Alla data del 28 luglio 2026 risultano iscritti al Rentri 46.822 operatori che effettuano il trasporto dei rifiuti, ai quali fanno capo 50.027 unità locali. Numeri che possono essere estratti direttamente dalla nuova piattaforma di analisi, messa a disposizione dal ministero dell’Ambiente sul sito del Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, con il supporto tecnico dell’Albo dei gestori ambientali, con l’obiettivo di restituire dati aggiornati sugli operatori iscritti e sulla loro distribuzione territoriale, offrendo una fotografia in tempo reale di uno dei comparti più importanti per l’economia circolare e per il trasporto professionale
Abbiamo estratto il dato relativo alle imprese autorizzate al trasporto di rifiuti (scarica qui il file completo). La differenza tra operatori e unità locali evidenzia come molte imprese siano organizzate con più sedi operative sul territorio nazionale: le 50.027 unità locali rappresentano infatti i punti dai quali vengono gestite le attività di raccolta e trasporto, un elemento che restituisce una misura della diffusione territoriale del settore.
La classifica delle province
La graduatoria provinciale vede Roma nettamente al primo posto con 3.013 operatori iscritti, seguita da Milano con 2.237, Napoli con 1.981 e Torino con 1.665. Ecco la top ten:
- Roma – 3.013 operatori
- Milano – 2.237
- Napoli – 1.981
- Torino – 1.665
- Brescia – 1.313
- Firenze – 1.050
- Bari – 1.022
- Bergamo – 1.012
- Caserta – 939
- Monza Brianza – 911
Le mappe: il Nord resta il cuore della produzione di rifiuti
La nuova piattaforma consente anche di rappresentare graficamente la produzione dei rifiuti per regione. La mappa relativa ai rifiuti pericolosi mostra una concentrazione molto marcata nel Nord Italia. La fascia più elevata, compresa tra 530 mila e 1,7 milioni di tonnellate, interessa Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, mentre Piemonte e gran parte del Centro si collocano nella fascia immediatamente inferiore. Il Mezzogiorno presenta invece quantitativi generalmente più contenuti, coerenti con una minore presenza di attività manifatturiere e industriali ad alta intensità produttiva.

Uno schema analogo emerge anche per i rifiuti non pericolosi, sebbene con volumi decisamente superiori. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna si confermano le principali aree di produzione, con quantitativi che raggiungono la fascia massima compresa tra 8,3 e 13 milioni di tonnellate. Piemonte, Toscana, Lazio e parte del Nord-Est seguono con livelli elevati, mentre il Centro-Sud evidenzia una produzione più contenuta, pur con alcune eccezioni legate ai principali poli industriali.

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