Renault Trucks ad Angelucci

Cinque camion elettrici Renault Trucks ad Angelucci

I veicoli della Losanga consegnati ad Angelucci sono solo il tassello più visibile di una strategia che unisce energia, logistica, intermodalità e formazione. Una scelta che punta al vantaggio competitivo di domani, senza voler pretendere un ritorno economico immediato

-

C’è una domanda che accompagna ogni camion elettrico immatricolato in Italia: perché comprarlo? Fino a oggi le risposte sono state quasi sempre le stesse: per migliorare l’immagine aziendale, per soddisfare le richieste di un grande committente attento alla sostenibilità o, semplicemente, per fare esperienza, capire come funziona una tecnologia giovane e prepararsi al futuro. Ma quando un’impresa decide di acquistarne cinque contemporaneamente, senza alcun incentivo pubblico, allora la domanda cambia. Perché non si tratta più di una prova, né di marketing e nemmeno di una scommessa. È un progetto industriale. Ed è esattamente quello che sta realizzando Angelucci, azienda di Casoli (Chieti) che ha inserito nella propria flotta quattro trattori e una motrice Renault Trucks E-Tech consegnati dal concessionario Mercadante.

Nata nel 1985, Angelucci è oggi una realtà da circa 100 veicoli trainanti e 300 targhe, con 32.000 metri quadrati di magazzini operativi, altri 6.000 mq disponibili e 12.000 in arrivo il prossimo anno. Ma i numeri raccontano solo una parte della storia. L’altra riferisce di un imprenditore che ragiona da tempo in termini di filiera, sostenibilità e responsabilità sociale e che ha deciso di tradurre questa impostazione in una scelta operativa concreta. Scelta che, presa isolatamente, potrebbe apparire folle, ma a renderla comprensibile è la strategia che la sostiene. Non a caso Edouard Savelli, amministratore delegato di Renault Trucks Italia, ha scherzato spiegando che chi sceglie per primo «ha due possibilità: o essere ricordato come un visionario o come un matto». Per aggiungere subito dopo che ciò che rende visionario Angelucci è soprattutto «il coraggio di guardare al futuro». E di coraggio Valerio Angelucci ne ha da vendere. Quando gli si chiede se confida già in un ritorno immediato dell’investimento, lui – che parla poco e lavora molto – risponde sollevando le spalle: «Se lo si pretende subito, non si parte mai». Poi aggiunge che il ritorno che cerca non è immediato. Passa anche attraverso una «maggiore credibilità verso i clienti, l’accesso a nuove gare, il rafforzamento del posizionamento competitivo e la capacità di arrivare prima degli altri su un modello destinato, prima o poi, a diventare normale». Il punto è tutto qui: Angelucci non cerca di sostituire il diesel con l’elettrico, ma ripensa il modo in cui si produce un servizio logistico.

Ed è per questo che Marco Bonaveglio, direttore commerciale di Renault Trucks Italia, dopo aver ricordato come l’operazione sia il frutto della collaborazione tra cliente, concessionario e costruttore «per condividere un’ambizione comune non facile», sottolinea che «non siamo davanti a una consegna qualunque, ma all’inizio di un percorso verso la transizione energetica».

Edouard Savelli, AD di Renault Trucks Italia, consegna una chiave simbolica dei veicoli nelle mani di Valerio Angelucci.

L’elettrico dove ha davvero senso

Nell’idea di Angelucci i prodotti dei clienti – pasta, ma non solo – vengono concentrati nei magazzini aziendali, dove sono organizzati, stoccati e ottimizzati per la distribuzione finale. Il camion carica le merci in entrata e consegna quelle in uscita. Per questo la fornitura non è generica, ma costruita su due missioni precise: quattro trattori Renault Trucks E-Tech T destinati al navettaggio tra gli impianti produttivi dei fornitori e i magazzini aziendali e una motrice E-Tech D Wide 18 dedicata alla distribuzione urbana e all’ultimo miglio in un raggio di circa 50 chilometri. I quattro trattori montano sei pacchi batterie per una capacità complessiva di 540 kWh e un’autonomia compresa tra 330 e 350 chilometri; la D Wide 18 dispone invece di quattro pacchi batterie per 394 kWh e supera i 300 chilometri di autonomia. I trattori sono inoltre predisposti per la presa di forza meccanica e per l’installazione di un impianto idraulico, segno che l’elettrico non è stato pensato come una tecnologia «ridotta», ma come una soluzione pienamente integrata nelle attività quotidiane.

Nulla è lasciato al caso: percorrenze programmate, chilometraggi conosciuti, soste compatibili con la ricarica e missioni concentrate su tratte ripetitive, spesso urbane, dove l’assenza di emissioni locali e di rumore rappresenta un vantaggio concreto. È in questo contesto che l’elettrico trova finalmente il proprio habitat naturale.

Quando la strada incontra la ferrovia

Quando però le distanze si allungano, cambia anche il modello di trasporto. Angelucci sta lavorando a un progetto a Paglieta, nei pressi della piattaforma logistica di Saletti e dello stabilimento Stellantis dedicato ai veicoli commerciali, in un’area servita dalla ferrovia Sangritana. L’obiettivo è rafforzare l’intermodalità, utilizzando il treno soprattutto per i collegamenti verso il Nord Europa e il Regno Unito e affidando ai camion la tratta tra terminal ferroviari e destinazioni finali. Una visione che supera la tradizionale contrapposizione tra strada e rotaia e in cui anche il camion elettrico trova una collocazione coerente.

L’energia non si compra, si produce

Ma c’è un altro tassello. Perché un camion elettrico diventa davvero competitivo soltanto quando cambia anche l’origine dell’energia che lo alimenta. Per questo Angelucci non si è limitata ad acquistare veicoli elettrici. Ha costruito, o sta costruendo, le condizioni perché possano funzionare in modo sostenibile. L’intero magazzino è già coperto da un grande impianto fotovoltaico suddiviso in due sezioni: una dedicata all’autoconsumo, per alimentare le attività logistiche, e una destinata a una Comunità Energetica Rinnovabile che coinvolgerà enti pubblici, scuole e cittadini del territorio.

Il progetto prevede inoltre di estendere il fotovoltaico a tutti i magazzini, presenti e futuri, affiancandolo a sistemi di accumulo capaci di compensare il disallineamento tra la produzione diurna dell’energia e la ricarica notturna dei mezzi.

L’impresa come ecosistema

Dietro questo approccio emerge una visione dell’ambiente inteso non soltanto come risorsa da tutelare, ma anche come territorio da valorizzare. Non stupisce quindi che tra i progetti dell’azienda vi sia anche la realizzazione di un’area naturalistica desti nata al ripopolamento degli alveari. Un’iniziativa che richiama la metafora dell’alveare, modello di collaborazione ed equilibrio sistemico che Angelucci considera rappresentativo del proprio modo di fare impresa.

A misurare gli effetti concreti di questo percorso sarà l’Università di Pescara, con cui è stata avviata una collaborazione per la redazione del bilancio di sostenibilità, destinato a quantificare la riduzione dell’impronta di carbonio e a rendere trasparenti i risultati raggiunti.

Le persone prima dei mezzi

L’attenzione all’ambiente e al territorio si estende naturalmente anche alle persone. Per Angelucci l’innovazione non riguarda soltanto i mezzi, ma anche le competenze. Così come produce parte dell’energia necessaria alla propria attività, l’azienda ha deciso di investire anche nella produzione di professionalità. Sta infatti sviluppando una Academy gratuita pensata per ridurre la distanza tra scuola e lavoro in un territorio che soffre la carenza di figure tecniche specializzate nella logistica. I corsi saranno rivolti ad autisti , magazzinieri, personale amministrativo e figure manageriali, combinando formazione teorica ed esperienza pratica in azienda con l’obiettivo di creare professionalità capaci di gestire una logistica sempre più digitale, intermodale ed energeticamente complessa. L’ambizione è farne un punto di riferimento per l’intero territorio.

«È un modo per restituire valore alla comunità», spiega Angelucci, «offrendo ai giovani della zona l’opportunità di costruire una carriera senza dover necessariamente migrare verso altri poli».

Il camion arriva per ultimo

Alla fine i quattro trattori e la motrice Renault Trucks E-Tech rappresentano la parte più visibile del progetto. Non sono il progetto, ma il risultato di una strategia nella quale convergono logistica integrata, intermodalità ferroviaria, autoproduzione di energia, organizzazione dei flussi e formazione.

È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’operazione: costruire un’impresa sempre meno dipendente da ciò che accade all’esterno: l’energia viene prodotta in casa, le competenze si formano internamente, la logistica viene ripensata attraverso l’intermodalità. I camion elettrici, osservati in questa prospettiva, completano un sistema immaginato prima del loro arrivo. Perché, alla fine, non è il camion elettrico a dover cambiare l’impresa. È l’impresa che cambia per dare un senso al camion elettrico. Ed è proprio così che evolve un mercato.

-